E' il Mondiale delle prime volte.
E' la prima volta che vedo tutte le partite a Roma.
E' la prima volta che guardo una semifinale defilato sulla destra rispetto allo schermo tv.
E' la prima volta che una paraguaiana si fa fotografare con un cellulare depositato in mezzo al décolleté.
E' la prima volta che la Germania perde una semifinale il giorno in cui dei terremotati vengono ostacolati (e alcuni anche manganellati) dalle forze dell'ordine nel tentativo di esercitare il loro sacrosanto diritto di protesta contro le promesse politiche disattese.
E' la prima volta che la Spagna vince con un gol di un giocatore che contemporaneamente è: capitano, difensore centrale, catalano, capitano del Barcellona, sotto il metro e 80, e tutt'altro che bello...
No, dico ai cari giornalisti Rai, vogliamo continuare a seminare il campo dei commenti di puttanate simili, o ci limitiamo a ricordare solo le statistiche più importanti, ossia quelle che andranno a incidere sull'albo d'oro, per esempio!? E allora diciamo che la Spagna, così come l'Olanda, si accinge a disputare per la prima volta una finale Mondiale. E con pieno merito. Punto. Stop.
Merito che va equamente diviso tra la Spagna, come squadra in sé, e la testa di Carles Puyol, come parte del corpo in sé. Si perché è con una prepotente capocciata, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, che il 32enne capitano della nazionale e del Barca segna il gol che vale vittoria, finale mondiale e un nuovo capitolo nella storia del calcio iberico.
Il gol, arrivato a metà del secondo tempo, spezza definitivamente le speranze di gloria di una Germania frustrata dall'aver acquisito, nei minuti fin lì giocati, la reale consapevolezza della netta superiorità degli uomini di Vicente del Bosque. Solo abbozzata nei discorsi delle ore precedenti alla gara, essa emerge pian piano sin dai primi minuti di questa semifinale, dominata non dalla Spagna, bensì soprattutto dall'idea di calcio messa in atto dalla Spagna; che è poi quella del Barcellona, come pure appartengono al Barcellona gli artefici principali di questo splendido momento iberico.
E penso naturalmente a Xavier Hernàndez Creus, ossia Xavi, ossia attualmente "forse il giocatore più forte del mondo". Eh si, avete letto bene: "del mondo". Vi sembra esagerato? Non siete d'accordo? Sti cazzi!....Comunque il virgolettato non è mio, bensì di Serse Cosmi in veste di commentatore Rai (uno dei migliori del calderone, non foss'altro perché in questo calcio ci lavora, non ne parla per sentito dire come altri..), ed io sottoscrivo ogni sua parola. Mente della squadra, il piccolo centrocampista del Barcellona scandisce i ritmi del gioco con una tranquillità che ha del sublime. Pare sempre che ogni partita lui l'abbia già vista e memorizzata, e sia quindi pronto a riproporla per mezzo di quei piedi fantastici che si ritrova. Fare la cosa giusta nel modo più semplice possibile, far correre inutilmente gli avversari appresso alla palla, essere lì dove i compagni hanno bisogno di aiuto: questo è Xavi. Pochi centimetri, poca apparenza, tanto genio, tanta sostanza.
Dopo Xavi, escluso il già citato Puyol, non posso non mettere Andrés Iniesta, magari non nel periodo di maggior forma della sua carriera, ma sicuramente una costante spina nel fianco della difesa avversaria. L'uomo dalle mille azioni al minuto. Tanto che il buon capitano tedesco Philipp Lahm ha dovuto abbandonare ben presto i miraggi di escursioni offensive nella metà campo spagnola, costretto com'era a rintuzzare le infinite incursioni di Iniesta. E dall'altra parte del campo stesso destino per il giovane Jérome Boateng, chiuso sulla difensiva da quella scheggia impazzita che risponde al nome di Pedro (Pedrito) Rodrìguez Ledesma: altro canterano del Barca, 23 anni a luglio, ha i numeri del grande campione e può ricoprire tutti i ruoli d'attacco. Non a caso contro la Germania è stato scelto per sostituire lo spento Fernando Torres. Il futuro è suo.
Anche gli altri hanno giocato un'ottima gara, a iniziare da Sergio Ramos e finendo a Xabi Alonso, ma gli elementi citati precedentemente sono quelli che danno qualcosa in più alla nazionale di del Bosque, oltre naturalmente a David Villa (non a caso già acquistato dal Barca), il bomber che solo ieri sera ha vissuto una serata un po' sottotono, ma che rimane un fuoriclasse assoluto.
Il futuro però è anche della Germania. Purtroppo per loro hanno incontrato un avversario troppo più forte. Soprattutto tatticamente, ossia nel campo dove fin'ora il ct Joachim Loew s'era dimostrato insuperabile. E se crescerà anche l'esperienza internazionale di ragazzi come Sami Khedira, Mesut Ozil e Thomas Muller (la sua assenza è stata pesante), sicuramente anche la Germania potrà migliorare il suo sistema di gioco ed arrivare a giocarsela contro la Spagna molto più di quanto non abbia fatto stasera. Partiti senza la fiducia del grande pubblico, il bronzo per ora potrebbe bastare come consolazione.
Menzione speciale per Ivan Zazzaroni. Già a nominarlo vien fuori una sorta di riconoscimento involontario di cui non vorrei si facesse fregio, ma non potevo non evidenziare la sua interpretazione oscena dell'azione in cui Pedro, lanciato palla al piede verso la porta tedesca, non ha fornito un facile assist al meglio piazzato Fernando Torres, finendo col farsi recuperare dai difensori avversari e sciupando quindi un'enorme possibilità per raddoppiare.
Beh Zazza è riuscito a dire che il mancato passaggio di Pedro è sintomo della scarsa fiducia della squadra verso "El nino" Torres. Non è che Pedro, in quanto giovane attaccante alla sua prima esperienza mondiale, avesse solo voglia di veder iscritto il suo nome nel tabellino dei marcatori a futura memoria, in caso di vittoria storica del calcio spagnolo. No: è che non aveva fiducia in Torres!.....Ecco chi commenta il calcio alla Rai.....
mercoledì 7 luglio 2010
martedì 6 luglio 2010
Ore 20,30: URUGUAY - OLANDA 2 - 3
Questi olandesi sono i nipotini di Neeskens e Cruyff.
Parola di Galeazzi, che se tanto mi dà tanto dovrebbe essere il nipote di King Kong. Ok, è una stupida battuta sulla struttura fisica di una persona, scusate. Però stasera le grandi vaccate a commento di questa semifinale vinta dall'Olanda si son davvero sprecate. Non si potrebbe istituire il reato di abuso di commenti fuori luogo? Tra i giornalisti di questa Rai di merda c'è sempre qualcuno che, in barba a ogni decenza, si prende la licenza di richiamare la storia per usarla come meglio gli pare, manco fosse una schiava delle sue ridotte doti intellettuali.
E allora l'Olanda ha meritato questa finale perché avrebbe già dovuto vincere il titolo mondiale nel '74 allorché, nell'acme della sua esperienza calcistica "totalitaria", dovette affrontare in finale l'ostacolo insormontabile dei padroni di casa tedeschi; e perché anche nella finale del '78, a chiusura del ciclo di quella che fu la vera "arancia meccanica", si trovò la strada sbarrata dai legittimi proprietari del suolo, gli argentini di Menotti e della dittatura militare di Videla, alla fine campioni con grandi sospetti sulla regolarità del torneo; e poi non si può dimenticare che campioni come Van Basten e Gullit l'avrebbero meritato un riconoscimento mondiale (oltre a quello europeo)... Ora mi chiedo io: ma perché queste stronzate non le andate a dire in spiaggia, sotto l'ombrellone, quando siete emarginati con la vostra mediocrità, nessuno è "costretto" a darvi retta, e potete pure giustificarvi accusando il troppo caldo del vostro parlare a vanvera?!....
Stasera è accaduto soltanto che la squadra più forte ha vinto, in maniera non del tutto convincente, contro quella meno forte. Succede da quando esiste il calcio. Anzi, forse proprio la prima partita nella storia del calcio moderno, quello che pratichiamo da più di 150 anni, fu una vittoria immeritata della squadra favorita. Dovrebbe essere una cosa normale.
E invece no. Siamo costretti a sorbirci questa interpretazione del calcio come una macchinazione del fato che premia chi s'è comportato bene nei decenni precedenti senza ottenere il giusto riconoscimento, un po' come quegli alunni seri e studiosi che non riescono mai ad andare aldilà del 6 e mezzo, ma che poi ottengono il diploma con un punteggio superiore a 80: voto di stima. Ecco, secondo questa logica l'Olanda dovrebbe vincere un Mondiale per la stima. Fregnacce dei commentatori italici.
Intanto vediamo di celebrare meritatamente il buon 35enne Giovanni van Bronckhorst. Senza il vantaggio improvviso siglato dal suo capitano, l'Olanda non sarebbe riuscita infatti a sbloccare una gara che stava giocando male e che s'avviava verso un modestissimo 0 a 0. Per di più il gol dell'ex terzino di Arsenal e Barcellona è stata una vera e propria prodezza balistica, una scheggia da trenta metri in posizione defilata, infilatasi tra il palo sinistro e la mano di Fernando Muslera.
Stavolta il portiere uruguagio della Lazio, da me comunque non considerato degno di tali livelli del calcio professionistico, risulta tutto sommato incolpevole, vista la traiettoria "a uscire" presa dal pallone. E se dovessi trovare una colpa a Muslera, direi che è troppo corto. Secondo me a lui non si può attribuire una mancanza di elasticità, ma proprio una mancanza di tessuti.
Poco dopo però pareggia l'uruguay con Diego Forlan. Il suo bel sinistro a effetto sorprende Maarten Stekelenburg che, probabilmente poiché coperto dal compagno John Heitinga, vede la traiettoria del pallone in dirittura d'arrivo e riesce solo a schiaffeggiarlo goffamente senza evitare la rete. Il secondo tempo comincia a giocarlo solo l'Uruguay, soprattutto grazie al grande lavoro di movimento di Edison Cavani (difatti criticato dai commentatori post gara..), ma è l'Olanda, dopo una mega occasione a porta vuota sprecata dal destro di Robben (che ha la stessa sensibilità dell'uncino del Capitan Hook di Peter Pan), ad andare in vantaggio con un colpo di culo di Wesley Sneijder, il cui tiraccio carambola su un paio di difensori uruguagi prima di finire dietro Muslera.
Allora apriti cielo: per i cronisti Sneijder è da pallone d'oro!....Chi se ne frega se fino a quel momento era stato anonimo come quasi tutti i suoi compagni, lui è decisivo "anche quando gioca male"!....Eccoli i giornalisti italiani, servi della circostanza.
