E' il Mondiale delle prime volte.
E' la prima volta che vedo tutte le partite a Roma.
E' la prima volta che guardo una semifinale defilato sulla destra rispetto allo schermo tv.
E' la prima volta che una paraguaiana si fa fotografare con un cellulare depositato in mezzo al décolleté.
E' la prima volta che la Germania perde una semifinale il giorno in cui dei terremotati vengono ostacolati (e alcuni anche manganellati) dalle forze dell'ordine nel tentativo di esercitare il loro sacrosanto diritto di protesta contro le promesse politiche disattese.
E' la prima volta che la Spagna vince con un gol di un giocatore che contemporaneamente è: capitano, difensore centrale, catalano, capitano del Barcellona, sotto il metro e 80, e tutt'altro che bello...
No, dico ai cari giornalisti Rai, vogliamo continuare a seminare il campo dei commenti di puttanate simili, o ci limitiamo a ricordare solo le statistiche più importanti, ossia quelle che andranno a incidere sull'albo d'oro, per esempio!? E allora diciamo che la Spagna, così come l'Olanda, si accinge a disputare per la prima volta una finale Mondiale. E con pieno merito. Punto. Stop.
Merito che va equamente diviso tra la Spagna, come squadra in sé, e la testa di Carles Puyol, come parte del corpo in sé. Si perché è con una prepotente capocciata, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, che il 32enne capitano della nazionale e del Barca segna il gol che vale vittoria, finale mondiale e un nuovo capitolo nella storia del calcio iberico.
Il gol, arrivato a metà del secondo tempo, spezza definitivamente le speranze di gloria di una Germania frustrata dall'aver acquisito, nei minuti fin lì giocati, la reale consapevolezza della netta superiorità degli uomini di Vicente del Bosque. Solo abbozzata nei discorsi delle ore precedenti alla gara, essa emerge pian piano sin dai primi minuti di questa semifinale, dominata non dalla Spagna, bensì soprattutto dall'idea di calcio messa in atto dalla Spagna; che è poi quella del Barcellona, come pure appartengono al Barcellona gli artefici principali di questo splendido momento iberico.
E penso naturalmente a Xavier Hernàndez Creus, ossia Xavi, ossia attualmente "forse il giocatore più forte del mondo". Eh si, avete letto bene: "del mondo". Vi sembra esagerato? Non siete d'accordo? Sti cazzi!....Comunque il virgolettato non è mio, bensì di Serse Cosmi in veste di commentatore Rai (uno dei migliori del calderone, non foss'altro perché in questo calcio ci lavora, non ne parla per sentito dire come altri..), ed io sottoscrivo ogni sua parola. Mente della squadra, il piccolo centrocampista del Barcellona scandisce i ritmi del gioco con una tranquillità che ha del sublime. Pare sempre che ogni partita lui l'abbia già vista e memorizzata, e sia quindi pronto a riproporla per mezzo di quei piedi fantastici che si ritrova. Fare la cosa giusta nel modo più semplice possibile, far correre inutilmente gli avversari appresso alla palla, essere lì dove i compagni hanno bisogno di aiuto: questo è Xavi. Pochi centimetri, poca apparenza, tanto genio, tanta sostanza.
Dopo Xavi, escluso il già citato Puyol, non posso non mettere Andrés Iniesta, magari non nel periodo di maggior forma della sua carriera, ma sicuramente una costante spina nel fianco della difesa avversaria. L'uomo dalle mille azioni al minuto. Tanto che il buon capitano tedesco Philipp Lahm ha dovuto abbandonare ben presto i miraggi di escursioni offensive nella metà campo spagnola, costretto com'era a rintuzzare le infinite incursioni di Iniesta. E dall'altra parte del campo stesso destino per il giovane Jérome Boateng, chiuso sulla difensiva da quella scheggia impazzita che risponde al nome di Pedro (Pedrito) Rodrìguez Ledesma: altro canterano del Barca, 23 anni a luglio, ha i numeri del grande campione e può ricoprire tutti i ruoli d'attacco. Non a caso contro la Germania è stato scelto per sostituire lo spento Fernando Torres. Il futuro è suo.
Anche gli altri hanno giocato un'ottima gara, a iniziare da Sergio Ramos e finendo a Xabi Alonso, ma gli elementi citati precedentemente sono quelli che danno qualcosa in più alla nazionale di del Bosque, oltre naturalmente a David Villa (non a caso già acquistato dal Barca), il bomber che solo ieri sera ha vissuto una serata un po' sottotono, ma che rimane un fuoriclasse assoluto.
Il futuro però è anche della Germania. Purtroppo per loro hanno incontrato un avversario troppo più forte. Soprattutto tatticamente, ossia nel campo dove fin'ora il ct Joachim Loew s'era dimostrato insuperabile. E se crescerà anche l'esperienza internazionale di ragazzi come Sami Khedira, Mesut Ozil e Thomas Muller (la sua assenza è stata pesante), sicuramente anche la Germania potrà migliorare il suo sistema di gioco ed arrivare a giocarsela contro la Spagna molto più di quanto non abbia fatto stasera. Partiti senza la fiducia del grande pubblico, il bronzo per ora potrebbe bastare come consolazione.
Menzione speciale per Ivan Zazzaroni. Già a nominarlo vien fuori una sorta di riconoscimento involontario di cui non vorrei si facesse fregio, ma non potevo non evidenziare la sua interpretazione oscena dell'azione in cui Pedro, lanciato palla al piede verso la porta tedesca, non ha fornito un facile assist al meglio piazzato Fernando Torres, finendo col farsi recuperare dai difensori avversari e sciupando quindi un'enorme possibilità per raddoppiare.
Beh Zazza è riuscito a dire che il mancato passaggio di Pedro è sintomo della scarsa fiducia della squadra verso "El nino" Torres. Non è che Pedro, in quanto giovane attaccante alla sua prima esperienza mondiale, avesse solo voglia di veder iscritto il suo nome nel tabellino dei marcatori a futura memoria, in caso di vittoria storica del calcio spagnolo. No: è che non aveva fiducia in Torres!.....Ecco chi commenta il calcio alla Rai.....
mercoledì 7 luglio 2010
martedì 6 luglio 2010
Ore 20,30: URUGUAY - OLANDA 2 - 3
Questi olandesi sono i nipotini di Neeskens e Cruyff.
