lunedì 14 giugno 2010

Ore 20,30: ITALIA - PARAGUAY 1 - 1

E' una questione di qualità. Quando lo cantava, nel 1985, Giovanni Lindo Ferretti non si riferiva evidentemente né al calcio né alla nazionale di Lippi. Ma la frase ci sta tutta in questo contesto, e allora me ne approprio deliberatamente.
Giocare bene o male, essere più o meno spettacolari, vincere e convincere, sono tutte questioni che lasciano il tempo che trovano. In Germania quattro anni fa abbiamo vinto soffrendo parecchio, e non per questo si è gioito di meno, anzi. Però il limite invalicabile oltre cui non dovrebbe spingersi una nazionale Campione del Mondo in carica è quello di non fare un tiro in porta con i suoi attaccanti per novanta minuti e più. Un'intera partita insomma. Contro il Paraguay. Una squadra ostile e temibile, a detta dell'espertissimo commentatore Rai Giuseppe Dossena, che come tutti sappiamo ha allenato il Ghana (prima che diventasse una squadra forte..), poi è stato vice di Cesare Maldini (ma senza che questi ne sapesse nulla..) proprio sulla panchina della nazionale sudamericana sopra citata, quindi ha guidato per una stagione l'Albania (condizione imposta dal nostro governo a fronte delle migliaia di albanesi sbarcati nell'ultimo trentennio sulle coste italiche..), e adesso invece allena....
Vabbè, a me il Paraguay è sembrata una squadraccia. E noi con una squadraccia abbiamo tirato in porta, escluso il gol di De Rossi, solo quattro volte, sempre con Montolivo.


Ha tirato fuori i coglioni e il talento anche con la maglia azzurra, finalmente, Riccardo Montolivo da Caravaggio. Ci serviva come il pane uno che si prendesse la responsabilità di impostare il gioco, tirare in porta, provare a creare superiorità numerica, cambiare il gioco in maniera non troppo prevedibile.
Ci serviva perché purtroppo, per noi e per Lippi, il calcio è fatto soprattutto di quella fase in cui porti la palla tra i piedi e tenti, regolamento alla mano, di gettarla nella porta avversaria.
Ci serviva perché questi tipo di giocatori, esclusi per evidenti limiti fisici e di età Totti e Del Piero, il nostro ct Marcello Lippi non li considera, perché sarebbero difficili da gestire (Balotelli, Cassano), oppure perché sono rimasti in cattivi rapporti con la Juve "moggiana" (vedi soprattutto Miccoli).
Ci serviva, uno come Montolivo, perché non si può far correre Iaquinta palla al piede e testa bassa, sperando che intanto una ditta (magari non appartenente alla "cricca" degli amici di Bertolaso) impianti sul campo un binario destinato a morire nella porta avversaria.
Ci serviva perché De Rossi non potrà sempre inventarsi attaccante.
Ci serviva perché non si può pensare di segnare solo su calci piazzati. E perché nel calcio serve chi sa dare i calci al pallone. Altrimenti non si chiamerebbe "calcio", ma triathlon, pugilato, corsa campestre...


La menzione speciale stavolta è per un avviso pubblico. Dlin-dlon: si avvisa la gentile clientela che c'è un Gilardino, parcheggiato in sosta vietata in mezzo al campo, che ostruisce il passaggio e il gioco. Il legittimo proprietario è pregato di spostarlo..

Ore 16: GIAPPONE - CAMERUN 1 - 0

Saggio fu De Andrè col suo "dal letame nascono i fior". E cosa può far pensare al letame, calcisticamente parlando, più di Giappone-Camerun!? Ve lo dico io: nulla.
La prima azione pericolosa della gara (pericolosa per chi dormiva e rischiava di essere svegliato..) arriva al minuto 38' con un tiro (primo tiro in porta della partita) del camerunense Eyong Enoh, facilmente parato dal portiere giapponese Kawashima. Dopo neanche un minuto Honda segnerà poi il gol vittoria per i nipponici, e lì praticamente terminerà la cronaca saliente del match, se si escludono un paio di ulteriori tentativi delle due contendenti.
Ma da un merdoso primo tempo, e da un leggermente meno merdoso secondo tempo, vien fuori un fiore, una storia di quelle che, se non ti commuovono, possono comunque farti riflettere sulla bella imprevedibilità della vita.


