C'era una volta il Brasile che si difendeva giocando a fare il torello con gli avversari, giocando a non fargli prendere il pallone.
C'era una volta il Brasile odiato per la sua trama infinita di passaggi, meccanismo difficilmente scardinabile portato avanti da attori, sinceramente presuntuosi, che ostentavano la propria innata padronanza tecnica.
C'era una volta il Brazil sudamericano. tempi andati. Oggi abbiamo quello "europeo": un po' più noioso, raramente spettacolare e meno padrone del gioco, ma sempre letale e vincente. Anzi nel complesso, probabilmente, è il Brasile più forte degli ultimi 25 anni. Anche nel senso propriamente fisico dell'attributo.
E' il Brasile 2.0, quello che in vetrina mette anche i suoi difensori centrali.
Come Juan Silveira dos santos, meglio noto solo come Juan (sopra immortalato mentre tenta di imitare una famosa scena di "E.T. l'Extra-Terrestre"), pilastro della Roma da ormai tre stagioni e protagonista con Lucimar Ferreira da Silva, in arte Lùcio, di una tra le più forti difese centrali del globo calcistico.
Alto e longilineo, più elegante, simpatico e sportivo rispetto al compagno di reparto interista, Juan contro il Cile ha mostrato ulteriormente, qualora ve ne fosse il bisogno, la nuova faccia verdeoro. Quella che studia gli schemi su calcio piazzato perché ora ha anche giocatori con una struttura fisica imponente. Quella che non bada ai fronzoli, bensì allo stretto necessario. Quella che sblocca le partite con il gioco aereo e le addomestica poi con ripartenze veloci di stampo tutto italiano. E non a caso il ct Carlos Dunga nel campionato italiano vi ha trascorso sei lunghi anni.
Insomma calcio d'angolo, bel cross di Maicon, e potente colpo di testa di Juan che infila la palla all'incrocio dei pali. Uno a zero. Vi chiederete se si esauriscano con questo gol i meriti del difensore della Roma contro il Cile. Se lo chiedete, allora non avete visto la partita!...
Per il resto della gara, che vede il Cile subire anche il contraccolpo psicologico del raddoppio immediato di Luis Fabiano, il Brasile si trova comunque a dover contrastare gli attacchi, continui anche se poco concreti, dei ragazzi allenati dall'argentino Marcelo Bielsa. E qui Juan si erge a vero e proprio totem. Dove vorrebbe passare la palla c'è già prima lui, che estende le sue lunghe leve e il suo collo snodabile in qualsiasi direzione richieda la situazione di gioco. Semplicemente onnipresente.
Il Cile dal canto suo continua la sua partita generosa, scriteriatamente alla ricerca del gol, ed è quindi costretto a subire i contropiedi dei nuovi brasiliani "europei", magari non eccelsi tecnicamente come i loro predecessori in maglia verdeoro, ma dotati di corsa veloce e grande disponibilità a infilarsi negli spazi. Come ad esempio il terzino sinistro Michel Bastos, che in realtà nel Lyone gioca praticamente da ala, e il centrocampista offensivo Ramires Santos do Nascimiento, che potremmo definire "trequartista a cazzi suoi" visto che non ha la fantasia tipica di uno che gioca dietro le punte, ma spacca comunque la difesa avversaria con le sue incursioni letali. E così produce assist importanti come quello in occasione del 3 - 0 di Robinho.
Menzione speciale per l'arcinoto commentatore Rai Salvatore Bagni. Dicci quali droghe usi, dai!...Lo vogliamo sapere tutti com'è che ti escono quelle vocine strane!...Anch'io voglio imparare a commentare il pranzo cucinato da mia madre borbottando: "eh si...assolutamente...ehehe....no ma lei la fa sempre la pasta così...me la ricordo nel '96 a casa di nonna....e già a 22 anni se ne parlava bene....eh beh...si si...assolutamente!..."