La partita si smonta. Poco dopo cross di Dirk Kuyt dalla sinistra e Arijen Robben, che fino a quel momento con i piedi aveva parecchio deluso, decide di usare la testa e segna il terzo gol olandese. L'Uruguay è sfiduciato, e il ct Tabarez più di tutto l'Uruguay. Sostituisce allora il miglior giocatore della squadra (Forlan) con un aiuto-magazziniere, e dopo pochi minuti vede accorciate le distanze con un gol del terzino destro Maxi Pereira. Insomma nei minuti di recupero, con un solo gol che la divide da degli insperati supplementari, la celeste si ritrova senza il suo bomber, l'unico capace di poter segnare su calcio piazzato o con un tiro da fuori. Infatti non segnerà mai. La partita finirà, e solo allora Tabarez si ricorderà che è il basket, e non il calcio, lo sport in cui i giocatori sostituiti possono rientrare...
Menzione speciale per Alvaro Pereira, esterno sinistro dell'Uruguay e del Porto. Se nessun tifoso uruguaiano ha invaso il campo per convincerlo, con le buone o con le cattive, ad interrompere subito la sua oscena esibizione, è solo perché il colore della pelle avrebbe potuto identificare l'atto come una discriminazione razziale. E invece Pereira è scarso, solo e semplicemente scarso..
Parola di Galeazzi, che se tanto mi dà tanto dovrebbe essere il nipote di King Kong. Ok, è una stupida battuta sulla struttura fisica di una persona, scusate. Però stasera le grandi vaccate a commento di questa semifinale vinta dall'Olanda si son davvero sprecate. Non si potrebbe istituire il reato di abuso di commenti fuori luogo? Tra i giornalisti di questa Rai di merda c'è sempre qualcuno che, in barba a ogni decenza, si prende la licenza di richiamare la storia per usarla come meglio gli pare, manco fosse una schiava delle sue ridotte doti intellettuali.
E allora l'Olanda ha meritato questa finale perché avrebbe già dovuto vincere il titolo mondiale nel '74 allorché, nell'acme della sua esperienza calcistica "totalitaria", dovette affrontare in finale l'ostacolo insormontabile dei padroni di casa tedeschi; e perché anche nella finale del '78, a chiusura del ciclo di quella che fu la vera "arancia meccanica", si trovò la strada sbarrata dai legittimi proprietari del suolo, gli argentini di Menotti e della dittatura militare di Videla, alla fine campioni con grandi sospetti sulla regolarità del torneo; e poi non si può dimenticare che campioni come Van Basten e Gullit l'avrebbero meritato un riconoscimento mondiale (oltre a quello europeo)... Ora mi chiedo io: ma perché queste stronzate non le andate a dire in spiaggia, sotto l'ombrellone, quando siete emarginati con la vostra mediocrità, nessuno è "costretto" a darvi retta, e potete pure giustificarvi accusando il troppo caldo del vostro parlare a vanvera?!....
Stasera è accaduto soltanto che la squadra più forte ha vinto, in maniera non del tutto convincente, contro quella meno forte. Succede da quando esiste il calcio. Anzi, forse proprio la prima partita nella storia del calcio moderno, quello che pratichiamo da più di 150 anni, fu una vittoria immeritata della squadra favorita. Dovrebbe essere una cosa normale.
E invece no. Siamo costretti a sorbirci questa interpretazione del calcio come una macchinazione del fato che premia chi s'è comportato bene nei decenni precedenti senza ottenere il giusto riconoscimento, un po' come quegli alunni seri e studiosi che non riescono mai ad andare aldilà del 6 e mezzo, ma che poi ottengono il diploma con un punteggio superiore a 80: voto di stima. Ecco, secondo questa logica l'Olanda dovrebbe vincere un Mondiale per la stima. Fregnacce dei commentatori italici.
Intanto vediamo di celebrare meritatamente il buon 35enne Giovanni van Bronckhorst. Senza il vantaggio improvviso siglato dal suo capitano, l'Olanda non sarebbe riuscita infatti a sbloccare una gara che stava giocando male e che s'avviava verso un modestissimo 0 a 0. Per di più il gol dell'ex terzino di Arsenal e Barcellona è stata una vera e propria prodezza balistica, una scheggia da trenta metri in posizione defilata, infilatasi tra il palo sinistro e la mano di Fernando Muslera.
Stavolta il portiere uruguagio della Lazio, da me comunque non considerato degno di tali livelli del calcio professionistico, risulta tutto sommato incolpevole, vista la traiettoria "a uscire" presa dal pallone. E se dovessi trovare una colpa a Muslera, direi che è troppo corto. Secondo me a lui non si può attribuire una mancanza di elasticità, ma proprio una mancanza di tessuti.
Poco dopo però pareggia l'uruguay con Diego Forlan. Il suo bel sinistro a effetto sorprende Maarten Stekelenburg che, probabilmente poiché coperto dal compagno John Heitinga, vede la traiettoria del pallone in dirittura d'arrivo e riesce solo a schiaffeggiarlo goffamente senza evitare la rete. Il secondo tempo comincia a giocarlo solo l'Uruguay, soprattutto grazie al grande lavoro di movimento di Edison Cavani (difatti criticato dai commentatori post gara..), ma è l'Olanda, dopo una mega occasione a porta vuota sprecata dal destro di Robben (che ha la stessa sensibilità dell'uncino del Capitan Hook di Peter Pan), ad andare in vantaggio con un colpo di culo di Wesley Sneijder, il cui tiraccio carambola su un paio di difensori uruguagi prima di finire dietro Muslera.
Allora apriti cielo: per i cronisti Sneijder è da pallone d'oro!....Chi se ne frega se fino a quel momento era stato anonimo come quasi tutti i suoi compagni, lui è decisivo "anche quando gioca male"!....Eccoli i giornalisti italiani, servi della circostanza.
La partita si smonta. Poco dopo cross di Dirk Kuyt dalla sinistra e Arijen Robben, che fino a quel momento con i piedi aveva parecchio deluso, decide di usare la testa e segna il terzo gol olandese. L'Uruguay è sfiduciato, e il ct Tabarez più di tutto l'Uruguay. Sostituisce allora il miglior giocatore della squadra (Forlan) con un aiuto-magazziniere, e dopo pochi minuti vede accorciate le distanze con un gol del terzino destro Maxi Pereira. Insomma nei minuti di recupero, con un solo gol che la divide da degli insperati supplementari, la celeste si ritrova senza il suo bomber, l'unico capace di poter segnare su calcio piazzato o con un tiro da fuori. Infatti non segnerà mai. La partita finirà, e solo allora Tabarez si ricorderà che è il basket, e non il calcio, lo sport in cui i giocatori sostituiti possono rientrare...
Menzione speciale per Alvaro Pereira, esterno sinistro dell'Uruguay e del Porto. Se nessun tifoso uruguaiano ha invaso il campo per convincerlo, con le buone o con le cattive, ad interrompere subito la sua oscena esibizione, è solo perché il colore della pelle avrebbe potuto identificare l'atto come una discriminazione razziale. E invece Pereira è scarso, solo e semplicemente scarso..
sabato 3 luglio 2010
Ore 20,30: PARAGUAY - SPAGNA 0 - 1
Ah si, la Spagna ha vinto col Paraguay. Come prevedibile. Ma molto meno tranquillamente di quanto si potesse pensare. Il Paraguay s'è dimostrato un avversario tosto, e gli iberici si son dimostrati abbastanza sottotono. Naturalmente non tutti però, e infatti son bastate le prodezze dei soliti quattro (Casillas-Xavi-Iniesta-Villa) per permettere agli uomini di Del Bosque di superare l'ostacolo sudamericano e accedere (2a volta nella storia del calcio spagnolo) alle semifinali del Campionato del Mondo.
Qui vediamo in lontananza Iker Casillas che si prepara a giocare una gran partita, sapendo che a poca distanza giace colei che saprà come premiarne l'impegno; ovvero Sara Carbonero, sua compagna, nonché splendida giornalista delle rete tv spagnola Telecinco e bordocampista per queste partite della nazionale spagnola.
Il portiere del Real Madrid rende infatti la sua area di rigore una fortezza inespugnabile, e toglie al Paraguay due grandissime possibilità: prima nega il possibile vantaggio, che a metà del secondo tempo sarebbe stato pesantissimo, bloccando il rigore tirato dalla punta del Benfica Oscar Cardozo, poco prima strattonato da un Gerard Piqué stranamente disattento, che si attacca al suo braccio scambiandolo per una mazza da baseball; poi, negli ultimi minuti di disperate sortite paraguaiane successive al gol del ripetitivo e mai stancante Villa, Casillas rimedia a una sua cattiva respinta su un tiro del solito Cardozo e si getta col corpo per evitare il facile tap-in di Roque Santa Cruz. E infatti lo evita.
Poco prima era arrivata, come detto, la rete di David Villa a puntellare il risultato definitivo. "El guaje" segna e la Spagna vince. La Spagna vince e va avanti nel Mondiale. Ergo è Villa che va avanti nel Mondiale. Il sillogismo non tradisce.
Letale come pochi attaccanti in circolazione (forse nessuno in questo momento), Villa è riferimento del gioco oltre che finalizzatore, crea la superiorità numerica, guadagna punizioni e fornisce assist. In pratica l'esatto opposto di Fernando Torres, che definire "fuori forma" è eufemistico un po' com'è eufemistico definire "fazioso" il Tg1..
Tra l'altro prima del gol risolutivo Villa aveva avuto anche il buon gusto di procurarsi un calcio di rigore che Xabi Alonso, dopo la prima trasformazione stupidamente annullata da uno stupido arbitro per quella stupida regola (stupidamente applicata) dell'invasione precoce dell'area di rigore, s'è poi permesso di calciare tra le braccia del portiere e capitano paraguaiano Justo Villar.
Da rilevare che le poche giocate utili per la nazionale spagnola vengono sempre dal duo "made in Barca" Xavi-Iniesta. Il primo tenta anche con più convinzione il tiro da fuori rispetto alle sue (già eccelse) prestazioni nel club catalano; il secondo è nientemeno che l'autore dell'unico gol mondiale degli iberici non siglato da Villa (quindi una sorta di pecora nera della squadra...), e soprattutto colui da cui ha origine, con una percussione tutta classe e velocità, l'azione del gol vittoria contro il Paraguay.
Menzione speciale per l'attuale allenatore dell'Osasuna, ex nazionale spagnola e Real Madrid, Josè Antonio Camacho. Improvvisatosi commentatore, la sua inaspettata incontenibile esultanza al gol di Villa, ci fa ricordare quanto le vittorie sofferte siano di gran lunga le migliori:
Qui vediamo in lontananza Iker Casillas che si prepara a giocare una gran partita, sapendo che a poca distanza giace colei che saprà come premiarne l'impegno; ovvero Sara Carbonero, sua compagna, nonché splendida giornalista delle rete tv spagnola Telecinco e bordocampista per queste partite della nazionale spagnola.
