giovedì 17 giugno 2010

Ore 20,30: FRANCIA - MESSICO 0 - 2

"Allons enfants de la patrie". Andiamo, figli della patria. Si si, andate. Andate pure..
Il Mondiale saluta così, immaginando un esito che appare scontato (non posso non pensare a un bel biscottone tra Messico e Uruguay all'ultima giornata!..), i transalpini, i "bleus", i galletti, insomma quell'accozzaglia informe di calciatori che si fregia del titolo di nazionale francese.
Il Messico è parso sedici volte più squadra della Francia, ed è giusto che prosegua il suo cammino in Sudafrica, soprattutto fino a quando ci permetterà di assistere a queste gare vivaci e ben giocate. Merito del ct Javier Aguirre, da sempre guida di squadre ottimamente disposte in campo.
Ma anche la Francia è l'esatta riproduzione, sul rettangolo di gioco, del suo allenatore. Infatti è una squadra inutile.


No, caro Raymond Domenech, non serve che alzi la mano. Non ti faccio replicare. Tu sei semplicemente uno dei maggiori paradossi prodotti dal calcio (non) giocato negli ultimi dieci anni. E ciò che più ricorderemo di te non saranno le scialbe (eufemismo di dimensioni abnormi) prestazioni della tua nazionale. Né saranno le tue provocazioni disseminate in giornali ormai buoni per incartare il pesce. Né saranno infine le stranezze che in tutti questi anni hanno circondato di un'aura di mistero il tuo lavoro.
Ciò che non potremo mai rimuovere dalla testa, pensando a te, sarà una sola domanda: che cazzo ridi?
Nei momenti clou della tua carriera da ct, che sono stati spesso momenti (calcisticamente parlando) drammatici, tu hai sempre irrimediabilmente mostrato quella faccia strafottente e sorridente, come un jolly delle carte invecchiato e impolverato. E anche stasera: Abidal fa la sua sciocchezza, ormai rituale con la maglia francese; Cuauhtemoc Blanco parte come un Boeing 747 per accingersi a scagliare la palla alle spalle di Lloris per il 2-0 definitivo e brutale; la telecamera stringe sul tuo profilo da perdente, e tu che fai!? Ridi!..
Mah...comunque ci mancherai, sappilo.

Menzione speciale per la divisa della Francia. Pensare in anticipo di decorare le schiene dei calciatori con segni di frustata, disegnati direttamente dietro la maglia, è stata un'ottima idea. Così al ritorno in patria molti tifosi avranno già dei riferimenti diciamo..

Ore 16: GRECIA - NIGERIA 2 - 1

Mi spiace ripetermi. Mi spiace ripetere quanto di negativo ho già scritto per un'altra squadra africana, ossia i padroni di casa del Sudafrica, ma anche la prematura fine dei sogni di gloria per la Nigeria è più che meritata.
Oggi, durante il divertente incontro disputatosi tra i centrafricani e la Grecia, è mancato solo che i giocatori della Nigeria si tagliassero le palle e le offrissero agli avversari su un vassoio d'argento.
Sono ormai vent'anni che aspettiamo il salto di qualità delle nazionali del continente nero, ed invece sembra essere davvero definitivamente esaurito il momento d'oro di grandi potenze del calcio africano come Camerun e, appunto, le aquile verdi di Lagos.
Sarà stata tutta colpa di Kaita, il centrocampista nigeriano fattosi espellere alla mezzora del primo tempo per un fallito tentativo di calcione?

(foto Reuters)