Parola di Galeazzi, che se tanto mi dà tanto dovrebbe essere il nipote di King Kong. Ok, è una stupida battuta sulla struttura fisica di una persona, scusate. Però stasera le grandi vaccate a commento di questa semifinale vinta dall'Olanda si son davvero sprecate. Non si potrebbe istituire il reato di abuso di commenti fuori luogo? Tra i giornalisti di questa Rai di merda c'è sempre qualcuno che, in barba a ogni decenza, si prende la licenza di richiamare la storia per usarla come meglio gli pare, manco fosse una schiava delle sue ridotte doti intellettuali.
E allora l'Olanda ha meritato questa finale perché avrebbe già dovuto vincere il titolo mondiale nel '74 allorché, nell'acme della sua esperienza calcistica "totalitaria", dovette affrontare in finale l'ostacolo insormontabile dei padroni di casa tedeschi; e perché anche nella finale del '78, a chiusura del ciclo di quella che fu la vera "arancia meccanica", si trovò la strada sbarrata dai legittimi proprietari del suolo, gli argentini di Menotti e della dittatura militare di Videla, alla fine campioni con grandi sospetti sulla regolarità del torneo; e poi non si può dimenticare che campioni come Van Basten e Gullit l'avrebbero meritato un riconoscimento mondiale (oltre a quello europeo)... Ora mi chiedo io: ma perché queste stronzate non le andate a dire in spiaggia, sotto l'ombrellone, quando siete emarginati con la vostra mediocrità, nessuno è "costretto" a darvi retta, e potete pure giustificarvi accusando il troppo caldo del vostro parlare a vanvera?!....
Stasera è accaduto soltanto che la squadra più forte ha vinto, in maniera non del tutto convincente, contro quella meno forte. Succede da quando esiste il calcio. Anzi, forse proprio la prima partita nella storia del calcio moderno, quello che pratichiamo da più di 150 anni, fu una vittoria immeritata della squadra favorita. Dovrebbe essere una cosa normale.
E invece no. Siamo costretti a sorbirci questa interpretazione del calcio come una macchinazione del fato che premia chi s'è comportato bene nei decenni precedenti senza ottenere il giusto riconoscimento, un po' come quegli alunni seri e studiosi che non riescono mai ad andare aldilà del 6 e mezzo, ma che poi ottengono il diploma con un punteggio superiore a 80: voto di stima. Ecco, secondo questa logica l'Olanda dovrebbe vincere un Mondiale per la stima. Fregnacce dei commentatori italici.
Intanto vediamo di celebrare meritatamente il buon 35enne Giovanni van Bronckhorst. Senza il vantaggio improvviso siglato dal suo capitano, l'Olanda non sarebbe riuscita infatti a sbloccare una gara che stava giocando male e che s'avviava verso un modestissimo 0 a 0. Per di più il gol dell'ex terzino di Arsenal e Barcellona è stata una vera e propria prodezza balistica, una scheggia da trenta metri in posizione defilata, infilatasi tra il palo sinistro e la mano di Fernando Muslera.
Stavolta il portiere uruguagio della Lazio, da me comunque non considerato degno di tali livelli del calcio professionistico, risulta tutto sommato incolpevole, vista la traiettoria "a uscire" presa dal pallone. E se dovessi trovare una colpa a Muslera, direi che è troppo corto. Secondo me a lui non si può attribuire una mancanza di elasticità, ma proprio una mancanza di tessuti.
Poco dopo però pareggia l'uruguay con Diego Forlan. Il suo bel sinistro a effetto sorprende Maarten Stekelenburg che, probabilmente poiché coperto dal compagno John Heitinga, vede la traiettoria del pallone in dirittura d'arrivo e riesce solo a schiaffeggiarlo goffamente senza evitare la rete. Il secondo tempo comincia a giocarlo solo l'Uruguay, soprattutto grazie al grande lavoro di movimento di Edison Cavani (difatti criticato dai commentatori post gara..), ma è l'Olanda, dopo una mega occasione a porta vuota sprecata dal destro di Robben (che ha la stessa sensibilità dell'uncino del Capitan Hook di Peter Pan), ad andare in vantaggio con un colpo di culo di Wesley Sneijder, il cui tiraccio carambola su un paio di difensori uruguagi prima di finire dietro Muslera.
Allora apriti cielo: per i cronisti Sneijder è da pallone d'oro!....Chi se ne frega se fino a quel momento era stato anonimo come quasi tutti i suoi compagni, lui è decisivo "anche quando gioca male"!....Eccoli i giornalisti italiani, servi della circostanza.
La partita si smonta. Poco dopo cross di Dirk Kuyt dalla sinistra e Arijen Robben, che fino a quel momento con i piedi aveva parecchio deluso, decide di usare la testa e segna il terzo gol olandese. L'Uruguay è sfiduciato, e il ct Tabarez più di tutto l'Uruguay. Sostituisce allora il miglior giocatore della squadra (Forlan) con un aiuto-magazziniere, e dopo pochi minuti vede accorciate le distanze con un gol del terzino destro Maxi Pereira. Insomma nei minuti di recupero, con un solo gol che la divide da degli insperati supplementari, la celeste si ritrova senza il suo bomber, l'unico capace di poter segnare su calcio piazzato o con un tiro da fuori. Infatti non segnerà mai. La partita finirà, e solo allora Tabarez si ricorderà che è il basket, e non il calcio, lo sport in cui i giocatori sostituiti possono rientrare...
Menzione speciale per Alvaro Pereira, esterno sinistro dell'Uruguay e del Porto. Se nessun tifoso uruguaiano ha invaso il campo per convincerlo, con le buone o con le cattive, ad interrompere subito la sua oscena esibizione, è solo perché il colore della pelle avrebbe potuto identificare l'atto come una discriminazione razziale. E invece Pereira è scarso, solo e semplicemente scarso..
Parola di Galeazzi, che se tanto mi dà tanto dovrebbe essere il nipote di King Kong. Ok, è una stupida battuta sulla struttura fisica di una persona, scusate. Però stasera le grandi vaccate a commento di questa semifinale vinta dall'Olanda si son davvero sprecate. Non si potrebbe istituire il reato di abuso di commenti fuori luogo? Tra i giornalisti di questa Rai di merda c'è sempre qualcuno che, in barba a ogni decenza, si prende la licenza di richiamare la storia per usarla come meglio gli pare, manco fosse una schiava delle sue ridotte doti intellettuali.