Il portiere del Real Madrid rende infatti la sua area di rigore una fortezza inespugnabile, e toglie al Paraguay due grandissime possibilità: prima nega il possibile vantaggio, che a metà del secondo tempo sarebbe stato pesantissimo, bloccando il rigore tirato dalla punta del Benfica Oscar Cardozo, poco prima strattonato da un Gerard Piqué stranamente disattento, che si attacca al suo braccio scambiandolo per una mazza da baseball; poi, negli ultimi minuti di disperate sortite paraguaiane successive al gol del ripetitivo e mai stancante Villa, Casillas rimedia a una sua cattiva respinta su un tiro del solito Cardozo e si getta col corpo per evitare il facile tap-in di Roque Santa Cruz. E infatti lo evita.
Poco prima era arrivata, come detto, la rete di David Villa a puntellare il risultato definitivo. "El guaje" segna e la Spagna vince. La Spagna vince e va avanti nel Mondiale. Ergo è Villa che va avanti nel Mondiale. Il sillogismo non tradisce.
Letale come pochi attaccanti in circolazione (forse nessuno in questo momento), Villa è riferimento del gioco oltre che finalizzatore, crea la superiorità numerica, guadagna punizioni e fornisce assist. In pratica l'esatto opposto di Fernando Torres, che definire "fuori forma" è eufemistico un po' com'è eufemistico definire "fazioso" il Tg1..
Tra l'altro prima del gol risolutivo Villa aveva avuto anche il buon gusto di procurarsi un calcio di rigore che Xabi Alonso, dopo la prima trasformazione stupidamente annullata da uno stupido arbitro per quella stupida regola (stupidamente applicata) dell'invasione precoce dell'area di rigore, s'è poi permesso di calciare tra le braccia del portiere e capitano paraguaiano Justo Villar.
Da rilevare che le poche giocate utili per la nazionale spagnola vengono sempre dal duo "made in Barca" Xavi-Iniesta. Il primo tenta anche con più convinzione il tiro da fuori rispetto alle sue (già eccelse) prestazioni nel club catalano; il secondo è nientemeno che l'autore dell'unico gol mondiale degli iberici non siglato da Villa (quindi una sorta di pecora nera della squadra...), e soprattutto colui da cui ha origine, con una percussione tutta classe e velocità, l'azione del gol vittoria contro il Paraguay.
Menzione speciale per l'attuale allenatore dell'Osasuna, ex nazionale spagnola e Real Madrid, Josè Antonio Camacho. Improvvisatosi commentatore, la sua inaspettata incontenibile esultanza al gol di Villa, ci fa ricordare quanto le vittorie sofferte siano di gran lunga le migliori:
Ore 16: ARGENTINA - GERMANIA 0 - 4
"I dodici polmoni del mediano del Liverpool [Mascherano] non saranno sempre sufficienti a fare da scudo alla difesa argentina."
Parole del sottoscritto, risalenti a giovedì 17 giugno. L'Argentina aveva appena battuto la Corea del Sud, per 4 a 1, ed io e tutto il mondo calciofilo con una decente comprensione delle cose del campo avevamo capito che quella crociera prima o poi avrebbe iniziato a imbarcare acqua in maniera copiosa.
Quel poi è arrivato oggi e ha spazzato via, come un uragano (forza 4) , la nave argentina e il suo timoniere speciale, nei vizi come nelle virtù, Diego Armando Maradona. Quel poi si chiama Germania, e sembra voler travolgere tutto quanto le capiti innanzi. Per ora ci sta riuscendo.
E complimenti a voi!
Complimenti a te, mister Joachim Loew, perché la tua squadra fa tutto quello che dovrebbe fare una squadra: difende, gestisce, costruisce e attacca. E lo fa con tutti i suoi elementi, tra cui molti ragazzi alle prime esperienze internazionali, i quali mostrano una tale serena consapevolezza nei propri mezzi che dovrebbe davvero essere invidiata dai giovani aspiranti campioni italiani, tutti chiacchiere e facce da tv.
E complimenti anche a te, Bastian Schweinsteiger, perché stai diventando sempre più un centrocampista perfetto, ed oggi hai dato un ulteriore saggio di questa tua crescita: ora contrasti gli avversari, detti i tempi alla squadra, ti smarchi, ti inserisci con il dribbling, tiri da fuori area e regali assist. Manca solo che inizi a pisciare bionde doppio malto, e la fascia da capitano non te la toglie nessuno..
Fascia da capitano che però ora appartiene degnamente e insindacabilmente a Philipp Lahm. Uomo ovunque, dalla cui esile struttura fisica non t'aspetteresti nulla, ma che invece sprinta per tutta la gara come se ogni dieci minuti venisse sostituito da un clone riposato.
Insieme a questi sopra citati, convivono in campo altri elementi importanti che sin da subito hanno imparato a farsi apprezzare in questo Mondiale. Partendo al devastante Thomas Muller (al suo 4° gol nel torneo), che oggi ha avuto il merito di mettere la partita nelle mani della Germania con quel gol siglato appena al secondo minuto, grazie a una disattenzione dei difensori argentini che evidentemente non pensavano che Muller fosse così maleducato da approfittare del loro immotivato immobilismo. Passando per Mesut Ozil, che oggi ha inciso pur senza eseguire azioni di rilievo. Proseguendo con Lukas Podolski, autore oggi di un assist e soprattutto di una gara di enorme spessore se si pensa a quanto ha speso per tornare a coprire in fase difensiva, oltre al solito attivismo avanzato oggi facilitato dall'inconsistenza del diretto avversario, il presunto terzino destro (presunto solo da Maradona, visto che in realtà è un difensore centrale..) Nicolàs Hernàn Otamendi, che nel solo primo tempo è riuscito a dare validità alle critiche di tutti coloro che prima del Mondiale si scandalizzavano per la mancata convocazione del capitano interista Zanetti. Evidentemente Maradona avrà delle valide alternative, si pensava. Evidentemente l'ex pibe de oro non ha del tutto smesso con la droga..
In calce alle lodi dei tedeschi vanno gli altri gol che hanno reso corposo il risultato. Quindi nota di merito per l'ex capitano dell'Hertha Berlino, Arne Friedrich, e soprattutto per l'attaccante bisestile Miroslavo Klose, quello che ogni quattro anni, in concomitanza della Coppa del Mondo, si eleva a realizzatore inarrestabile e rovescia in rete (quasi) tutto quel che trova da calciare. Con la doppietta di oggi i gol totali segnati da Klose nella massima competizione per nazioni sono 14, uno in meno del brasiliano Ronaldo, dodici in più del calabrese Iaquinta.
E poi c'è l'Argentina. Che subisce l'immediato svantaggio e naufraga, con sporadici tentativi di rimettere la testa fuori dall'acqua. Troppo organizzata e studiata la Germania, troppo confusionaria e scriteriata la banda di Maradona, che sopravvive grazie alle giocate dei suoi campioni. In campo ce ne sono tanti infatti, ma se per limiti d'organizzazione di squadra o di condizione non sono in grado di fare davvero la differenza, allora diventano troppi, e il resto della squadra ne risente, prestando il fianco e l'interno coscia alle avanzate di chi sa che non troverà grosse opposizioni.
Messi lascia il Mondiale senza gol e con pochi acuti. Salvatore Bagni lascia la telecronaca senza sputare un attimo, e con molti "assolutamente". E per chi non l'avesse capito dalla telecronaca di Marco Civoli: Bagni è molto amico di Maradona!...
Menzione speciale per Michael Ballack.
Quando si vociferava che potesse arrivare in Italia, era un fuoriclasse.
Prima del Mondiale era un uomo importante per la nazionale tedesca, che avrebbe sofferto la sua mancanza.
Dopo le prime giornate del torneo si è detto che la Germania aveva ovviato bene alla sua assenza.
Oggi l'infortunio di Ballack è diventato un colpo di per fortuna i tedeschi.
Vi ho presentato: "come essere giornalisti e commentatori sportivi in Italia"!........
Parole del sottoscritto, risalenti a giovedì 17 giugno. L'Argentina aveva appena battuto la Corea del Sud, per 4 a 1, ed io e tutto il mondo calciofilo con una decente comprensione delle cose del campo avevamo capito che quella crociera prima o poi avrebbe iniziato a imbarcare acqua in maniera copiosa.
Quel poi è arrivato oggi e ha spazzato via, come un uragano (forza 4) , la nave argentina e il suo timoniere speciale, nei vizi come nelle virtù, Diego Armando Maradona. Quel poi si chiama Germania, e sembra voler travolgere tutto quanto le capiti innanzi. Per ora ci sta riuscendo.
E complimenti a voi!
Complimenti a te, mister Joachim Loew, perché la tua squadra fa tutto quello che dovrebbe fare una squadra: difende, gestisce, costruisce e attacca. E lo fa con tutti i suoi elementi, tra cui molti ragazzi alle prime esperienze internazionali, i quali mostrano una tale serena consapevolezza nei propri mezzi che dovrebbe davvero essere invidiata dai giovani aspiranti campioni italiani, tutti chiacchiere e facce da tv.
E complimenti anche a te, Bastian Schweinsteiger, perché stai diventando sempre più un centrocampista perfetto, ed oggi hai dato un ulteriore saggio di questa tua crescita: ora contrasti gli avversari, detti i tempi alla squadra, ti smarchi, ti inserisci con il dribbling, tiri da fuori area e regali assist. Manca solo che inizi a pisciare bionde doppio malto, e la fascia da capitano non te la toglie nessuno..
Fascia da capitano che però ora appartiene degnamente e insindacabilmente a Philipp Lahm. Uomo ovunque, dalla cui esile struttura fisica non t'aspetteresti nulla, ma che invece sprinta per tutta la gara come se ogni dieci minuti venisse sostituito da un clone riposato.
Insieme a questi sopra citati, convivono in campo altri elementi importanti che sin da subito hanno imparato a farsi apprezzare in questo Mondiale. Partendo al devastante Thomas Muller (al suo 4° gol nel torneo), che oggi ha avuto il merito di mettere la partita nelle mani della Germania con quel gol siglato appena al secondo minuto, grazie a una disattenzione dei difensori argentini che evidentemente non pensavano che Muller fosse così maleducato da approfittare del loro immotivato immobilismo. Passando per Mesut Ozil, che oggi ha inciso pur senza eseguire azioni di rilievo. Proseguendo con Lukas Podolski, autore oggi di un assist e soprattutto di una gara di enorme spessore se si pensa a quanto ha speso per tornare a coprire in fase difensiva, oltre al solito attivismo avanzato oggi facilitato dall'inconsistenza del diretto avversario, il presunto terzino destro (presunto solo da Maradona, visto che in realtà è un difensore centrale..) Nicolàs Hernàn Otamendi, che nel solo primo tempo è riuscito a dare validità alle critiche di tutti coloro che prima del Mondiale si scandalizzavano per la mancata convocazione del capitano interista Zanetti. Evidentemente Maradona avrà delle valide alternative, si pensava. Evidentemente l'ex pibe de oro non ha del tutto smesso con la droga..
