Son passati tre giorni, ma meglio tardi che mai..
Fattore L, come Luìs Suàrez, unico vero segno divino della gara. Spesso i giocatori pregano affinché si realizzi una punizione o un rigore. Ma se in questa gara un dio è intervenuto, ciò è accaduto solo nel movimento istintivo dell'attaccante uruguagio dell'Ajax, il quale, fermando il pallone con la mano, compie uno dei più naturali e solenni gesti di violenza ai danni del regolamento del calcio. Perché la sportività è importante, ma bisogna pur sopravvivere.
Fattore L, come legno. Quello della traversa su cui sbatte il rigore tirato dal Ghana all'ultimo istante dell'ultimo secondo regolamentare disponibile. Uno schiaffo che fa risvegliare l'Uruguay quasi svenuto, tramortito da un colpo inaspettato.
Fattore L, come lacrime. Copiose quelle versate da Asamoah Gyan a fine partita. Il rigore buttato sulla traversa equivale a una porta chiusa in faccia alla buona sorte. D'altronde serve pure che qualcuno se le prenda certe responsabilità. Ma la stima non lenisce il dolore sportivo, e l'attaccante ghanese a fine partita impazzisce letteralmente dall'angoscia di chi sa di aver sprecato un'occasione memorabile per passare alla storia. Ma ne sono sicuro, la sorte tornerà a bussare a casa Gyan.
Intanto una bella bussata alla palla l'ha data Luìs Alberto Suàrez, solito protagonista, seppur stavolta in maniera insolita, della banda di Oscar Washington Tabarez, che approda alle semifinali in barba a un pronostico iniziale logicamente molto meno favorevole. Ma, grazie a qualche presunto dio, nel calcio non esiste logica. Esiste il lavoro, certo. Sempre accompagnato però da una sana dose di imprevedibilità che rende gli episodi i veri padroni di tutto.
Ed ecco allora l'ultimo secondo dei supplementari, Suàrez che ferma con la mano il colpo di testa della giovane scommessa milanista Dominic Adiyiah. L'espulsione. Il rigore. La traversa di Asamoah Gyan. L'Uruguay sopravvissuto.
A questo pre-epilogo si era arrivati dopo una partita vibrante e combattuta. Tante occasioni da una parte e dall'altra, e due gol equamente divisi. Prima per il Ghana l'interista Sulley Muntari, che da trenta metri scaglia una botta sicuramente potente e ad effetto, che però il portiere sudamericano Fernando Muslera avrebbe potuto prendere se solo non si fosse mosso inutilmente in maniera orizzontale come un portiere del calcio balilla. Poi nel secondo tempo pareggia per l'Uruguay il bomber Diego Forlàn, che calcia direttamente in porta una punizione dal vertice sinistro dell'area di rigore, cogliendo impreparato l'estremo ghanese Richard Kingson che becca gol proprio sul suo palo. Ma quel palo devi coprirlo tu, caro Kingson, sennò cosa cazzo metti a fare la barriera per proteggere l'altro versante della porta!?...
A questo punto, gentili portieri della new generation, non la usate proprio più la barriera. Così chi calcia non ha riferimenti e voi vedete partire la palla in santa pace. Se poi chi tira ha un piedino pesante tipo Roberto Carlos, o il collega e connazionale ex genoano Branco (il quale, come ci ricorda wikipedia, ai Mondiali di Italia '90 mandò in ospedale per forte trauma cranico un giocatore scozzese che aveva provato a respingere con la testa un suo calcio di punizione..) , o il serbo Kolarov, allora ci si mette il casco e la corazza, e passa la paura!...
Poi i rigori, e l'esito che conosciamo. Aspettando che tornino il Ghana, Asamoah Gyan, e una giusta rivincita.
venerdì 2 luglio 2010
Ore 16: OLANDA - BRASILE 2 - 1
Io l'avevo detto che il Brasile era una squadra forte. E lo è stata, infatti. Purtroppo (per loro) però soltanto per un tempo, il primo. Una frazione di gara, che nella misura del tempo equivale a poco più di 45 minuti. Ma che nel calcio equivale a nulla.