E allora l'Olanda ha meritato questa finale perché avrebbe già dovuto vincere il titolo mondiale nel '74 allorché, nell'acme della sua esperienza calcistica "totalitaria", dovette affrontare in finale l'ostacolo insormontabile dei padroni di casa tedeschi; e perché anche nella finale del '78, a chiusura del ciclo di quella che fu la vera "arancia meccanica", si trovò la strada sbarrata dai legittimi proprietari del suolo, gli argentini di Menotti e della dittatura militare di Videla, alla fine campioni con grandi sospetti sulla regolarità del torneo; e poi non si può dimenticare che campioni come Van Basten e Gullit l'avrebbero meritato un riconoscimento mondiale (oltre a quello europeo)... Ora mi chiedo io: ma perché queste stronzate non le andate a dire in spiaggia, sotto l'ombrellone, quando siete emarginati con la vostra mediocrità, nessuno è "costretto" a darvi retta, e potete pure giustificarvi accusando il troppo caldo del vostro parlare a vanvera?!....
Stasera è accaduto soltanto che la squadra più forte ha vinto, in maniera non del tutto convincente, contro quella meno forte. Succede da quando esiste il calcio. Anzi, forse proprio la prima partita nella storia del calcio moderno, quello che pratichiamo da più di 150 anni, fu una vittoria immeritata della squadra favorita. Dovrebbe essere una cosa normale.
E invece no. Siamo costretti a sorbirci questa interpretazione del calcio come una macchinazione del fato che premia chi s'è comportato bene nei decenni precedenti senza ottenere il giusto riconoscimento, un po' come quegli alunni seri e studiosi che non riescono mai ad andare aldilà del 6 e mezzo, ma che poi ottengono il diploma con un punteggio superiore a 80: voto di stima. Ecco, secondo questa logica l'Olanda dovrebbe vincere un Mondiale per la stima. Fregnacce dei commentatori italici.
Intanto vediamo di celebrare meritatamente il buon 35enne Giovanni van Bronckhorst. Senza il vantaggio improvviso siglato dal suo capitano, l'Olanda non sarebbe riuscita infatti a sbloccare una gara che stava giocando male e che s'avviava verso un modestissimo 0 a 0. Per di più il gol dell'ex terzino di Arsenal e Barcellona è stata una vera e propria prodezza balistica, una scheggia da trenta metri in posizione defilata, infilatasi tra il palo sinistro e la mano di Fernando Muslera.
Stavolta il portiere uruguagio della Lazio, da me comunque non considerato degno di tali livelli del calcio professionistico, risulta tutto sommato incolpevole, vista la traiettoria "a uscire" presa dal pallone. E se dovessi trovare una colpa a Muslera, direi che è troppo corto. Secondo me a lui non si può attribuire una mancanza di elasticità, ma proprio una mancanza di tessuti.
Poco dopo però pareggia l'uruguay con Diego Forlan. Il suo bel sinistro a effetto sorprende Maarten Stekelenburg che, probabilmente poiché coperto dal compagno John Heitinga, vede la traiettoria del pallone in dirittura d'arrivo e riesce solo a schiaffeggiarlo goffamente senza evitare la rete. Il secondo tempo comincia a giocarlo solo l'Uruguay, soprattutto grazie al grande lavoro di movimento di Edison Cavani (difatti criticato dai commentatori post gara..), ma è l'Olanda, dopo una mega occasione a porta vuota sprecata dal destro di Robben (che ha la stessa sensibilità dell'uncino del Capitan Hook di Peter Pan), ad andare in vantaggio con un colpo di culo di Wesley Sneijder, il cui tiraccio carambola su un paio di difensori uruguagi prima di finire dietro Muslera.
Allora apriti cielo: per i cronisti Sneijder è da pallone d'oro!....Chi se ne frega se fino a quel momento era stato anonimo come quasi tutti i suoi compagni, lui è decisivo "anche quando gioca male"!....Eccoli i giornalisti italiani, servi della circostanza.
La partita si smonta. Poco dopo cross di Dirk Kuyt dalla sinistra e Arijen Robben, che fino a quel momento con i piedi aveva parecchio deluso, decide di usare la testa e segna il terzo gol olandese. L'Uruguay è sfiduciato, e il ct Tabarez più di tutto l'Uruguay. Sostituisce allora il miglior giocatore della squadra (Forlan) con un aiuto-magazziniere, e dopo pochi minuti vede accorciate le distanze con un gol del terzino destro Maxi Pereira. Insomma nei minuti di recupero, con un solo gol che la divide da degli insperati supplementari, la celeste si ritrova senza il suo bomber, l'unico capace di poter segnare su calcio piazzato o con un tiro da fuori. Infatti non segnerà mai. La partita finirà, e solo allora Tabarez si ricorderà che è il basket, e non il calcio, lo sport in cui i giocatori sostituiti possono rientrare...
Menzione speciale per Alvaro Pereira, esterno sinistro dell'Uruguay e del Porto. Se nessun tifoso uruguaiano ha invaso il campo per convincerlo, con le buone o con le cattive, ad interrompere subito la sua oscena esibizione, è solo perché il colore della pelle avrebbe potuto identificare l'atto come una discriminazione razziale. E invece Pereira è scarso, solo e semplicemente scarso..
sabato 3 luglio 2010
Ore 20,30: PARAGUAY - SPAGNA 0 - 1
Ah si, la Spagna ha vinto col Paraguay. Come prevedibile. Ma molto meno tranquillamente di quanto si potesse pensare. Il Paraguay s'è dimostrato un avversario tosto, e gli iberici si son dimostrati abbastanza sottotono. Naturalmente non tutti però, e infatti son bastate le prodezze dei soliti quattro (Casillas-Xavi-Iniesta-Villa) per permettere agli uomini di Del Bosque di superare l'ostacolo sudamericano e accedere (2a volta nella storia del calcio spagnolo) alle semifinali del Campionato del Mondo.
Qui vediamo in lontananza Iker Casillas che si prepara a giocare una gran partita, sapendo che a poca distanza giace colei che saprà come premiarne l'impegno; ovvero Sara Carbonero, sua compagna, nonché splendida giornalista delle rete tv spagnola Telecinco e bordocampista per queste partite della nazionale spagnola.
Il portiere del Real Madrid rende infatti la sua area di rigore una fortezza inespugnabile, e toglie al Paraguay due grandissime possibilità: prima nega il possibile vantaggio, che a metà del secondo tempo sarebbe stato pesantissimo, bloccando il rigore tirato dalla punta del Benfica Oscar Cardozo, poco prima strattonato da un Gerard Piqué stranamente disattento, che si attacca al suo braccio scambiandolo per una mazza da baseball; poi, negli ultimi minuti di disperate sortite paraguaiane successive al gol del ripetitivo e mai stancante Villa, Casillas rimedia a una sua cattiva respinta su un tiro del solito Cardozo e si getta col corpo per evitare il facile tap-in di Roque Santa Cruz. E infatti lo evita.