In calce alle lodi dei tedeschi vanno gli altri gol che hanno reso corposo il risultato. Quindi nota di merito per l'ex capitano dell'Hertha Berlino, Arne Friedrich, e soprattutto per l'attaccante bisestile Miroslavo Klose, quello che ogni quattro anni, in concomitanza della Coppa del Mondo, si eleva a realizzatore inarrestabile e rovescia in rete (quasi) tutto quel che trova da calciare. Con la doppietta di oggi i gol totali segnati da Klose nella massima competizione per nazioni sono 14, uno in meno del brasiliano Ronaldo, dodici in più del calabrese Iaquinta.
E poi c'è l'Argentina. Che subisce l'immediato svantaggio e naufraga, con sporadici tentativi di rimettere la testa fuori dall'acqua. Troppo organizzata e studiata la Germania, troppo confusionaria e scriteriata la banda di Maradona, che sopravvive grazie alle giocate dei suoi campioni. In campo ce ne sono tanti infatti, ma se per limiti d'organizzazione di squadra o di condizione non sono in grado di fare davvero la differenza, allora diventano troppi, e il resto della squadra ne risente, prestando il fianco e l'interno coscia alle avanzate di chi sa che non troverà grosse opposizioni.
Messi lascia il Mondiale senza gol e con pochi acuti. Salvatore Bagni lascia la telecronaca senza sputare un attimo, e con molti "assolutamente". E per chi non l'avesse capito dalla telecronaca di Marco Civoli: Bagni è molto amico di Maradona!...
Menzione speciale per Michael Ballack.
Quando si vociferava che potesse arrivare in Italia, era un fuoriclasse.
Prima del Mondiale era un uomo importante per la nazionale tedesca, che avrebbe sofferto la sua mancanza.
Dopo le prime giornate del torneo si è detto che la Germania aveva ovviato bene alla sua assenza.
Oggi l'infortunio di Ballack è diventato un colpo di per fortuna i tedeschi.
Vi ho presentato: "come essere giornalisti e commentatori sportivi in Italia"!........
venerdì 2 luglio 2010
Ore 20,30: URUGUAY - GHANA 5 - 3 dcr
Son passati tre giorni, ma meglio tardi che mai..
Fattore L, come Luìs Suàrez, unico vero segno divino della gara. Spesso i giocatori pregano affinché si realizzi una punizione o un rigore. Ma se in questa gara un dio è intervenuto, ciò è accaduto solo nel movimento istintivo dell'attaccante uruguagio dell'Ajax, il quale, fermando il pallone con la mano, compie uno dei più naturali e solenni gesti di violenza ai danni del regolamento del calcio. Perché la sportività è importante, ma bisogna pur sopravvivere.
Fattore L, come legno. Quello della traversa su cui sbatte il rigore tirato dal Ghana all'ultimo istante dell'ultimo secondo regolamentare disponibile. Uno schiaffo che fa risvegliare l'Uruguay quasi svenuto, tramortito da un colpo inaspettato.
Fattore L, come lacrime. Copiose quelle versate da Asamoah Gyan a fine partita. Il rigore buttato sulla traversa equivale a una porta chiusa in faccia alla buona sorte. D'altronde serve pure che qualcuno se le prenda certe responsabilità. Ma la stima non lenisce il dolore sportivo, e l'attaccante ghanese a fine partita impazzisce letteralmente dall'angoscia di chi sa di aver sprecato un'occasione memorabile per passare alla storia. Ma ne sono sicuro, la sorte tornerà a bussare a casa Gyan.
Intanto una bella bussata alla palla l'ha data Luìs Alberto Suàrez, solito protagonista, seppur stavolta in maniera insolita, della banda di Oscar Washington Tabarez, che approda alle semifinali in barba a un pronostico iniziale logicamente molto meno favorevole. Ma, grazie a qualche presunto dio, nel calcio non esiste logica. Esiste il lavoro, certo. Sempre accompagnato però da una sana dose di imprevedibilità che rende gli episodi i veri padroni di tutto.
Ed ecco allora l'ultimo secondo dei supplementari, Suàrez che ferma con la mano il colpo di testa della giovane scommessa milanista Dominic Adiyiah. L'espulsione. Il rigore. La traversa di Asamoah Gyan. L'Uruguay sopravvissuto.
A questo pre-epilogo si era arrivati dopo una partita vibrante e combattuta. Tante occasioni da una parte e dall'altra, e due gol equamente divisi. Prima per il Ghana l'interista Sulley Muntari, che da trenta metri scaglia una botta sicuramente potente e ad effetto, che però il portiere sudamericano Fernando Muslera avrebbe potuto prendere se solo non si fosse mosso inutilmente in maniera orizzontale come un portiere del calcio balilla. Poi nel secondo tempo pareggia per l'Uruguay il bomber Diego Forlàn, che calcia direttamente in porta una punizione dal vertice sinistro dell'area di rigore, cogliendo impreparato l'estremo ghanese Richard Kingson che becca gol proprio sul suo palo. Ma quel palo devi coprirlo tu, caro Kingson, sennò cosa cazzo metti a fare la barriera per proteggere l'altro versante della porta!?...
A questo punto, gentili portieri della new generation, non la usate proprio più la barriera. Così chi calcia non ha riferimenti e voi vedete partire la palla in santa pace. Se poi chi tira ha un piedino pesante tipo Roberto Carlos, o il collega e connazionale ex genoano Branco (il quale, come ci ricorda wikipedia, ai Mondiali di Italia '90 mandò in ospedale per forte trauma cranico un giocatore scozzese che aveva provato a respingere con la testa un suo calcio di punizione..) , o il serbo Kolarov, allora ci si mette il casco e la corazza, e passa la paura!...
Poi i rigori, e l'esito che conosciamo. Aspettando che tornino il Ghana, Asamoah Gyan, e una giusta rivincita.
Fattore L, come Luìs Suàrez, unico vero segno divino della gara. Spesso i giocatori pregano affinché si realizzi una punizione o un rigore. Ma se in questa gara un dio è intervenuto, ciò è accaduto solo nel movimento istintivo dell'attaccante uruguagio dell'Ajax, il quale, fermando il pallone con la mano, compie uno dei più naturali e solenni gesti di violenza ai danni del regolamento del calcio. Perché la sportività è importante, ma bisogna pur sopravvivere.
Fattore L, come legno. Quello della traversa su cui sbatte il rigore tirato dal Ghana all'ultimo istante dell'ultimo secondo regolamentare disponibile. Uno schiaffo che fa risvegliare l'Uruguay quasi svenuto, tramortito da un colpo inaspettato.
Fattore L, come lacrime. Copiose quelle versate da Asamoah Gyan a fine partita. Il rigore buttato sulla traversa equivale a una porta chiusa in faccia alla buona sorte. D'altronde serve pure che qualcuno se le prenda certe responsabilità. Ma la stima non lenisce il dolore sportivo, e l'attaccante ghanese a fine partita impazzisce letteralmente dall'angoscia di chi sa di aver sprecato un'occasione memorabile per passare alla storia. Ma ne sono sicuro, la sorte tornerà a bussare a casa Gyan.
Intanto una bella bussata alla palla l'ha data Luìs Alberto Suàrez, solito protagonista, seppur stavolta in maniera insolita, della banda di Oscar Washington Tabarez, che approda alle semifinali in barba a un pronostico iniziale logicamente molto meno favorevole. Ma, grazie a qualche presunto dio, nel calcio non esiste logica. Esiste il lavoro, certo. Sempre accompagnato però da una sana dose di imprevedibilità che rende gli episodi i veri padroni di tutto.
Ed ecco allora l'ultimo secondo dei supplementari, Suàrez che ferma con la mano il colpo di testa della giovane scommessa milanista Dominic Adiyiah. L'espulsione. Il rigore. La traversa di Asamoah Gyan. L'Uruguay sopravvissuto.
A questo pre-epilogo si era arrivati dopo una partita vibrante e combattuta. Tante occasioni da una parte e dall'altra, e due gol equamente divisi. Prima per il Ghana l'interista Sulley Muntari, che da trenta metri scaglia una botta sicuramente potente e ad effetto, che però il portiere sudamericano Fernando Muslera avrebbe potuto prendere se solo non si fosse mosso inutilmente in maniera orizzontale come un portiere del calcio balilla. Poi nel secondo tempo pareggia per l'Uruguay il bomber Diego Forlàn, che calcia direttamente in porta una punizione dal vertice sinistro dell'area di rigore, cogliendo impreparato l'estremo ghanese Richard Kingson che becca gol proprio sul suo palo. Ma quel palo devi coprirlo tu, caro Kingson, sennò cosa cazzo metti a fare la barriera per proteggere l'altro versante della porta!?...
A questo punto, gentili portieri della new generation, non la usate proprio più la barriera. Così chi calcia non ha riferimenti e voi vedete partire la palla in santa pace. Se poi chi tira ha un piedino pesante tipo Roberto Carlos, o il collega e connazionale ex genoano Branco (il quale, come ci ricorda wikipedia, ai Mondiali di Italia '90 mandò in ospedale per forte trauma cranico un giocatore scozzese che aveva provato a respingere con la testa un suo calcio di punizione..) , o il serbo Kolarov, allora ci si mette il casco e la corazza, e passa la paura!...
Poi i rigori, e l'esito che conosciamo. Aspettando che tornino il Ghana, Asamoah Gyan, e una giusta rivincita.
Ore 16: OLANDA - BRASILE 2 - 1
Io l'avevo detto che il Brasile era una squadra forte. E lo è stata, infatti. Purtroppo (per loro) però soltanto per un tempo, il primo. Una frazione di gara, che nella misura del tempo equivale a poco più di 45 minuti. Ma che nel calcio equivale a nulla.
L'Olanda, se possibile, ha fatto anche meno del Brasile. In termini di gioco sviluppato è stata abbastanza sterile. Poi però ha segnato due volte sugli sviluppi aerei di un calcio piazzato. Due azioni che nella categoria "ricordi indelebili di calcio spettacolo" (esiste, fidatevi, esiste..) avranno scarso rilievo, ma che nel calcio corrispondono all'unità di misura della vittoria sull'avversario. Quindi significano tutto.
Quella di oggi dell'Olanda è una vittoria per cui, più che di protagonisti, si può parlare di colpevoli. Ossia i brasiliani rei, più o meno sfortunati, delle leggerezze che hanno permesso i facili e casuali e inaspettati gol degli orange.
Ed eccoli i due colpevoli e il finto protagonista. In ordine di posizionamento dalle retrovie della foto, per il Brasile troviamo il sempreverde (vestito) portiere interista Jùlio César Soares Espìndola, e il semprerosso (cacciato) Felipe Melo Vicente de Carvalho.
Il primo è un reo sfortunato: praticamente inoperoso fino all'8' della ripresa, si ritrova di lì a poco a raccogliere una prima volta la palla in rete perché un suo compagno di squadra ha deciso di spodestarlo dalla carica di sovrano della sua zona, ignorando quella sorta di "ius primae noctis" che hanno i portieri sui palloni che volano in area di rigore e avendo anche il pessimo gusto di fargli subire ciò che gli olandesi non erano stati neanche capaci di sfiorare per quasi un'ora.
