venerdì 2 luglio 2010

Ore 20,30: URUGUAY - GHANA 5 - 3 dcr

Son passati tre giorni, ma meglio tardi che mai..

Fattore L, come Luìs Suàrez, unico vero segno divino della gara. Spesso i giocatori pregano affinché si realizzi una punizione o un rigore. Ma se in questa gara un dio è intervenuto, ciò è accaduto solo nel movimento istintivo dell'attaccante uruguagio dell'Ajax, il quale, fermando il pallone con la mano, compie uno dei più naturali e solenni gesti di violenza ai danni del regolamento del calcio. Perché la sportività è importante, ma bisogna pur sopravvivere.
Fattore L, come legno. Quello della traversa su cui sbatte il rigore tirato dal Ghana all'ultimo istante dell'ultimo secondo regolamentare disponibile. Uno schiaffo che fa risvegliare l'Uruguay quasi svenuto, tramortito da un colpo inaspettato.
Fattore L, come lacrime. Copiose quelle versate da Asamoah Gyan a fine partita. Il rigore buttato sulla traversa equivale a una porta chiusa in faccia alla buona sorte. D'altronde serve pure che qualcuno se le prenda certe responsabilità. Ma la stima non lenisce il dolore sportivo, e l'attaccante ghanese a fine partita impazzisce letteralmente dall'angoscia di chi sa di aver sprecato un'occasione memorabile per passare alla storia. Ma ne sono sicuro, la sorte tornerà a bussare a casa Gyan.


Intanto una bella bussata alla palla l'ha data Luìs Alberto Suàrez, solito protagonista, seppur stavolta in maniera insolita, della banda di Oscar Washington Tabarez, che approda alle semifinali in barba a un pronostico iniziale logicamente molto meno favorevole. Ma, grazie a qualche presunto dio, nel calcio non esiste logica. Esiste il lavoro, certo. Sempre accompagnato però da una sana dose di imprevedibilità che rende gli episodi i veri padroni di tutto.
Ed ecco allora l'ultimo secondo dei supplementari, Suàrez che ferma con la mano il colpo di testa della giovane scommessa milanista Dominic Adiyiah. L'espulsione. Il rigore. La traversa di Asamoah Gyan. L'Uruguay sopravvissuto.
A questo pre-epilogo si era arrivati dopo una partita vibrante e combattuta. Tante occasioni da una parte e dall'altra, e due gol equamente divisi. Prima per il Ghana l'interista Sulley Muntari, che da trenta metri scaglia una botta sicuramente potente e ad effetto, che però il portiere sudamericano Fernando Muslera avrebbe potuto prendere se solo non si fosse mosso inutilmente in maniera orizzontale come un portiere del calcio balilla. Poi nel secondo tempo pareggia per l'Uruguay il bomber Diego Forlàn, che calcia direttamente in porta una punizione dal vertice sinistro dell'area di rigore, cogliendo impreparato l'estremo ghanese Richard Kingson che becca gol proprio sul suo palo. Ma quel palo devi coprirlo tu, caro Kingson, sennò cosa cazzo metti a fare la barriera per proteggere l'altro versante della porta!?...
A questo punto, gentili portieri della new generation, non la usate proprio più la barriera. Così chi calcia non ha riferimenti e voi vedete partire la palla in santa pace. Se poi chi tira ha un piedino pesante tipo Roberto Carlos, o il collega e connazionale ex genoano Branco (il quale, come ci ricorda wikipedia, ai Mondiali di Italia '90 mandò in ospedale per forte trauma cranico un giocatore scozzese che aveva provato a respingere con la testa un suo calcio di punizione..) , o il serbo Kolarov, allora ci si mette il casco e la corazza, e passa la paura!...
Poi i rigori, e l'esito che conosciamo. Aspettando che tornino il Ghana, Asamoah Gyan, e una giusta rivincita.

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