Poco prima era arrivata, come detto, la rete di David Villa a puntellare il risultato definitivo. "El guaje" segna e la Spagna vince. La Spagna vince e va avanti nel Mondiale. Ergo è Villa che va avanti nel Mondiale. Il sillogismo non tradisce.
Letale come pochi attaccanti in circolazione (forse nessuno in questo momento), Villa è riferimento del gioco oltre che finalizzatore, crea la superiorità numerica, guadagna punizioni e fornisce assist. In pratica l'esatto opposto di Fernando Torres, che definire "fuori forma" è eufemistico un po' com'è eufemistico definire "fazioso" il Tg1..
Tra l'altro prima del gol risolutivo Villa aveva avuto anche il buon gusto di procurarsi un calcio di rigore che Xabi Alonso, dopo la prima trasformazione stupidamente annullata da uno stupido arbitro per quella stupida regola (stupidamente applicata) dell'invasione precoce dell'area di rigore, s'è poi permesso di calciare tra le braccia del portiere e capitano paraguaiano Justo Villar.
Da rilevare che le poche giocate utili per la nazionale spagnola vengono sempre dal duo "made in Barca" Xavi-Iniesta. Il primo tenta anche con più convinzione il tiro da fuori rispetto alle sue (già eccelse) prestazioni nel club catalano; il secondo è nientemeno che l'autore dell'unico gol mondiale degli iberici non siglato da Villa (quindi una sorta di pecora nera della squadra...), e soprattutto colui da cui ha origine, con una percussione tutta classe e velocità, l'azione del gol vittoria contro il Paraguay.
Menzione speciale per l'attuale allenatore dell'Osasuna, ex nazionale spagnola e Real Madrid, Josè Antonio Camacho. Improvvisatosi commentatore, la sua inaspettata incontenibile esultanza al gol di Villa, ci fa ricordare quanto le vittorie sofferte siano di gran lunga le migliori:
Qui vediamo in lontananza Iker Casillas che si prepara a giocare una gran partita, sapendo che a poca distanza giace colei che saprà come premiarne l'impegno; ovvero Sara Carbonero, sua compagna, nonché splendida giornalista delle rete tv spagnola Telecinco e bordocampista per queste partite della nazionale spagnola.
Il portiere del Real Madrid rende infatti la sua area di rigore una fortezza inespugnabile, e toglie al Paraguay due grandissime possibilità: prima nega il possibile vantaggio, che a metà del secondo tempo sarebbe stato pesantissimo, bloccando il rigore tirato dalla punta del Benfica Oscar Cardozo, poco prima strattonato da un Gerard Piqué stranamente disattento, che si attacca al suo braccio scambiandolo per una mazza da baseball; poi, negli ultimi minuti di disperate sortite paraguaiane successive al gol del ripetitivo e mai stancante Villa, Casillas rimedia a una sua cattiva respinta su un tiro del solito Cardozo e si getta col corpo per evitare il facile tap-in di Roque Santa Cruz. E infatti lo evita.
Poco prima era arrivata, come detto, la rete di David Villa a puntellare il risultato definitivo. "El guaje" segna e la Spagna vince. La Spagna vince e va avanti nel Mondiale. Ergo è Villa che va avanti nel Mondiale. Il sillogismo non tradisce.
Letale come pochi attaccanti in circolazione (forse nessuno in questo momento), Villa è riferimento del gioco oltre che finalizzatore, crea la superiorità numerica, guadagna punizioni e fornisce assist. In pratica l'esatto opposto di Fernando Torres, che definire "fuori forma" è eufemistico un po' com'è eufemistico definire "fazioso" il Tg1..
Tra l'altro prima del gol risolutivo Villa aveva avuto anche il buon gusto di procurarsi un calcio di rigore che Xabi Alonso, dopo la prima trasformazione stupidamente annullata da uno stupido arbitro per quella stupida regola (stupidamente applicata) dell'invasione precoce dell'area di rigore, s'è poi permesso di calciare tra le braccia del portiere e capitano paraguaiano Justo Villar.
Da rilevare che le poche giocate utili per la nazionale spagnola vengono sempre dal duo "made in Barca" Xavi-Iniesta. Il primo tenta anche con più convinzione il tiro da fuori rispetto alle sue (già eccelse) prestazioni nel club catalano; il secondo è nientemeno che l'autore dell'unico gol mondiale degli iberici non siglato da Villa (quindi una sorta di pecora nera della squadra...), e soprattutto colui da cui ha origine, con una percussione tutta classe e velocità, l'azione del gol vittoria contro il Paraguay.
Menzione speciale per l'attuale allenatore dell'Osasuna, ex nazionale spagnola e Real Madrid, Josè Antonio Camacho. Improvvisatosi commentatore, la sua inaspettata incontenibile esultanza al gol di Villa, ci fa ricordare quanto le vittorie sofferte siano di gran lunga le migliori:
Ore 16: ARGENTINA - GERMANIA 0 - 4
"I dodici polmoni del mediano del Liverpool [Mascherano] non saranno sempre sufficienti a fare da scudo alla difesa argentina."
Parole del sottoscritto, risalenti a giovedì 17 giugno. L'Argentina aveva appena battuto la Corea del Sud, per 4 a 1, ed io e tutto il mondo calciofilo con una decente comprensione delle cose del campo avevamo capito che quella crociera prima o poi avrebbe iniziato a imbarcare acqua in maniera copiosa.
Quel poi è arrivato oggi e ha spazzato via, come un uragano (forza 4) , la nave argentina e il suo timoniere speciale, nei vizi come nelle virtù, Diego Armando Maradona. Quel poi si chiama Germania, e sembra voler travolgere tutto quanto le capiti innanzi. Per ora ci sta riuscendo.
E complimenti a voi!
Complimenti a te, mister Joachim Loew, perché la tua squadra fa tutto quello che dovrebbe fare una squadra: difende, gestisce, costruisce e attacca. E lo fa con tutti i suoi elementi, tra cui molti ragazzi alle prime esperienze internazionali, i quali mostrano una tale serena consapevolezza nei propri mezzi che dovrebbe davvero essere invidiata dai giovani aspiranti campioni italiani, tutti chiacchiere e facce da tv.