Sani Kaita si copre il volto con la maglia verde, forse perché piange, sicuramente perché sa di aver sbagliato e non vuole che glielo si legga in faccia. Certe cose un uomo non le riesce a reggere, ed è comprensibile. Certo, ha sbagliato. Ma ammettetelo: chi non avrebbe provato a tirare un calcio a quel Vasilis Torosidis?! Con la faccia irritante che si ritrova, tutta pienamente espressa nella vergognosa e anche malriuscita pagliacciata di fingere di aver subìto un colpo in realtà mai giunto a destinazione, Torosidis riuscirebbe a stare antipatico persino a Biancaneve e tutti i nani messi insieme.
Kaita comunque ha fatto una cazzata ed è stato giustamente espulso. E con l'uomo in meno la Nigeria si è trovata in effetti praticamente costretta a soffrire gli attacchi forsennati degli uomini di Otto Rehagel, che dopo la superiorità numerica aveva pure inserito un altro attaccante al posto del difensore genoano Sokratis Papastathopoulos. Però bisogna anche dire che la Grecia, a parte un paio di azioni palla a terra volte a sfruttare l'uomo in più, si è prodotta soprattutto in tentativi da fuori area e cross aerei dalla trequarti, ossia soluzioni potenzialmente controllabili anche in inferiorità numerica. Situazioni controllabili certo, ma a patto però che in area di rigore si marchino gli avversari! Altrimenti all'ottimo estremo difensore Vincent Enyeama non basteranno mai miriadi di ottimi interventi per salvare il culo alla squadra.
E difatti così è stato. Al povero portiere nigeriano sono arrivati tiri da tutte la parti, anche dagli spalti probabilmente. Nel primo gol la palla è stata deviata da un compagno, e spiazzato com'era avrebbe potuto raggiungerla solo con una bestemmia. Poi ha parato più di quello che avrebbe potuto. Quindi ha avuto la sola sfortuna di respingere male un tiro, regalando la palla del 2 - 1 proprio ai piedi di Torosidis. Destino beffardo.
Ma, infortunio di Enyeama a parte, gli errori in difesa non sono stati i soli. Il signorino attaccante dei miei stivali (che non ho), Chinedu Obasi, deve infatti spiegarmi come diamine può ritenersi ancora rappresentante di tal ruolo dopo aver ciabattato malamente, a due metri di distanza, una palla che la porta, vuota, chiedeva solamente di accogliere tra le sue larghe reti. Ma va là..


Menzione speciale per il centravanti greco Georgios Samaras. Ho scoperto che nel film "The Passion" di Mel Gibson è stato controfigura di Jim Caveziel quando doveva stare fermo fuori dal centro della scena. Cosa che Samaras sa fare molto bene..

ORE 13,30: ARGENTINA - COREA DEL SUD 4 - 1

Tanto tuonò, che piovve. Beh non proprio una pioggia incessante e fitta, diciamo piuttosto un bello scroscio isolato di quelli estivi. Rumoroso, parecchio scenico, ma breve e fine a sé stesso. Fa sempre un gran caldo insomma, e l'estate è lunga.
Cazzo che bella metafora! Spesso mi sorprendo di quello che scrivo. Comunque la pioggia è chiaramente da legare ai quattro gol rifilati dall'Argentina alla Corea del Sud nella gara terminata non troppi minuti fa. Mai stata in discussione, la superiorità degli uomini di Maradona si determina però sempre di più come una superiorità esclusivamente tecnica, quella cioè che viene facile aspettarsi se si hanno in rosa campioni del calibro di Messi, Tevez, Higuain, Di Maria, Aguero, Milito. Ma dietro questi c'è molto poco, le azioni sono costruite con giocate dei singoli, e la presenza fissa di quattro uomini d'attacco, imposta (fin ora con successo) dal ct ex "pibe de oro", comporta dei pericolosi vuoti in mezzo al campo soprattutto quando si tratta di proteggere la difesa.


E fortuna che oltre ai campioni più menzionati c'è anche chi si sbatte a fare da tappabuchi come Javier Mascherano. Ma i dodici polmoni del mediano del Liverpool non saranno sempre sufficienti a fare da scudo alla difesa argentina.
Ricordiamoci inoltre che non stiamo parlando di una difesa normale, ma di un reparto che presenta tra le sue fila l'inossidabile Martin Demichelis, di cui avevo già sparlato nel post sulla prima gara dell'Argentina. L'aggettivo inossidabile è inteso in questo caso come una maledizione per gli argentini stessi. Perché questo spogliarellista fallito, che ha scelto incomprensibilmente la carriera di difensore centrale, mostra un'attitudine alla cazzata degna davvero del miglior (o peggior) Bruno N'gotty, dimenticabile meteora del Milan di Zaccheroni. E tanto per non smentirsi, anche oggi Demichelis ha voluto regalare un gol. Stavolta il fortunato è stato il sudcoreano Chung-Yong Lee.
Altro che Mascherano, a Maradona potrebbe non bastare schierare tutte le guardie del corpo di Obama..


Menzione speciale. Ma da quando i coreani hanno imparato a calciare bene anche dai trenta metri?! Per favore ditemi che è un brutto sogno, o che sono solo gli effetti di questo pallone di cui si lamentano tutti: allenatori, dirigenti, raccattapalle, tifosi, portieri, portinai, l'Onu, Fabrizio Corona e la Rai!...