L'Olanda, se possibile, ha fatto anche meno del Brasile. In termini di gioco sviluppato è stata abbastanza sterile. Poi però ha segnato due volte sugli sviluppi aerei di un calcio piazzato. Due azioni che nella categoria "ricordi indelebili di calcio spettacolo" (esiste, fidatevi, esiste..) avranno scarso rilievo, ma che nel calcio corrispondono all'unità di misura della vittoria sull'avversario. Quindi significano tutto.
Quella di oggi dell'Olanda è una vittoria per cui, più che di protagonisti, si può parlare di colpevoli. Ossia i brasiliani rei, più o meno sfortunati, delle leggerezze che hanno permesso i facili e casuali e inaspettati gol degli orange.
Ed eccoli i due colpevoli e il finto protagonista. In ordine di posizionamento dalle retrovie della foto, per il Brasile troviamo il sempreverde (vestito) portiere interista Jùlio César Soares Espìndola, e il semprerosso (cacciato) Felipe Melo Vicente de Carvalho.
Il primo è un reo sfortunato: praticamente inoperoso fino all'8' della ripresa, si ritrova di lì a poco a raccogliere una prima volta la palla in rete perché un suo compagno di squadra ha deciso di spodestarlo dalla carica di sovrano della sua zona, ignorando quella sorta di "ius primae noctis" che hanno i portieri sui palloni che volano in area di rigore e avendo anche il pessimo gusto di fargli subire ciò che gli olandesi non erano stati neanche capaci di sfiorare per quasi un'ora.
Questo suo compagno di squadra, appena evocato, è appunto lo juventino Felipe Melo. Un po' meno sfortunato, rispetto al suo portiere, semplicemente perché fa una cosa che non avrebbe dovuto fare: anticiparlo. Ed anche perché corona danno e beffa coordinandosi male e buttando la palla nella propria porta. Dello stesso Melo bisogna naturalmente ricordare un discreto primo tempo, suggellato dallo splendido passaggio che, partito esattamente dal cerchio del centrocampo, ha sorpreso la difesa olandese (in particolare il centrale dell'Everton John Heitinga, distratto poiché alla ricerca dei 2 euro persi prima dell'inizio della gara in quella zona del campo..), permettendo a un Robinho smarcato di siglare, tutto solo davanti a Maarten Stekelenburg, il gol del momentaneo e meritato vantaggio brasiliano. Ma dello stesso Melo bisogna pure menzionare il completamento della summa di cazzate che si possono commettere in un Mondiale: e dopo l'autogol, ecco quindi l'espulsione per aver pestato, più o meno intenzionalmente, la coscia di Robben. A cui prova a chiedere scusa appena dopo aver commesso lo stupido fallo, quasi come fosse un cliente che, da solo in un negozio e con le telecamere puntate tutte su di lui, ruba un prodotto e pensa: "ora con calma saluto, ed esco senza dare nell'occhio. Magari non se ne accorgono....."
Magari l'arbitro giapponese Nishimura non se ne fosse accorto...purtroppo per Melo se n'è accorto e l'ha mandato via. E purtroppo per il Brasile il ct Carlos Dunga non ha mai realizzato che Melo ha un rapporto tra vaccate e buone giocate che è di dieci a una.
L'Olanda intanto con Wesley Sneijder (finto protagonista in quanto autore dell'assist a Felipe Melo, e di un colpo di testa a porta vuota) aveva segnato anche il secondo gol, sugli sviluppi di un calcio d'angolo sterzato da una spizzata di Dirk Kuyt, che ha colto lo stesso Sneijder non granché marcato dai lunghi difensori brasiliani.
Dopo poco altro. Rincorsa disperata dei verdeoro, strattonati dalla stanchezza e svagati dalla piega imponderabile presa dalla partita, e gestione della palla tranquilla (forse troppo) da parte dei ragazzi di Bert van Marwijk.
Menzione speciale per Mark van Bommel. Il mediano olandese nel primo tempo non vede mai la palla. Però vede, e prende, spesso le gambe degli avversari. E non viene mai ammonito. In compenso simula che è un piacere. E non viene mai ammonito. Allora inizia anche a protestare e a lamentarsi come se fosse un adolescente viziato e maleducato. E non viene ammonito.
Si potrebbe dire che sia quasi un "eroe", se quel titolo non fosse ormai prerogativa esclusiva di un defunto stalliere mafioso di un noto presidente del consiglio!.....