E complimenti anche a te, Bastian Schweinsteiger, perché stai diventando sempre più un centrocampista perfetto, ed oggi hai dato un ulteriore saggio di questa tua crescita: ora contrasti gli avversari, detti i tempi alla squadra, ti smarchi, ti inserisci con il dribbling, tiri da fuori area e regali assist. Manca solo che inizi a pisciare bionde doppio malto, e la fascia da capitano non te la toglie nessuno..
Fascia da capitano che però ora appartiene degnamente e insindacabilmente a Philipp Lahm. Uomo ovunque, dalla cui esile struttura fisica non t'aspetteresti nulla, ma che invece sprinta per tutta la gara come se ogni dieci minuti venisse sostituito da un clone riposato.
Insieme a questi sopra citati, convivono in campo altri elementi importanti che sin da subito hanno imparato a farsi apprezzare in questo Mondiale. Partendo al devastante Thomas Muller (al suo 4° gol nel torneo), che oggi ha avuto il merito di mettere la partita nelle mani della Germania con quel gol siglato appena al secondo minuto, grazie a una disattenzione dei difensori argentini che evidentemente non pensavano che Muller fosse così maleducato da approfittare del loro immotivato immobilismo. Passando per Mesut Ozil, che oggi ha inciso pur senza eseguire azioni di rilievo. Proseguendo con Lukas Podolski, autore oggi di un assist e soprattutto di una gara di enorme spessore se si pensa a quanto ha speso per tornare a coprire in fase difensiva, oltre al solito attivismo avanzato oggi facilitato dall'inconsistenza del diretto avversario, il presunto terzino destro (presunto solo da Maradona, visto che in realtà è un difensore centrale..) Nicolàs Hernàn Otamendi, che nel solo primo tempo è riuscito a dare validità alle critiche di tutti coloro che prima del Mondiale si scandalizzavano per la mancata convocazione del capitano interista Zanetti. Evidentemente Maradona avrà delle valide alternative, si pensava. Evidentemente l'ex pibe de oro non ha del tutto smesso con la droga..
In calce alle lodi dei tedeschi vanno gli altri gol che hanno reso corposo il risultato. Quindi nota di merito per l'ex capitano dell'Hertha Berlino, Arne Friedrich, e soprattutto per l'attaccante bisestile Miroslavo Klose, quello che ogni quattro anni, in concomitanza della Coppa del Mondo, si eleva a realizzatore inarrestabile e rovescia in rete (quasi) tutto quel che trova da calciare. Con la doppietta di oggi i gol totali segnati da Klose nella massima competizione per nazioni sono 14, uno in meno del brasiliano Ronaldo, dodici in più del calabrese Iaquinta.
E poi c'è l'Argentina. Che subisce l'immediato svantaggio e naufraga, con sporadici tentativi di rimettere la testa fuori dall'acqua. Troppo organizzata e studiata la Germania, troppo confusionaria e scriteriata la banda di Maradona, che sopravvive grazie alle giocate dei suoi campioni. In campo ce ne sono tanti infatti, ma se per limiti d'organizzazione di squadra o di condizione non sono in grado di fare davvero la differenza, allora diventano troppi, e il resto della squadra ne risente, prestando il fianco e l'interno coscia alle avanzate di chi sa che non troverà grosse opposizioni.
Messi lascia il Mondiale senza gol e con pochi acuti. Salvatore Bagni lascia la telecronaca senza sputare un attimo, e con molti "assolutamente". E per chi non l'avesse capito dalla telecronaca di Marco Civoli: Bagni è molto amico di Maradona!...
Menzione speciale per Michael Ballack.
Quando si vociferava che potesse arrivare in Italia, era un fuoriclasse.
Prima del Mondiale era un uomo importante per la nazionale tedesca, che avrebbe sofferto la sua mancanza.
Dopo le prime giornate del torneo si è detto che la Germania aveva ovviato bene alla sua assenza.
Oggi l'infortunio di Ballack è diventato un colpo di per fortuna i tedeschi.
Vi ho presentato: "come essere giornalisti e commentatori sportivi in Italia"!........
Parole del sottoscritto, risalenti a giovedì 17 giugno. L'Argentina aveva appena battuto la Corea del Sud, per 4 a 1, ed io e tutto il mondo calciofilo con una decente comprensione delle cose del campo avevamo capito che quella crociera prima o poi avrebbe iniziato a imbarcare acqua in maniera copiosa.
Quel poi è arrivato oggi e ha spazzato via, come un uragano (forza 4) , la nave argentina e il suo timoniere speciale, nei vizi come nelle virtù, Diego Armando Maradona. Quel poi si chiama Germania, e sembra voler travolgere tutto quanto le capiti innanzi. Per ora ci sta riuscendo.
E complimenti a voi!
Complimenti a te, mister Joachim Loew, perché la tua squadra fa tutto quello che dovrebbe fare una squadra: difende, gestisce, costruisce e attacca. E lo fa con tutti i suoi elementi, tra cui molti ragazzi alle prime esperienze internazionali, i quali mostrano una tale serena consapevolezza nei propri mezzi che dovrebbe davvero essere invidiata dai giovani aspiranti campioni italiani, tutti chiacchiere e facce da tv.
E complimenti anche a te, Bastian Schweinsteiger, perché stai diventando sempre più un centrocampista perfetto, ed oggi hai dato un ulteriore saggio di questa tua crescita: ora contrasti gli avversari, detti i tempi alla squadra, ti smarchi, ti inserisci con il dribbling, tiri da fuori area e regali assist. Manca solo che inizi a pisciare bionde doppio malto, e la fascia da capitano non te la toglie nessuno..
Fascia da capitano che però ora appartiene degnamente e insindacabilmente a Philipp Lahm. Uomo ovunque, dalla cui esile struttura fisica non t'aspetteresti nulla, ma che invece sprinta per tutta la gara come se ogni dieci minuti venisse sostituito da un clone riposato.