Questo suo compagno di squadra, appena evocato, è appunto lo juventino Felipe Melo. Un po' meno sfortunato, rispetto al suo portiere, semplicemente perché fa una cosa che non avrebbe dovuto fare: anticiparlo. Ed anche perché corona danno e beffa coordinandosi male e buttando la palla nella propria porta. Dello stesso Melo bisogna naturalmente ricordare un discreto primo tempo, suggellato dallo splendido passaggio che, partito esattamente dal cerchio del centrocampo, ha sorpreso la difesa olandese (in particolare il centrale dell'Everton John Heitinga, distratto poiché alla ricerca dei 2 euro persi prima dell'inizio della gara in quella zona del campo..), permettendo a un Robinho smarcato di siglare, tutto solo davanti a Maarten Stekelenburg, il gol del momentaneo e meritato vantaggio brasiliano. Ma dello stesso Melo bisogna pure menzionare il completamento della summa di cazzate che si possono commettere in un Mondiale: e dopo l'autogol, ecco quindi l'espulsione per aver pestato, più o meno intenzionalmente, la coscia di Robben. A cui prova a chiedere scusa appena dopo aver commesso lo stupido fallo, quasi come fosse un cliente che, da solo in un negozio e con le telecamere puntate tutte su di lui, ruba un prodotto e pensa: "ora con calma saluto, ed esco senza dare nell'occhio. Magari non se ne accorgono....."
Magari l'arbitro giapponese Nishimura non se ne fosse accorto...purtroppo per Melo se n'è accorto e l'ha mandato via. E purtroppo per il Brasile il ct Carlos Dunga non ha mai realizzato che Melo ha un rapporto tra vaccate e buone giocate che è di dieci a una.
L'Olanda intanto con Wesley Sneijder (finto protagonista in quanto autore dell'assist a Felipe Melo, e di un colpo di testa a porta vuota) aveva segnato anche il secondo gol, sugli sviluppi di un calcio d'angolo sterzato da una spizzata di Dirk Kuyt, che ha colto lo stesso Sneijder non granché marcato dai lunghi difensori brasiliani.
Dopo poco altro. Rincorsa disperata dei verdeoro, strattonati dalla stanchezza e svagati dalla piega imponderabile presa dalla partita, e gestione della palla tranquilla (forse troppo) da parte dei ragazzi di Bert van Marwijk.
Menzione speciale per Mark van Bommel. Il mediano olandese nel primo tempo non vede mai la palla. Però vede, e prende, spesso le gambe degli avversari. E non viene mai ammonito. In compenso simula che è un piacere. E non viene mai ammonito. Allora inizia anche a protestare e a lamentarsi come se fosse un adolescente viziato e maleducato. E non viene ammonito.
Si potrebbe dire che sia quasi un "eroe", se quel titolo non fosse ormai prerogativa esclusiva di un defunto stalliere mafioso di un noto presidente del consiglio!.....
L'Olanda, se possibile, ha fatto anche meno del Brasile. In termini di gioco sviluppato è stata abbastanza sterile. Poi però ha segnato due volte sugli sviluppi aerei di un calcio piazzato. Due azioni che nella categoria "ricordi indelebili di calcio spettacolo" (esiste, fidatevi, esiste..) avranno scarso rilievo, ma che nel calcio corrispondono all'unità di misura della vittoria sull'avversario. Quindi significano tutto.
Quella di oggi dell'Olanda è una vittoria per cui, più che di protagonisti, si può parlare di colpevoli. Ossia i brasiliani rei, più o meno sfortunati, delle leggerezze che hanno permesso i facili e casuali e inaspettati gol degli orange.
Ed eccoli i due colpevoli e il finto protagonista. In ordine di posizionamento dalle retrovie della foto, per il Brasile troviamo il sempreverde (vestito) portiere interista Jùlio César Soares Espìndola, e il semprerosso (cacciato) Felipe Melo Vicente de Carvalho.
Il primo è un reo sfortunato: praticamente inoperoso fino all'8' della ripresa, si ritrova di lì a poco a raccogliere una prima volta la palla in rete perché un suo compagno di squadra ha deciso di spodestarlo dalla carica di sovrano della sua zona, ignorando quella sorta di "ius primae noctis" che hanno i portieri sui palloni che volano in area di rigore e avendo anche il pessimo gusto di fargli subire ciò che gli olandesi non erano stati neanche capaci di sfiorare per quasi un'ora.
Questo suo compagno di squadra, appena evocato, è appunto lo juventino Felipe Melo. Un po' meno sfortunato, rispetto al suo portiere, semplicemente perché fa una cosa che non avrebbe dovuto fare: anticiparlo. Ed anche perché corona danno e beffa coordinandosi male e buttando la palla nella propria porta. Dello stesso Melo bisogna naturalmente ricordare un discreto primo tempo, suggellato dallo splendido passaggio che, partito esattamente dal cerchio del centrocampo, ha sorpreso la difesa olandese (in particolare il centrale dell'Everton John Heitinga, distratto poiché alla ricerca dei 2 euro persi prima dell'inizio della gara in quella zona del campo..), permettendo a un Robinho smarcato di siglare, tutto solo davanti a Maarten Stekelenburg, il gol del momentaneo e meritato vantaggio brasiliano. Ma dello stesso Melo bisogna pure menzionare il completamento della summa di cazzate che si possono commettere in un Mondiale: e dopo l'autogol, ecco quindi l'espulsione per aver pestato, più o meno intenzionalmente, la coscia di Robben. A cui prova a chiedere scusa appena dopo aver commesso lo stupido fallo, quasi come fosse un cliente che, da solo in un negozio e con le telecamere puntate tutte su di lui, ruba un prodotto e pensa: "ora con calma saluto, ed esco senza dare nell'occhio. Magari non se ne accorgono....."
Magari l'arbitro giapponese Nishimura non se ne fosse accorto...purtroppo per Melo se n'è accorto e l'ha mandato via. E purtroppo per il Brasile il ct Carlos Dunga non ha mai realizzato che Melo ha un rapporto tra vaccate e buone giocate che è di dieci a una.
L'Olanda intanto con Wesley Sneijder (finto protagonista in quanto autore dell'assist a Felipe Melo, e di un colpo di testa a porta vuota) aveva segnato anche il secondo gol, sugli sviluppi di un calcio d'angolo sterzato da una spizzata di Dirk Kuyt, che ha colto lo stesso Sneijder non granché marcato dai lunghi difensori brasiliani.
Dopo poco altro. Rincorsa disperata dei verdeoro, strattonati dalla stanchezza e svagati dalla piega imponderabile presa dalla partita, e gestione della palla tranquilla (forse troppo) da parte dei ragazzi di Bert van Marwijk.
Menzione speciale per Mark van Bommel. Il mediano olandese nel primo tempo non vede mai la palla. Però vede, e prende, spesso le gambe degli avversari. E non viene mai ammonito. In compenso simula che è un piacere. E non viene mai ammonito. Allora inizia anche a protestare e a lamentarsi come se fosse un adolescente viziato e maleducato. E non viene ammonito.
Si potrebbe dire che sia quasi un "eroe", se quel titolo non fosse ormai prerogativa esclusiva di un defunto stalliere mafioso di un noto presidente del consiglio!.....
martedì 29 giugno 2010
Ore 20,30: SPAGNA - PORTOGALLO 1 - 0
Il solito, grazie.
No, non è la frase detta da Adriano prima di consumare quella quotidiana cassa di birra nel suo bar brasiliano di fiducia.
E' piuttosto la registrazione del momento in cui la Spagna si leva dal torpore insospettabile (forse voluto) che tradisce in questo Mondiale, e decide di ordinare ciò che sa esserle sufficiente in quel momento per cambiare senso alla serata. E in questo momento ciò che basta alla Spagna è David Villa, il formidabile attaccante della comunità asturiana di Langreo, nonché (e qui mi permetto uno sbilanciamento quasi senza timore d'esser contraddetto..) futura macchina da gol in quantità industriali nel Barca di Pep Guardiola.
David Villa Sànchez, uno che vive per fare gol. Ciò potrebbe significare poco e nulla se si pensa che anche Iaquinta vive per fare gol. Però, a differenza di tanti altri millantati attaccanti, Villa i gol i li fa davvero. E anche a valanga, e anche belli. Quando prende la palla guarda sempre la porta. Poi, se proprio non ha altra scelta, depone assist sui compagni di squadra. Ma non prima di aver tentato di superare in dribbling almeno tutta la difesa avversaria. Ecco se gli si volesse trovare un neo forse è proprio nell'eccessiva driblomania. Che però è anche sinonimo di caparbietà.
E caparbio è il gol vittoria, a suggello di un'azione tutta palla a terra "made in Barca", portata avanti dal passaggio illuminante di Andrés Iniesta, rifinita dal sublime colpo di esterno-tacco del solito geniale Xavi (forse in leggero fuorigioco), e chiusa in rete da Villa dopo una prima conclusione ben ribattuta dall'ottimo portiere portoghese Edoardo dos Reis Carvalho.
Qui si desta la Spagna, aiutata molto anche dalla sostituzione, precedente al vantaggio, di Fernando Torres (ancora sottotono) con un altro attaccante pure uguale nel nome di battesimo: il ragazzone basco Fernando Llorente. Che si presenta subito con un bel colpo di testa, va di nuovo vicino al gol, e si fa notare in generale per un maggiore attivismo (non a caso è basco!....) rispetto al "Nino" del Liverpool.
Qui si sfalda il Portogallo di Carlos Queiroz che, non avendo una pezza di trama di gioco, aveva impostato la gara su un controllo militaresco della propria area, addossando soprattutto a Cristiano Ronaldo (non è un fuoriclasse che può trascinare da solo la squadra, credo sia ormai palese!..), e in parte anche ad Hugo Almeyda, la responsabilità di creare qualcosa che potesse minimamente assomigliare a un gol. Perché dobbiamo ricordare che senza quelli nel calcio non si va avanti. E infatti il Portogallo dov'è andato!?...
Della serie: bisogna saper vincere, non sempre si può perdere..
Menzione speciale per il difensore portoghese Ricardo Miguel Moreira da Costa. Non è bello giocare dopo aver scoperto che ti hanno rubato l'auto, lo capisco. Però quell'aria incazzosa, quella faccia imbruttita dalla rabbia e quel desiderio di farsi espellere sfogandosi sui calciatori spagnoli, non sono certo elementi che possono aver aiutato la tua squadra...dai su..
No, non è la frase detta da Adriano prima di consumare quella quotidiana cassa di birra nel suo bar brasiliano di fiducia.
E' piuttosto la registrazione del momento in cui la Spagna si leva dal torpore insospettabile (forse voluto) che tradisce in questo Mondiale, e decide di ordinare ciò che sa esserle sufficiente in quel momento per cambiare senso alla serata. E in questo momento ciò che basta alla Spagna è David Villa, il formidabile attaccante della comunità asturiana di Langreo, nonché (e qui mi permetto uno sbilanciamento quasi senza timore d'esser contraddetto..) futura macchina da gol in quantità industriali nel Barca di Pep Guardiola.