L'Olanda, se possibile, ha fatto anche meno del Brasile. In termini di gioco sviluppato è stata abbastanza sterile. Poi però ha segnato due volte sugli sviluppi aerei di un calcio piazzato. Due azioni che nella categoria "ricordi indelebili di calcio spettacolo" (esiste, fidatevi, esiste..) avranno scarso rilievo, ma che nel calcio corrispondono all'unità di misura della vittoria sull'avversario. Quindi significano tutto.
Quella di oggi dell'Olanda è una vittoria per cui, più che di protagonisti, si può parlare di colpevoli. Ossia i brasiliani rei, più o meno sfortunati, delle leggerezze che hanno permesso i facili e casuali e inaspettati gol degli orange.
Ed eccoli i due colpevoli e il finto protagonista. In ordine di posizionamento dalle retrovie della foto, per il Brasile troviamo il sempreverde (vestito) portiere interista Jùlio César Soares Espìndola, e il semprerosso (cacciato) Felipe Melo Vicente de Carvalho.
Il primo è un reo sfortunato: praticamente inoperoso fino all'8' della ripresa, si ritrova di lì a poco a raccogliere una prima volta la palla in rete perché un suo compagno di squadra ha deciso di spodestarlo dalla carica di sovrano della sua zona, ignorando quella sorta di "ius primae noctis" che hanno i portieri sui palloni che volano in area di rigore e avendo anche il pessimo gusto di fargli subire ciò che gli olandesi non erano stati neanche capaci di sfiorare per quasi un'ora.
Questo suo compagno di squadra, appena evocato, è appunto lo juventino Felipe Melo. Un po' meno sfortunato, rispetto al suo portiere, semplicemente perché fa una cosa che non avrebbe dovuto fare: anticiparlo. Ed anche perché corona danno e beffa coordinandosi male e buttando la palla nella propria porta. Dello stesso Melo bisogna naturalmente ricordare un discreto primo tempo, suggellato dallo splendido passaggio che, partito esattamente dal cerchio del centrocampo, ha sorpreso la difesa olandese (in particolare il centrale dell'Everton John Heitinga, distratto poiché alla ricerca dei 2 euro persi prima dell'inizio della gara in quella zona del campo..), permettendo a un Robinho smarcato di siglare, tutto solo davanti a Maarten Stekelenburg, il gol del momentaneo e meritato vantaggio brasiliano. Ma dello stesso Melo bisogna pure menzionare il completamento della summa di cazzate che si possono commettere in un Mondiale: e dopo l'autogol, ecco quindi l'espulsione per aver pestato, più o meno intenzionalmente, la coscia di Robben. A cui prova a chiedere scusa appena dopo aver commesso lo stupido fallo, quasi come fosse un cliente che, da solo in un negozio e con le telecamere puntate tutte su di lui, ruba un prodotto e pensa: "ora con calma saluto, ed esco senza dare nell'occhio. Magari non se ne accorgono....."
Magari l'arbitro giapponese Nishimura non se ne fosse accorto...purtroppo per Melo se n'è accorto e l'ha mandato via. E purtroppo per il Brasile il ct Carlos Dunga non ha mai realizzato che Melo ha un rapporto tra vaccate e buone giocate che è di dieci a una.
L'Olanda intanto con Wesley Sneijder (finto protagonista in quanto autore dell'assist a Felipe Melo, e di un colpo di testa a porta vuota) aveva segnato anche il secondo gol, sugli sviluppi di un calcio d'angolo sterzato da una spizzata di Dirk Kuyt, che ha colto lo stesso Sneijder non granché marcato dai lunghi difensori brasiliani.
Dopo poco altro. Rincorsa disperata dei verdeoro, strattonati dalla stanchezza e svagati dalla piega imponderabile presa dalla partita, e gestione della palla tranquilla (forse troppo) da parte dei ragazzi di Bert van Marwijk.
Menzione speciale per Mark van Bommel. Il mediano olandese nel primo tempo non vede mai la palla. Però vede, e prende, spesso le gambe degli avversari. E non viene mai ammonito. In compenso simula che è un piacere. E non viene mai ammonito. Allora inizia anche a protestare e a lamentarsi come se fosse un adolescente viziato e maleducato. E non viene ammonito.
Si potrebbe dire che sia quasi un "eroe", se quel titolo non fosse ormai prerogativa esclusiva di un defunto stalliere mafioso di un noto presidente del consiglio!.....
Iscriviti a:
Post (Atom)