Insieme a questi sopra citati, convivono in campo altri elementi importanti che sin da subito hanno imparato a farsi apprezzare in questo Mondiale. Partendo al devastante Thomas Muller (al suo 4° gol nel torneo), che oggi ha avuto il merito di mettere la partita nelle mani della Germania con quel gol siglato appena al secondo minuto, grazie a una disattenzione dei difensori argentini che evidentemente non pensavano che Muller fosse così maleducato da approfittare del loro immotivato immobilismo. Passando per Mesut Ozil, che oggi ha inciso pur senza eseguire azioni di rilievo. Proseguendo con Lukas Podolski, autore oggi di un assist e soprattutto di una gara di enorme spessore se si pensa a quanto ha speso per tornare a coprire in fase difensiva, oltre al solito attivismo avanzato oggi facilitato dall'inconsistenza del diretto avversario, il presunto terzino destro (presunto solo da Maradona, visto che in realtà è un difensore centrale..) Nicolàs Hernàn Otamendi, che nel solo primo tempo è riuscito a dare validità alle critiche di tutti coloro che prima del Mondiale si scandalizzavano per la mancata convocazione del capitano interista Zanetti. Evidentemente Maradona avrà delle valide alternative, si pensava. Evidentemente l'ex pibe de oro non ha del tutto smesso con la droga..
In calce alle lodi dei tedeschi vanno gli altri gol che hanno reso corposo il risultato. Quindi nota di merito per l'ex capitano dell'Hertha Berlino, Arne Friedrich, e soprattutto per l'attaccante bisestile Miroslavo Klose, quello che ogni quattro anni, in concomitanza della Coppa del Mondo, si eleva a realizzatore inarrestabile e rovescia in rete (quasi) tutto quel che trova da calciare. Con la doppietta di oggi i gol totali segnati da Klose nella massima competizione per nazioni sono 14, uno in meno del brasiliano Ronaldo, dodici in più del calabrese Iaquinta.
E poi c'è l'Argentina. Che subisce l'immediato svantaggio e naufraga, con sporadici tentativi di rimettere la testa fuori dall'acqua. Troppo organizzata e studiata la Germania, troppo confusionaria e scriteriata la banda di Maradona, che sopravvive grazie alle giocate dei suoi campioni. In campo ce ne sono tanti infatti, ma se per limiti d'organizzazione di squadra o di condizione non sono in grado di fare davvero la differenza, allora diventano troppi, e il resto della squadra ne risente, prestando il fianco e l'interno coscia alle avanzate di chi sa che non troverà grosse opposizioni.
Messi lascia il Mondiale senza gol e con pochi acuti. Salvatore Bagni lascia la telecronaca senza sputare un attimo, e con molti "assolutamente". E per chi non l'avesse capito dalla telecronaca di Marco Civoli: Bagni è molto amico di Maradona!...
Menzione speciale per Michael Ballack.
Quando si vociferava che potesse arrivare in Italia, era un fuoriclasse.
Prima del Mondiale era un uomo importante per la nazionale tedesca, che avrebbe sofferto la sua mancanza.
Dopo le prime giornate del torneo si è detto che la Germania aveva ovviato bene alla sua assenza.
Oggi l'infortunio di Ballack è diventato un colpo di per fortuna i tedeschi.
Vi ho presentato: "come essere giornalisti e commentatori sportivi in Italia"!........
venerdì 2 luglio 2010
Ore 20,30: URUGUAY - GHANA 5 - 3 dcr
Son passati tre giorni, ma meglio tardi che mai..
Fattore L, come Luìs Suàrez, unico vero segno divino della gara. Spesso i giocatori pregano affinché si realizzi una punizione o un rigore. Ma se in questa gara un dio è intervenuto, ciò è accaduto solo nel movimento istintivo dell'attaccante uruguagio dell'Ajax, il quale, fermando il pallone con la mano, compie uno dei più naturali e solenni gesti di violenza ai danni del regolamento del calcio. Perché la sportività è importante, ma bisogna pur sopravvivere.
Fattore L, come legno. Quello della traversa su cui sbatte il rigore tirato dal Ghana all'ultimo istante dell'ultimo secondo regolamentare disponibile. Uno schiaffo che fa risvegliare l'Uruguay quasi svenuto, tramortito da un colpo inaspettato.
Fattore L, come lacrime. Copiose quelle versate da Asamoah Gyan a fine partita. Il rigore buttato sulla traversa equivale a una porta chiusa in faccia alla buona sorte. D'altronde serve pure che qualcuno se le prenda certe responsabilità. Ma la stima non lenisce il dolore sportivo, e l'attaccante ghanese a fine partita impazzisce letteralmente dall'angoscia di chi sa di aver sprecato un'occasione memorabile per passare alla storia. Ma ne sono sicuro, la sorte tornerà a bussare a casa Gyan.
Intanto una bella bussata alla palla l'ha data Luìs Alberto Suàrez, solito protagonista, seppur stavolta in maniera insolita, della banda di Oscar Washington Tabarez, che approda alle semifinali in barba a un pronostico iniziale logicamente molto meno favorevole. Ma, grazie a qualche presunto dio, nel calcio non esiste logica. Esiste il lavoro, certo. Sempre accompagnato però da una sana dose di imprevedibilità che rende gli episodi i veri padroni di tutto.
Ed ecco allora l'ultimo secondo dei supplementari, Suàrez che ferma con la mano il colpo di testa della giovane scommessa milanista Dominic Adiyiah. L'espulsione. Il rigore. La traversa di Asamoah Gyan. L'Uruguay sopravvissuto.
A questo pre-epilogo si era arrivati dopo una partita vibrante e combattuta. Tante occasioni da una parte e dall'altra, e due gol equamente divisi. Prima per il Ghana l'interista Sulley Muntari, che da trenta metri scaglia una botta sicuramente potente e ad effetto, che però il portiere sudamericano Fernando Muslera avrebbe potuto prendere se solo non si fosse mosso inutilmente in maniera orizzontale come un portiere del calcio balilla. Poi nel secondo tempo pareggia per l'Uruguay il bomber Diego Forlàn, che calcia direttamente in porta una punizione dal vertice sinistro dell'area di rigore, cogliendo impreparato l'estremo ghanese Richard Kingson che becca gol proprio sul suo palo. Ma quel palo devi coprirlo tu, caro Kingson, sennò cosa cazzo metti a fare la barriera per proteggere l'altro versante della porta!?...
A questo punto, gentili portieri della new generation, non la usate proprio più la barriera. Così chi calcia non ha riferimenti e voi vedete partire la palla in santa pace. Se poi chi tira ha un piedino pesante tipo Roberto Carlos, o il collega e connazionale ex genoano Branco (il quale, come ci ricorda wikipedia, ai Mondiali di Italia '90 mandò in ospedale per forte trauma cranico un giocatore scozzese che aveva provato a respingere con la testa un suo calcio di punizione..) , o il serbo Kolarov, allora ci si mette il casco e la corazza, e passa la paura!...