David Villa Sànchez, uno che vive per fare gol. Ciò potrebbe significare poco e nulla se si pensa che anche Iaquinta vive per fare gol. Però, a differenza di tanti altri millantati attaccanti, Villa i gol i li fa davvero. E anche a valanga, e anche belli. Quando prende la palla guarda sempre la porta. Poi, se proprio non ha altra scelta, depone assist sui compagni di squadra. Ma non prima di aver tentato di superare in dribbling almeno tutta la difesa avversaria. Ecco se gli si volesse trovare un neo forse è proprio nell'eccessiva driblomania. Che però è anche sinonimo di caparbietà.
E caparbio è il gol vittoria, a suggello di un'azione tutta palla a terra "made in Barca", portata avanti dal passaggio illuminante di Andrés Iniesta, rifinita dal sublime colpo di esterno-tacco del solito geniale Xavi (forse in leggero fuorigioco), e chiusa in rete da Villa dopo una prima conclusione ben ribattuta dall'ottimo portiere portoghese Edoardo dos Reis Carvalho.
Qui si desta la Spagna, aiutata molto anche dalla sostituzione, precedente al vantaggio, di Fernando Torres (ancora sottotono) con un altro attaccante pure uguale nel nome di battesimo: il ragazzone basco Fernando Llorente. Che si presenta subito con un bel colpo di testa, va di nuovo vicino al gol, e si fa notare in generale per un maggiore attivismo (non a caso è basco!....) rispetto al "Nino" del Liverpool.
Qui si sfalda il Portogallo di Carlos Queiroz che, non avendo una pezza di trama di gioco, aveva impostato la gara su un controllo militaresco della propria area, addossando soprattutto a Cristiano Ronaldo (non è un fuoriclasse che può trascinare da solo la squadra, credo sia ormai palese!..), e in parte anche ad Hugo Almeyda, la responsabilità di creare qualcosa che potesse minimamente assomigliare a un gol. Perché dobbiamo ricordare che senza quelli nel calcio non si va avanti. E infatti il Portogallo dov'è andato!?...
Della serie: bisogna saper vincere, non sempre si può perdere..
Menzione speciale per il difensore portoghese Ricardo Miguel Moreira da Costa. Non è bello giocare dopo aver scoperto che ti hanno rubato l'auto, lo capisco. Però quell'aria incazzosa, quella faccia imbruttita dalla rabbia e quel desiderio di farsi espellere sfogandosi sui calciatori spagnoli, non sono certo elementi che possono aver aiutato la tua squadra...dai su..
Ore 16: PARAGUAY - GIAPPONE 5 - 3 dcr
Mi rifiuto espressamente. Ha vinto il Paraguay. Ai rigori. Alla prossima.
lunedì 28 giugno 2010
Ore 20,30: BRASILE - CILE 3 - 0
C'era una volta il Brasile. Il Brasile con la palla sempre tra i piedi.
C'era una volta il Brasile che si difendeva giocando a fare il torello con gli avversari, giocando a non fargli prendere il pallone.
C'era una volta il Brasile odiato per la sua trama infinita di passaggi, meccanismo difficilmente scardinabile portato avanti da attori, sinceramente presuntuosi, che ostentavano la propria innata padronanza tecnica.
C'era una volta il Brazil sudamericano. tempi andati. Oggi abbiamo quello "europeo": un po' più noioso, raramente spettacolare e meno padrone del gioco, ma sempre letale e vincente. Anzi nel complesso, probabilmente, è il Brasile più forte degli ultimi 25 anni. Anche nel senso propriamente fisico dell'attributo.
E' il Brasile 2.0, quello che in vetrina mette anche i suoi difensori centrali.
C'era una volta il Brasile che si difendeva giocando a fare il torello con gli avversari, giocando a non fargli prendere il pallone.
C'era una volta il Brasile odiato per la sua trama infinita di passaggi, meccanismo difficilmente scardinabile portato avanti da attori, sinceramente presuntuosi, che ostentavano la propria innata padronanza tecnica.
C'era una volta il Brazil sudamericano. tempi andati. Oggi abbiamo quello "europeo": un po' più noioso, raramente spettacolare e meno padrone del gioco, ma sempre letale e vincente. Anzi nel complesso, probabilmente, è il Brasile più forte degli ultimi 25 anni. Anche nel senso propriamente fisico dell'attributo.
E' il Brasile 2.0, quello che in vetrina mette anche i suoi difensori centrali.
Come Juan Silveira dos santos, meglio noto solo come Juan (sopra immortalato mentre tenta di imitare una famosa scena di "E.T. l'Extra-Terrestre"), pilastro della Roma da ormai tre stagioni e protagonista con Lucimar Ferreira da Silva, in arte Lùcio, di una tra le più forti difese centrali del globo calcistico.
Alto e longilineo, più elegante, simpatico e sportivo rispetto al compagno di reparto interista, Juan contro il Cile ha mostrato ulteriormente, qualora ve ne fosse il bisogno, la nuova faccia verdeoro. Quella che studia gli schemi su calcio piazzato perché ora ha anche giocatori con una struttura fisica imponente. Quella che non bada ai fronzoli, bensì allo stretto necessario. Quella che sblocca le partite con il gioco aereo e le addomestica poi con ripartenze veloci di stampo tutto italiano. E non a caso il ct Carlos Dunga nel campionato italiano vi ha trascorso sei lunghi anni.
Insomma calcio d'angolo, bel cross di Maicon, e potente colpo di testa di Juan che infila la palla all'incrocio dei pali. Uno a zero. Vi chiederete se si esauriscano con questo gol i meriti del difensore della Roma contro il Cile. Se lo chiedete, allora non avete visto la partita!...
Per il resto della gara, che vede il Cile subire anche il contraccolpo psicologico del raddoppio immediato di Luis Fabiano, il Brasile si trova comunque a dover contrastare gli attacchi, continui anche se poco concreti, dei ragazzi allenati dall'argentino Marcelo Bielsa. E qui Juan si erge a vero e proprio totem. Dove vorrebbe passare la palla c'è già prima lui, che estende le sue lunghe leve e il suo collo snodabile in qualsiasi direzione richieda la situazione di gioco. Semplicemente onnipresente.
Il Cile dal canto suo continua la sua partita generosa, scriteriatamente alla ricerca del gol, ed è quindi costretto a subire i contropiedi dei nuovi brasiliani "europei", magari non eccelsi tecnicamente come i loro predecessori in maglia verdeoro, ma dotati di corsa veloce e grande disponibilità a infilarsi negli spazi. Come ad esempio il terzino sinistro Michel Bastos, che in realtà nel Lyone gioca praticamente da ala, e il centrocampista offensivo Ramires Santos do Nascimiento, che potremmo definire "trequartista a cazzi suoi" visto che non ha la fantasia tipica di uno che gioca dietro le punte, ma spacca comunque la difesa avversaria con le sue incursioni letali. E così produce assist importanti come quello in occasione del 3 - 0 di Robinho.
Menzione speciale per l'arcinoto commentatore Rai Salvatore Bagni. Dicci quali droghe usi, dai!...Lo vogliamo sapere tutti com'è che ti escono quelle vocine strane!...Anch'io voglio imparare a commentare il pranzo cucinato da mia madre borbottando: "eh si...assolutamente...ehehe....no ma lei la fa sempre la pasta così...me la ricordo nel '96 a casa di nonna....e già a 22 anni se ne parlava bene....eh beh...si si...assolutamente!..."
Ore 16: OLANDA - SLOVACCHIA 2 - 1
Funzionale ed elegante, modesta ma solida, l'Olanda di Bert van Marwijk si presenta come una monovolume senza troppe pretese, sempre più capace però di macinare senza affanno quei chilometri che la separano dalla finale di Johannesburg.
Certo è che fin ora ha percorso una sorta di autostrada con le corsie completamente sgombre e un clima ottimo per viaggiare, ma certi agi bisogna pure saperseli conquistare. Vero Capello?!....
Ora la strada comincia a farsi in salita, e si rischia soprattutto di dover lasciare l'autostrada per inserirsi su una meno agevole superstrada che porta al Brasile. O forse si presenterà davanti un nuovo tratto di autostrada, ma più impervio rispetto a questa tranquilla corsa sui sentieri della Slovacchia. In Cile infatti ci sono alture pericolose da affrontare. Staremo a vedere cosa verrà fuori dall'altro ottavo di finale. Intanto oggi l'Olanda ha fatto il minimo indispensabile, e tanto le va bene.
Ed è pure tornato Arjen Robben, titolare e decisivo. L'esterno del Bayern Monaco ha infatti sbloccato una gara che, lungi dall'essere in mano agli slovacchi, era comunque più equilibrata di quanto non si potesse pensare. D'altronde in questo Mondiale la nazionale arancione non ci ha ancora fatto vedere vere e proprie fasi di bel gioco. Ma anche questo non vuol dire nulla ai fini di una marcia che possa portare alla conquista di un trofeo che l'Olanda ha spesso onorato con molto bel gioco e poche vittorie.
Se poi a Robben, che già è forte di suo, permettono pure di fare sempre il solito movimento, senza ricordarsi di tutti i gol segnati dall'ex Chelsea e Real Madrid negli ultimi sedici anni della sua carriera, allora vincere diventa un po' più facile. Ma era pur sempre la Slovacchia, direte voi. Gli ha segnato persino l'Italia, addirittura due gol!...E' giusto. Di cosa cazzo mi sorprendo?!...
La partita è abbastanza monotona e di basso ritmo. Basti pensare che il momento più euforico è quello in cui scopro, grazie ad un'inquadratura inutile, che uno degli assistenti del ct olandese è nientemeno che il caro vecchio Frank De Boer!...
Nel secondo tempo cambia poco, se non il fatto che la Slovacchia riesce, in maniera parecchio casuale, a portarsi due volte davanti alla porta di Maarten Stekelenburg, prima col piccolo talento (piccolo di statura e d'età) Miroslav Stoch e poi con il gigante di legno Ròbert Vittek (sosia in versione minore del gigante ceco Jan Koller..), trovando però in entrambi i casi la pronta risposta del portiere olandese che presumibilmente s'era allenato nei giorni scorsi per imparare a parare nel dormiveglia..
Quindi il gol di Wesley Senijder a porta spalancata su servizio dell'attaccante tuttofare del Liverpool, Dirk Kuyt, a sua volta servito dal portiere slovacco Jàn Mucha, che esce a bere una birra dimenticandosi però di chiudere la porta...e soprattutto di prendere la palla. E alla fine l'inutile rigore segnato da Vittek a recupero scaduto, mentre qualche olandese era già in infradito pronto a fare la doccia.
Menzione speciale per Bert van Marwijk. L'allenatore olandese, col suo stile da elegante uomo di mezz'età, ha chiaramente lanciato la sfida al ct tedesco Loew. Si attendono sviluppi dalla prossima rifinitura che si terrà tra la sartoria e il guardaroba..
