E' il Mondiale delle prime volte.
E' la prima volta che vedo tutte le partite a Roma.
E' la prima volta che guardo una semifinale defilato sulla destra rispetto allo schermo tv.
E' la prima volta che una paraguaiana si fa fotografare con un cellulare depositato in mezzo al décolleté.
E' la prima volta che la Germania perde una semifinale il giorno in cui dei terremotati vengono ostacolati (e alcuni anche manganellati) dalle forze dell'ordine nel tentativo di esercitare il loro sacrosanto diritto di protesta contro le promesse politiche disattese.
E' la prima volta che la Spagna vince con un gol di un giocatore che contemporaneamente è: capitano, difensore centrale, catalano, capitano del Barcellona, sotto il metro e 80, e tutt'altro che bello...
No, dico ai cari giornalisti Rai, vogliamo continuare a seminare il campo dei commenti di puttanate simili, o ci limitiamo a ricordare solo le statistiche più importanti, ossia quelle che andranno a incidere sull'albo d'oro, per esempio!? E allora diciamo che la Spagna, così come l'Olanda, si accinge a disputare per la prima volta una finale Mondiale. E con pieno merito. Punto. Stop.
Merito che va equamente diviso tra la Spagna, come squadra in sé, e la testa di Carles Puyol, come parte del corpo in sé. Si perché è con una prepotente capocciata, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, che il 32enne capitano della nazionale e del Barca segna il gol che vale vittoria, finale mondiale e un nuovo capitolo nella storia del calcio iberico.
Il gol, arrivato a metà del secondo tempo, spezza definitivamente le speranze di gloria di una Germania frustrata dall'aver acquisito, nei minuti fin lì giocati, la reale consapevolezza della netta superiorità degli uomini di Vicente del Bosque. Solo abbozzata nei discorsi delle ore precedenti alla gara, essa emerge pian piano sin dai primi minuti di questa semifinale, dominata non dalla Spagna, bensì soprattutto dall'idea di calcio messa in atto dalla Spagna; che è poi quella del Barcellona, come pure appartengono al Barcellona gli artefici principali di questo splendido momento iberico.
E penso naturalmente a Xavier Hernàndez Creus, ossia Xavi, ossia attualmente "forse il giocatore più forte del mondo". Eh si, avete letto bene: "del mondo". Vi sembra esagerato? Non siete d'accordo? Sti cazzi!....Comunque il virgolettato non è mio, bensì di Serse Cosmi in veste di commentatore Rai (uno dei migliori del calderone, non foss'altro perché in questo calcio ci lavora, non ne parla per sentito dire come altri..), ed io sottoscrivo ogni sua parola. Mente della squadra, il piccolo centrocampista del Barcellona scandisce i ritmi del gioco con una tranquillità che ha del sublime. Pare sempre che ogni partita lui l'abbia già vista e memorizzata, e sia quindi pronto a riproporla per mezzo di quei piedi fantastici che si ritrova. Fare la cosa giusta nel modo più semplice possibile, far correre inutilmente gli avversari appresso alla palla, essere lì dove i compagni hanno bisogno di aiuto: questo è Xavi. Pochi centimetri, poca apparenza, tanto genio, tanta sostanza.
Dopo Xavi, escluso il già citato Puyol, non posso non mettere Andrés Iniesta, magari non nel periodo di maggior forma della sua carriera, ma sicuramente una costante spina nel fianco della difesa avversaria. L'uomo dalle mille azioni al minuto. Tanto che il buon capitano tedesco Philipp Lahm ha dovuto abbandonare ben presto i miraggi di escursioni offensive nella metà campo spagnola, costretto com'era a rintuzzare le infinite incursioni di Iniesta. E dall'altra parte del campo stesso destino per il giovane Jérome Boateng, chiuso sulla difensiva da quella scheggia impazzita che risponde al nome di Pedro (Pedrito) Rodrìguez Ledesma: altro canterano del Barca, 23 anni a luglio, ha i numeri del grande campione e può ricoprire tutti i ruoli d'attacco. Non a caso contro la Germania è stato scelto per sostituire lo spento Fernando Torres. Il futuro è suo.
Anche gli altri hanno giocato un'ottima gara, a iniziare da Sergio Ramos e finendo a Xabi Alonso, ma gli elementi citati precedentemente sono quelli che danno qualcosa in più alla nazionale di del Bosque, oltre naturalmente a David Villa (non a caso già acquistato dal Barca), il bomber che solo ieri sera ha vissuto una serata un po' sottotono, ma che rimane un fuoriclasse assoluto.
Il futuro però è anche della Germania. Purtroppo per loro hanno incontrato un avversario troppo più forte. Soprattutto tatticamente, ossia nel campo dove fin'ora il ct Joachim Loew s'era dimostrato insuperabile. E se crescerà anche l'esperienza internazionale di ragazzi come Sami Khedira, Mesut Ozil e Thomas Muller (la sua assenza è stata pesante), sicuramente anche la Germania potrà migliorare il suo sistema di gioco ed arrivare a giocarsela contro la Spagna molto più di quanto non abbia fatto stasera. Partiti senza la fiducia del grande pubblico, il bronzo per ora potrebbe bastare come consolazione.
Menzione speciale per Ivan Zazzaroni. Già a nominarlo vien fuori una sorta di riconoscimento involontario di cui non vorrei si facesse fregio, ma non potevo non evidenziare la sua interpretazione oscena dell'azione in cui Pedro, lanciato palla al piede verso la porta tedesca, non ha fornito un facile assist al meglio piazzato Fernando Torres, finendo col farsi recuperare dai difensori avversari e sciupando quindi un'enorme possibilità per raddoppiare.
Beh Zazza è riuscito a dire che il mancato passaggio di Pedro è sintomo della scarsa fiducia della squadra verso "El nino" Torres. Non è che Pedro, in quanto giovane attaccante alla sua prima esperienza mondiale, avesse solo voglia di veder iscritto il suo nome nel tabellino dei marcatori a futura memoria, in caso di vittoria storica del calcio spagnolo. No: è che non aveva fiducia in Torres!.....Ecco chi commenta il calcio alla Rai.....