Poi i rigori, e l'esito che conosciamo. Aspettando che tornino il Ghana, Asamoah Gyan, e una giusta rivincita.
Fattore L, come Luìs Suàrez, unico vero segno divino della gara. Spesso i giocatori pregano affinché si realizzi una punizione o un rigore. Ma se in questa gara un dio è intervenuto, ciò è accaduto solo nel movimento istintivo dell'attaccante uruguagio dell'Ajax, il quale, fermando il pallone con la mano, compie uno dei più naturali e solenni gesti di violenza ai danni del regolamento del calcio. Perché la sportività è importante, ma bisogna pur sopravvivere.
Fattore L, come legno. Quello della traversa su cui sbatte il rigore tirato dal Ghana all'ultimo istante dell'ultimo secondo regolamentare disponibile. Uno schiaffo che fa risvegliare l'Uruguay quasi svenuto, tramortito da un colpo inaspettato.
Fattore L, come lacrime. Copiose quelle versate da Asamoah Gyan a fine partita. Il rigore buttato sulla traversa equivale a una porta chiusa in faccia alla buona sorte. D'altronde serve pure che qualcuno se le prenda certe responsabilità. Ma la stima non lenisce il dolore sportivo, e l'attaccante ghanese a fine partita impazzisce letteralmente dall'angoscia di chi sa di aver sprecato un'occasione memorabile per passare alla storia. Ma ne sono sicuro, la sorte tornerà a bussare a casa Gyan.
Intanto una bella bussata alla palla l'ha data Luìs Alberto Suàrez, solito protagonista, seppur stavolta in maniera insolita, della banda di Oscar Washington Tabarez, che approda alle semifinali in barba a un pronostico iniziale logicamente molto meno favorevole. Ma, grazie a qualche presunto dio, nel calcio non esiste logica. Esiste il lavoro, certo. Sempre accompagnato però da una sana dose di imprevedibilità che rende gli episodi i veri padroni di tutto.
Ed ecco allora l'ultimo secondo dei supplementari, Suàrez che ferma con la mano il colpo di testa della giovane scommessa milanista Dominic Adiyiah. L'espulsione. Il rigore. La traversa di Asamoah Gyan. L'Uruguay sopravvissuto.
A questo pre-epilogo si era arrivati dopo una partita vibrante e combattuta. Tante occasioni da una parte e dall'altra, e due gol equamente divisi. Prima per il Ghana l'interista Sulley Muntari, che da trenta metri scaglia una botta sicuramente potente e ad effetto, che però il portiere sudamericano Fernando Muslera avrebbe potuto prendere se solo non si fosse mosso inutilmente in maniera orizzontale come un portiere del calcio balilla. Poi nel secondo tempo pareggia per l'Uruguay il bomber Diego Forlàn, che calcia direttamente in porta una punizione dal vertice sinistro dell'area di rigore, cogliendo impreparato l'estremo ghanese Richard Kingson che becca gol proprio sul suo palo. Ma quel palo devi coprirlo tu, caro Kingson, sennò cosa cazzo metti a fare la barriera per proteggere l'altro versante della porta!?...
A questo punto, gentili portieri della new generation, non la usate proprio più la barriera. Così chi calcia non ha riferimenti e voi vedete partire la palla in santa pace. Se poi chi tira ha un piedino pesante tipo Roberto Carlos, o il collega e connazionale ex genoano Branco (il quale, come ci ricorda wikipedia, ai Mondiali di Italia '90 mandò in ospedale per forte trauma cranico un giocatore scozzese che aveva provato a respingere con la testa un suo calcio di punizione..) , o il serbo Kolarov, allora ci si mette il casco e la corazza, e passa la paura!...
Poi i rigori, e l'esito che conosciamo. Aspettando che tornino il Ghana, Asamoah Gyan, e una giusta rivincita.
Ore 16: OLANDA - BRASILE 2 - 1
Io l'avevo detto che il Brasile era una squadra forte. E lo è stata, infatti. Purtroppo (per loro) però soltanto per un tempo, il primo. Una frazione di gara, che nella misura del tempo equivale a poco più di 45 minuti. Ma che nel calcio equivale a nulla.
L'Olanda, se possibile, ha fatto anche meno del Brasile. In termini di gioco sviluppato è stata abbastanza sterile. Poi però ha segnato due volte sugli sviluppi aerei di un calcio piazzato. Due azioni che nella categoria "ricordi indelebili di calcio spettacolo" (esiste, fidatevi, esiste..) avranno scarso rilievo, ma che nel calcio corrispondono all'unità di misura della vittoria sull'avversario. Quindi significano tutto.
Quella di oggi dell'Olanda è una vittoria per cui, più che di protagonisti, si può parlare di colpevoli. Ossia i brasiliani rei, più o meno sfortunati, delle leggerezze che hanno permesso i facili e casuali e inaspettati gol degli orange.
Ed eccoli i due colpevoli e il finto protagonista. In ordine di posizionamento dalle retrovie della foto, per il Brasile troviamo il sempreverde (vestito) portiere interista Jùlio César Soares Espìndola, e il semprerosso (cacciato) Felipe Melo Vicente de Carvalho.
Il primo è un reo sfortunato: praticamente inoperoso fino all'8' della ripresa, si ritrova di lì a poco a raccogliere una prima volta la palla in rete perché un suo compagno di squadra ha deciso di spodestarlo dalla carica di sovrano della sua zona, ignorando quella sorta di "ius primae noctis" che hanno i portieri sui palloni che volano in area di rigore e avendo anche il pessimo gusto di fargli subire ciò che gli olandesi non erano stati neanche capaci di sfiorare per quasi un'ora.
Questo suo compagno di squadra, appena evocato, è appunto lo juventino Felipe Melo. Un po' meno sfortunato, rispetto al suo portiere, semplicemente perché fa una cosa che non avrebbe dovuto fare: anticiparlo. Ed anche perché corona danno e beffa coordinandosi male e buttando la palla nella propria porta. Dello stesso Melo bisogna naturalmente ricordare un discreto primo tempo, suggellato dallo splendido passaggio che, partito esattamente dal cerchio del centrocampo, ha sorpreso la difesa olandese (in particolare il centrale dell'Everton John Heitinga, distratto poiché alla ricerca dei 2 euro persi prima dell'inizio della gara in quella zona del campo..), permettendo a un Robinho smarcato di siglare, tutto solo davanti a Maarten Stekelenburg, il gol del momentaneo e meritato vantaggio brasiliano. Ma dello stesso Melo bisogna pure menzionare il completamento della summa di cazzate che si possono commettere in un Mondiale: e dopo l'autogol, ecco quindi l'espulsione per aver pestato, più o meno intenzionalmente, la coscia di Robben. A cui prova a chiedere scusa appena dopo aver commesso lo stupido fallo, quasi come fosse un cliente che, da solo in un negozio e con le telecamere puntate tutte su di lui, ruba un prodotto e pensa: "ora con calma saluto, ed esco senza dare nell'occhio. Magari non se ne accorgono....."