Certo è che fin ora ha percorso una sorta di autostrada con le corsie completamente sgombre e un clima ottimo per viaggiare, ma certi agi bisogna pure saperseli conquistare. Vero Capello?!....
Ora la strada comincia a farsi in salita, e si rischia soprattutto di dover lasciare l'autostrada per inserirsi su una meno agevole superstrada che porta al Brasile. O forse si presenterà davanti un nuovo tratto di autostrada, ma più impervio rispetto a questa tranquilla corsa sui sentieri della Slovacchia. In Cile infatti ci sono alture pericolose da affrontare. Staremo a vedere cosa verrà fuori dall'altro ottavo di finale. Intanto oggi l'Olanda ha fatto il minimo indispensabile, e tanto le va bene.
Ed è pure tornato Arjen Robben, titolare e decisivo. L'esterno del Bayern Monaco ha infatti sbloccato una gara che, lungi dall'essere in mano agli slovacchi, era comunque più equilibrata di quanto non si potesse pensare. D'altronde in questo Mondiale la nazionale arancione non ci ha ancora fatto vedere vere e proprie fasi di bel gioco. Ma anche questo non vuol dire nulla ai fini di una marcia che possa portare alla conquista di un trofeo che l'Olanda ha spesso onorato con molto bel gioco e poche vittorie.
Se poi a Robben, che già è forte di suo, permettono pure di fare sempre il solito movimento, senza ricordarsi di tutti i gol segnati dall'ex Chelsea e Real Madrid negli ultimi sedici anni della sua carriera, allora vincere diventa un po' più facile. Ma era pur sempre la Slovacchia, direte voi. Gli ha segnato persino l'Italia, addirittura due gol!...E' giusto. Di cosa cazzo mi sorprendo?!...
La partita è abbastanza monotona e di basso ritmo. Basti pensare che il momento più euforico è quello in cui scopro, grazie ad un'inquadratura inutile, che uno degli assistenti del ct olandese è nientemeno che il caro vecchio Frank De Boer!...
Nel secondo tempo cambia poco, se non il fatto che la Slovacchia riesce, in maniera parecchio casuale, a portarsi due volte davanti alla porta di Maarten Stekelenburg, prima col piccolo talento (piccolo di statura e d'età) Miroslav Stoch e poi con il gigante di legno Ròbert Vittek (sosia in versione minore del gigante ceco Jan Koller..), trovando però in entrambi i casi la pronta risposta del portiere olandese che presumibilmente s'era allenato nei giorni scorsi per imparare a parare nel dormiveglia..
Quindi il gol di Wesley Senijder a porta spalancata su servizio dell'attaccante tuttofare del Liverpool, Dirk Kuyt, a sua volta servito dal portiere slovacco Jàn Mucha, che esce a bere una birra dimenticandosi però di chiudere la porta...e soprattutto di prendere la palla. E alla fine l'inutile rigore segnato da Vittek a recupero scaduto, mentre qualche olandese era già in infradito pronto a fare la doccia.
Menzione speciale per Bert van Marwijk. L'allenatore olandese, col suo stile da elegante uomo di mezz'età, ha chiaramente lanciato la sfida al ct tedesco Loew. Si attendono sviluppi dalla prossima rifinitura che si terrà tra la sartoria e il guardaroba..
domenica 27 giugno 2010
Ore 20,30: ARGENTINA - MESSICO 3 - 1
Ma per caso c'è ancora qualche italiano rimasto nell'orbita di questo Mondiale e pronto a far danni?...
Pensavamo di aver dato tutto con Lippi e la sua nazionale di brutte speranze. Abbiamo poi riconosciuto l'indelebile macchia del non gioco all'italiana nell'Inghilterra di mr. Fab Capello (che rinominerei "Fab Four"), il quale è riuscito a spillare un rinnovo plurimilionario alla Football Association proprio poche settimane prima di una prematura eliminazione, tanto sospetta quanto meritata, agli ottavi di finale di un torneo che avrebbe dovuto e potuto vedere gli inglesi protagonisti. Quindi stasera, come se tutto ciò non fosse abbastanza, ci si è messa pure la coppia imperfetta Rosetti-Ayroldi, concedendo con una svista arbitrale macroscopica il primo gol argentino (in netto fuorigioco), a dare un'ulteriore apporto alla definitiva umiliazione delle italiche virtù sportive esportate in Sudafrica.
Succede che il vantaggio argentino lo segna Carlitos "Apache" Tevez (sopra in un'immagine esultante, ripreso di spalle per chi ha lo stomaco sensibile..) accompagnando facilmente in rete con la sua vivace testolina il pallonetto alzato da Messi per superare il portiere Oscar Perez, seduto col culo a terra.
Tutto molto poco bello, ma soprattutto irregolare. Perché Tevez è solo davanti alla porta messicana, oltre il portiere, oltre i due difensori che sono dietro il portiere a tentare di proteggere la porta vuota. Oltre l'infinito, e oltre. In fuorigioco, praticamente. Una chiamata non impossibile per Roberto Rosetti (che se lui è il miglior arbitro italiano mi verrebbe da pensare che gli altri sono degli asini drogati..) e il suo assistente Stefano Ayroldi, il cui operato disastroso vorrebbe portare la Fifa a revocare il titolo di "assistenti di linea" ai guardalinee, per sostituirlo con "passanti casualmente provvisti di bandierina"..
Avrete colto insomma l'entità del danno commesso da arbitro e collaboratore, i quali purtroppo caricano su di sé anche le colpe di Blatter e dell'International Board, che si ostinano a vietare l'utilizzo di apparecchiature esterne al terreno di gioco che possano davvero aiutare i direttori di gara. Magari non proprio una moviola totale, potrebbe bastare anche solo l'istant-replay per i casi più enigmatici.
Il Messico risente del gol subìto e si sfalda irrimediabilmente nonostante avesse iniziato la partita in maniera accorta e brillante contro il team di Maradona, il quale ha chiaramente deresponsabilizzato la squadra, chiedendole esclusivamente di coprire gli spazi per poi affidarsi in fase offensiva alla più assoluta libertà concessa a dei campioni che potrebbero ricavare un gol anche da uno starnuto.
Come fa appunto Tevez. E come fa "El pipita" Higuaìn in occasione del raddoppio, sfruttando un movimento disarticolato e stupido del difensore messicano Ricardo Osorio che gli lascia la palla e gli dice: "vai Gonzalo, vai e torna contento!..."
Quindi la doppietta personale di Tevez con un tiro potente e preciso che gonfia la rete e l'ego dello stesso Tevez che infatti, quando capisce di dover lasciare il posto a Juan Sebastian Veròn, mette un broncio che però non può far altro che renderlo più bello. E a metà ripresa il bellissimo gol, che sarà poi quello della bandiera per il Messico, siglato da Javier "El chicharito" Hernàndez, promettentissima stella del Manchester United.
Menzione speciale il maxi schermo del "Soccer city" di Johannesburg. Screditare immediatamente Rosetti, lì dall'alto, senza nessuna responsabilità o ipotesi di malafede, ma solo per necessità esistenziale, dev'essere stata una soddisfazione non da poco. Ennesima vittoria della macchina sull'uomo che ha deciso come e perché costruirla..
Ore 16: GERMANIA - INGHILTERRA 4 - 1
Chi di gol fantasma ferisce, di gol fantasma perisce. Potrebbe bastare questa dicitura a catalogare l'esito di una gara che comunque, tra le tante cose, ha detto anche e soprattutto che la Germania prosegue meritatamente il suo cammino mondiale, mentre la nazionale inglese va altrettanto meritatamente a fare le valigie per tornare a casa a contemplare la sua nobile regina.
Solo una piccola nota: qui di fantasmagorico non c'è stato proprio nulla. La palla calciata da Geoffrey Hurst quel 30 luglio del 1966 probabilmente non attraversò la linea di porta tedesca. Ma non si ebbero mai immagini condite da assoluta certezza, ed ecco perché si parla di "gol fantasma".
Oggi la palla di Lampard era dentro di quasi un metro. Zero dubbi, gol e basta. Se si parlasse di "gol fantasma" si chiamerebbe in causa una sorta di destino beffardo, una volontà della storia di riaffacciarsi ciclicamente sotto altre vesti che tradiscono però antiche sembianze. E si rischierebbe di evadere dal reale centro del discorso: le colpe dell'arbitro uruguagio Larryonda e del suo assistente Mauricio Espinosa, aggravate dalle falle del sistema di governo di questo sport, i cui dirigenti cercano il progresso solo quando si tratta della commerciabilità del prodotto calcio, e non in funzione di una sua maggiore limpidezza.
D'altronde gli errori e la moviola servono, altrimenti di cosa si parla..
Ecco allora il 24enne portiere tedesco Manuel Neuer che osserva, cadente, la palla mentre va a segnare quel gol che Lampard però non vedrà mai. Molti indovineranno che si tratta di gol già in diretta; qualcun altro se ne capaciterà solo col primo esemplare replay; anche gli spettatori dello stadio, grazie ad uno dei maxi-schermi, avranno subito modo di rendersi conto della pacchianeria dell'errore arbitrale. Lo sanno tutti insomma che si tratta di gol. Tutti meno che arbitro e guardalinee. Potrebbero rendersene conto anche loro e tornare quindi sui propri passi, ma non c'è tempo. The show must go on. "Sorry mr Lampard", firmato Blatter e company.
Attorno a tutto questo c'è una gran partita, con grandi emozioni, grandi giocate e grandi errori. Come quelli della difesa inglese che agevola la grande forza d'urto offensiva dei tedeschi.
A partire da David James, il bello e inutile, portiere che non sa o forse non vuole. Esce, non esce, c'è, non c'è, se tirano si sposta. Bravo spostati James, magari così la prendi con le treccine la palla..
E poi Matthew Upson, difensore del West Ham. Beh difensore è un parolone. Miroslav Klose, in occasione del primo gol tedesco, se lo trascina appresso come una prostituta farebbe con una borsetta. Poi segna Upson, ma non gliel'ha chiesto nessuno. Dovrebbe evitarli i gol lui.
Ed anche il resto non è da salvare: Ashley Cole sfiancato; John Terry sfibrato; Glen Johnson è un fattore nullo. Solo il trio di centrocampo Gerrard-Lampard-Barry tenta di fare qualcosa, anche se quest'ultimo si fa recuperare e sorpassare in maniera imbarazzante da Mesut Ozil in occasione del quarto gol tedesco. Poi neanche Rooney salva la faccia.
Insomma più che parlare di gol fantasma, parlerei di giocatori fantasma.
La Germania di contro è una gran bella squadra. Ma non è cosa nuova. Oggi tutti sugli scudi.
Il portiere Neuer, (tranne l'uscita a cazzo sul gol di Upson), l'attento centrale Arne Friedrich, la fiducia trasmessa da capitan Philipp Lahm, i quattro uomini del reparto avanzato (oggi su tutti il gioiellino del Bayern Monaco Thomas Muller), e in particolare Bastian Schweinsteiger, riadattato ultimamente con ottimi risultati da ala a centrocampista centrale.
Menzione speciale per Jerome Boateng. Possibile che in tutta la Germania non ci sia un mancino cristiano riformato decente in grado di fare il terzino sinistro meglio di sto figlio di ghanese, ex difensore centrale riconvertito terzino, che gioca solo col piede destro!?....
sabato 26 giugno 2010
Ore 20,30: USA - GHANA 1 - 2 dts
Tutto sommato è giusto così. A parte la famosa regola che chi vince ha sempre ragione (anche se questo non significa stare dalla parte del giusto), a parte che non ci si poteva presentare ai quarti di finale senza almeno una squadra del continente che per la prima volta ospita i Mondiali di calcio, a parte tutto questo mi sento di dire che è meglio veder andare avanti il Ghana piuttosto che gli States.
Perché hanno qualcosa da esprimere, voglia di mettersi in gioco, cattiveria, ostinazione, buone individualità, un gruppo apparentemente compatto e una certa freschezza atletica che li rende più prepotenti. Non che i calciatori Usa siano delle larve umane, anzi, ma non hanno mostrato quel piglio che ti fa capire che una squadra vuole assolutamente portare a casa una vittoria.
Perché hanno qualcosa da esprimere, voglia di mettersi in gioco, cattiveria, ostinazione, buone individualità, un gruppo apparentemente compatto e una certa freschezza atletica che li rende più prepotenti. Non che i calciatori Usa siano delle larve umane, anzi, ma non hanno mostrato quel piglio che ti fa capire che una squadra vuole assolutamente portare a casa una vittoria.
Se poi trovi davanti alla porta ghanese un uomo nel pieno di quelle che si usano chiamare "giornate di grazia", e vale a dire l'estremo difensore Richard Kingson (noto anche col nome turco di Faruk Gursoy), che para tutto ciò che gli passa davanti tranne il rigore di Landon Donovan, allora è anche inutile stare a parlare di meriti o di demeriti.
Anche se è obiettivamente il Ghana a mostrare qualcosa in più rispetto alla quadratura tattica statunitense, che tenta di essere sempre ordinata, ma risolve il suo gioco unicamente nei lampi di abilità tecnica del centrocampista del Fulham Clint Dempsey, autore dell'azione da cui scaturisce il rigore che porta la partita ai suplementari; del già citato Donovan; e del giovane gigante Jozy Altidore, attaccante negli ultimi mesi in prestito dal Villlareal all'Hull City, il quale, nonostante la notevole stazza fisica, mostra un'altrettanto sorprendente velocità d'esecuzione nelle sue giocate. A differenza di Iaquinta, aggiungerei..
Purtoppo però c'è anche la fase difensiva, e qui si ride (o si piange) abbastanza nel vedere il gol vittoria del Ghana, segnato da Asamoah Gyan, che scappa verso la porta completamente ignorato dai centrali del reparto arretrato americano, e in particolare dal capitano Carlos Bocanegra. Il difensore d'origine messicana, immerso nel suo ritardo esistenziale, arranca lentamente e inutilmente per fermare Gyan e, prima ancora che l'attaccante ghanese scocchi il suo tiro vincente, ha già gli occhi verso il cielo, pronto a incrociare lo sguardo di dio per fargli capire che lui, Bocanegra, lo sa che ha appena commesso una leggerezza quantomeno inopportuna.
Menzione speciale per Sulley Muntari. Il centrocampista, panchinaro nel Ghana ma spesso titolare quest'anno nell'Inter, avanza nel Mondiale in barba a quel calcio italiano che lo ospita con tanta ingiustificata riconoscenza, anche economica. Ecco uno dei motivi per cui il calcio nostrano è da rifondare.
Ore 16: URUGUAY - COREA DEL SUD 2 - 1
Quando il gioco si fa duro, i gol iniziano ad essere pesanti come la pioggia caduta oggi incessantemente sullo stadio di Port Elizabeth. E non serve farne tanti. Semplicemente uno in più degli avversari, al momento giusto, quando capita l'occasione, senza per forza sprecare energie attaccando inutilmente per novanta e passa minuti.
Ed ecco come l'Uruguay procede, a passo di formica, verso i gradini più alti di questo Mondiale. Senza strafare, forse con un po' di fortuna, ma con grande umiltà e disponibilità al sacrificio.
Se poi hai in squadra chi riesce a inventare gol dal nulla, allora tutto diventa meno complicato.
Il gol vittoria infatti è un'autentica prodezza di Luis Alberto Suàrez (ora a 3 gol nel torneo). Un destro ad effetto, quasi dal vertice sinistro dell'area di rigore, che si insacca dove il portiere sudcoreano non sarebbe mai potuto arrivare. Sia per la traiettoria superba del tiro, sia perché lo stesso portiere sudocoreano Jung Sung-Ryong è chiaramente una comparsa scelta dal ct Huh Jung-Moo per coprire un ruolo forse non molto praticato in Corea del Sud. E a conferma di ciò basti vedere il primo gol uruguagio, siglato dopo pochi minuti di gara sempre da Suàrez: cross basso di Diego Forlàn; Sung-Ryong si sdraia a terra; i compagni difensori credono l'abbia fatto per prendere la palla e allora si fermano (e sbagliano..); Sung-Ryong si dimentica che lavora per prendere la palla; Suàrez a porta vuota non fa lo schizzinoso e segna.
In mezzo alle due reti poco altro per l'Uruguay, se si escludono un gol facile sbagliato dal solito Suàrez con un colpo di testa che a tanti è parso più uno starnuto (ma se fosse già un attaccante completo a 23 anni non giocherebbe nel campionato olandese..), e un rigore assurdamente non concesso dall'arbitro tedesco Wolfgang Stark a Maxi Pereira per un fallo di mano di Lee Jung-Soo, evidente quasi quanto il conflitto di interessi di Berlusconi.
La nazionale asiatica esce fuori dal Mondiale senza aver comunque demeritato più di tanto, considerati soprattutto il secondo tempo di predominio assoluto del gioco e le buone individualità messe in campo, a iniziare dalla grande classe confermata dal capitano del team, nonché ala del Manchester United, Park Ji-Sung; passando per la veloce seconda punta, da due anni nel Monaco, Park Chu-Young (giocatore con quoziente intellettivo di 150, il triplo di Pepe per intenderci..), che oggi ha anche colpito un palo su punizione; e finendo con Lee Chung-Yong, centrocampista del Bolton e autore oggi del suo secondo (inutile) gol nella coppa.
Menzione speciale per Fernando Muslera. Il portiere uruguagio della Lazio è sempre più una certezza assoluta. La certezza che, se gli avversari prendono lo specchio della porta, nove volte su dieci è gol. E' un bravo ragazzo e un buon professionista, non lo metto in dubbio. Ma in futuro gettarsi a terra dopo che la palla è passata non gli servirà ad evitare gol. E poi, se non si sente sicuro, non uscisse proprio dai pali, così evita di restare piantato in posizioni dementi a fissare il cielo, le stelle e le teste di quelli gli buttano la palla in porta..
Ed ecco come l'Uruguay procede, a passo di formica, verso i gradini più alti di questo Mondiale. Senza strafare, forse con un po' di fortuna, ma con grande umiltà e disponibilità al sacrificio.
Se poi hai in squadra chi riesce a inventare gol dal nulla, allora tutto diventa meno complicato.
Il gol vittoria infatti è un'autentica prodezza di Luis Alberto Suàrez (ora a 3 gol nel torneo). Un destro ad effetto, quasi dal vertice sinistro dell'area di rigore, che si insacca dove il portiere sudcoreano non sarebbe mai potuto arrivare. Sia per la traiettoria superba del tiro, sia perché lo stesso portiere sudocoreano Jung Sung-Ryong è chiaramente una comparsa scelta dal ct Huh Jung-Moo per coprire un ruolo forse non molto praticato in Corea del Sud. E a conferma di ciò basti vedere il primo gol uruguagio, siglato dopo pochi minuti di gara sempre da Suàrez: cross basso di Diego Forlàn; Sung-Ryong si sdraia a terra; i compagni difensori credono l'abbia fatto per prendere la palla e allora si fermano (e sbagliano..); Sung-Ryong si dimentica che lavora per prendere la palla; Suàrez a porta vuota non fa lo schizzinoso e segna.
In mezzo alle due reti poco altro per l'Uruguay, se si escludono un gol facile sbagliato dal solito Suàrez con un colpo di testa che a tanti è parso più uno starnuto (ma se fosse già un attaccante completo a 23 anni non giocherebbe nel campionato olandese..), e un rigore assurdamente non concesso dall'arbitro tedesco Wolfgang Stark a Maxi Pereira per un fallo di mano di Lee Jung-Soo, evidente quasi quanto il conflitto di interessi di Berlusconi.
La nazionale asiatica esce fuori dal Mondiale senza aver comunque demeritato più di tanto, considerati soprattutto il secondo tempo di predominio assoluto del gioco e le buone individualità messe in campo, a iniziare dalla grande classe confermata dal capitano del team, nonché ala del Manchester United, Park Ji-Sung; passando per la veloce seconda punta, da due anni nel Monaco, Park Chu-Young (giocatore con quoziente intellettivo di 150, il triplo di Pepe per intenderci..), che oggi ha anche colpito un palo su punizione; e finendo con Lee Chung-Yong, centrocampista del Bolton e autore oggi del suo secondo (inutile) gol nella coppa.
Menzione speciale per Fernando Muslera. Il portiere uruguagio della Lazio è sempre più una certezza assoluta. La certezza che, se gli avversari prendono lo specchio della porta, nove volte su dieci è gol. E' un bravo ragazzo e un buon professionista, non lo metto in dubbio. Ma in futuro gettarsi a terra dopo che la palla è passata non gli servirà ad evitare gol. E poi, se non si sente sicuro, non uscisse proprio dai pali, così evita di restare piantato in posizioni dementi a fissare il cielo, le stelle e le teste di quelli gli buttano la palla in porta..
venerdì 25 giugno 2010
Sintesi Terza Giornata - Gruppo H
Terza giornata:
CILE - SPAGNA 1 - 2
SVIZZERA - HONDURAS 0 - 0
. . .
Qualificate gruppo H:
SPAGNA (prima)
CILE (seconda)
La Spagna riesce nella mini-rimonta per ristabilire il suo primato nel girone ed evitare quindi il Brasile agli ottavi. La vittoria sul Cile comunque non condanna i sudamericani che riescono egualmente ad accedere al turno successivo, nonostante abbiano in porta Claudio Andres Bravo. Ne sentiremo parlare. Male.
La Svizzera, dopo il pareggio senza gol con l'Honduras che sancisce l'eliminazione di entrambe le squadre, ha dimostrato che la vittoria sulla Spagna è stata abbastanza episodica, per non dire casuale, per non dire che se rigiocano quella partita mille volte la perdono milleduecento volte.
I centramericani chiudono il girone con un punto, e con le smorfie e le gesta incomprensibilmente divertite di David Suazo. Vedere foto del dopo partita:
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