Magari l'arbitro giapponese Nishimura non se ne fosse accorto...purtroppo per Melo se n'è accorto e l'ha mandato via. E purtroppo per il Brasile il ct Carlos Dunga non ha mai realizzato che Melo ha un rapporto tra vaccate e buone giocate che è di dieci a una.
L'Olanda intanto con Wesley Sneijder (finto protagonista in quanto autore dell'assist a Felipe Melo, e di un colpo di testa a porta vuota) aveva segnato anche il secondo gol, sugli sviluppi di un calcio d'angolo sterzato da una spizzata di Dirk Kuyt, che ha colto lo stesso Sneijder non granché marcato dai lunghi difensori brasiliani.
Dopo poco altro. Rincorsa disperata dei verdeoro, strattonati dalla stanchezza e svagati dalla piega imponderabile presa dalla partita, e gestione della palla tranquilla (forse troppo) da parte dei ragazzi di Bert van Marwijk.
Menzione speciale per Mark van Bommel. Il mediano olandese nel primo tempo non vede mai la palla. Però vede, e prende, spesso le gambe degli avversari. E non viene mai ammonito. In compenso simula che è un piacere. E non viene mai ammonito. Allora inizia anche a protestare e a lamentarsi come se fosse un adolescente viziato e maleducato. E non viene ammonito.
Si potrebbe dire che sia quasi un "eroe", se quel titolo non fosse ormai prerogativa esclusiva di un defunto stalliere mafioso di un noto presidente del consiglio!.....
L'Olanda, se possibile, ha fatto anche meno del Brasile. In termini di gioco sviluppato è stata abbastanza sterile. Poi però ha segnato due volte sugli sviluppi aerei di un calcio piazzato. Due azioni che nella categoria "ricordi indelebili di calcio spettacolo" (esiste, fidatevi, esiste..) avranno scarso rilievo, ma che nel calcio corrispondono all'unità di misura della vittoria sull'avversario. Quindi significano tutto.
Quella di oggi dell'Olanda è una vittoria per cui, più che di protagonisti, si può parlare di colpevoli. Ossia i brasiliani rei, più o meno sfortunati, delle leggerezze che hanno permesso i facili e casuali e inaspettati gol degli orange.
Ed eccoli i due colpevoli e il finto protagonista. In ordine di posizionamento dalle retrovie della foto, per il Brasile troviamo il sempreverde (vestito) portiere interista Jùlio César Soares Espìndola, e il semprerosso (cacciato) Felipe Melo Vicente de Carvalho.
Il primo è un reo sfortunato: praticamente inoperoso fino all'8' della ripresa, si ritrova di lì a poco a raccogliere una prima volta la palla in rete perché un suo compagno di squadra ha deciso di spodestarlo dalla carica di sovrano della sua zona, ignorando quella sorta di "ius primae noctis" che hanno i portieri sui palloni che volano in area di rigore e avendo anche il pessimo gusto di fargli subire ciò che gli olandesi non erano stati neanche capaci di sfiorare per quasi un'ora.
Questo suo compagno di squadra, appena evocato, è appunto lo juventino Felipe Melo. Un po' meno sfortunato, rispetto al suo portiere, semplicemente perché fa una cosa che non avrebbe dovuto fare: anticiparlo. Ed anche perché corona danno e beffa coordinandosi male e buttando la palla nella propria porta. Dello stesso Melo bisogna naturalmente ricordare un discreto primo tempo, suggellato dallo splendido passaggio che, partito esattamente dal cerchio del centrocampo, ha sorpreso la difesa olandese (in particolare il centrale dell'Everton John Heitinga, distratto poiché alla ricerca dei 2 euro persi prima dell'inizio della gara in quella zona del campo..), permettendo a un Robinho smarcato di siglare, tutto solo davanti a Maarten Stekelenburg, il gol del momentaneo e meritato vantaggio brasiliano. Ma dello stesso Melo bisogna pure menzionare il completamento della summa di cazzate che si possono commettere in un Mondiale: e dopo l'autogol, ecco quindi l'espulsione per aver pestato, più o meno intenzionalmente, la coscia di Robben. A cui prova a chiedere scusa appena dopo aver commesso lo stupido fallo, quasi come fosse un cliente che, da solo in un negozio e con le telecamere puntate tutte su di lui, ruba un prodotto e pensa: "ora con calma saluto, ed esco senza dare nell'occhio. Magari non se ne accorgono....."
Magari l'arbitro giapponese Nishimura non se ne fosse accorto...purtroppo per Melo se n'è accorto e l'ha mandato via. E purtroppo per il Brasile il ct Carlos Dunga non ha mai realizzato che Melo ha un rapporto tra vaccate e buone giocate che è di dieci a una.
L'Olanda intanto con Wesley Sneijder (finto protagonista in quanto autore dell'assist a Felipe Melo, e di un colpo di testa a porta vuota) aveva segnato anche il secondo gol, sugli sviluppi di un calcio d'angolo sterzato da una spizzata di Dirk Kuyt, che ha colto lo stesso Sneijder non granché marcato dai lunghi difensori brasiliani.
Dopo poco altro. Rincorsa disperata dei verdeoro, strattonati dalla stanchezza e svagati dalla piega imponderabile presa dalla partita, e gestione della palla tranquilla (forse troppo) da parte dei ragazzi di Bert van Marwijk.
Menzione speciale per Mark van Bommel. Il mediano olandese nel primo tempo non vede mai la palla. Però vede, e prende, spesso le gambe degli avversari. E non viene mai ammonito. In compenso simula che è un piacere. E non viene mai ammonito. Allora inizia anche a protestare e a lamentarsi come se fosse un adolescente viziato e maleducato. E non viene ammonito.
Si potrebbe dire che sia quasi un "eroe", se quel titolo non fosse ormai prerogativa esclusiva di un defunto stalliere mafioso di un noto presidente del consiglio!.....
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