E infatti Stephane M'bia, terzino destro dei "leoni d'Africa", oltre ad essere il filo che tiene uniti i pochi episodi di rilievo di questa partita oscena, è anche un significante importante per interpretare il calcio come una manifestazione umana che supera il mero sforzo atletico, e si attesta invece su una dimensione più spirituale, come può essere il processo di crescita personale di ogni individuo.
Non sto vaneggiando. Per il difensore camerunense la gara è una continua sciagura tecnica. Lo vedo nelle piccole cose (passaggi sbagliati, interventi fuori tempo, sfide perse in velocità con i rivali giapponesi..), ed anche negli episodi più evidenti tipo il gol di Keisuke Honda, il quale raccoglie un cross che sorvola beatamente una marea di teste camerunensi, tra cui l'ultima è proprio quella del meglio piazzato M'bia.
Passa il primo tempo, passa il secondo, passano i minuti (che in questa partita sembrano anni)....e poi, così all'improvviso, al minuto 86', succede che il nostro Stephane, posizionato poco fuori l'area di rigore del Giappone, riceve involontariamente la palla sui piedi.
Allora si ricorda che di ciò che gli è capitato per tutta la partita, e pensa che a volte con uno strappo forte si possono cancellare tante cose brutte, e che in fondo tutti abbiamo una seconda possibilità. Quindi smette di riflettere, chiude gli occhi, e dà un calcio al pallone con tutte la forza che non aveva messo in campo fino a quel momento. Ne vien fuori un bolide che scalfisce l'attrito dell'aria e va a sbattere all'incrocio dei pali.
Stop. La palla ha preso i legni, ossia la voce che corrisponde a "niente" nella scala dei punteggi del calcio. Ma per noi quella palla è entrata, perché Stephane M'bia s'è riscattato. E il risultato ufficiale di Giappone-Camerun possono metterselo nel culo..

Menzione speciale per il gruppo di tifosi vestiti in divisa da college, e già intravisti in un altro paio di partite, che tentano il remake di "Sister Act II" sugli spalti sudafricani. Prima però chiamate Whoopy Goldberg..

Ore 13,30: OLANDA - DANIMARCA 2 -0

Ecco..allora...diciamo che...quando una squadra è più forte di un'altra, di solito vince....perché quella più forte...insomma...è più forte...ok, dico la verità: non l'ho vista la partita!
Perché uno avrebbe pure altre cose da fare. E le organizza in modo da non tralasciare nulla. E arriva a casa trafelato, sudato e rincoglionito. E cerca comunque di accendere il tanto caro pc alla ricerca di una fonte rinnovabile che possa permettere non dico la visione, ma quantomeno la deduzione di ciò che sta avvenendo in quello stesso istante nella terra che chiude il continente africano. E il pc però ha pure i suoi problemi, ha i suoi cazzi da risolvere, non gli si può sempre metter fretta, imporgli una strategia che serve a te tanto e a lui molto poco. Allora finisce che la partita non la guardi.
Non posso mica prendere a botte il computer e pregiudicare tutto il resto del Mondiale per Olanda-Danimarca!?
Sti cazzi Olanda-Danimarca. Partita tra l'altro non irresistibile (che culo!..), a quanto narrano i meglio informati.
Ora però serve una foto, la richiede la struttura del blog.

(foto Reuters)


Eccola. E' l'istantanea dello sdoppiamento di personalità di Simon Poulsen (a destra), un po' Simon e un po' Garfunkel. Mentre la testa, guida fondamentale della nostra esistenza, indica infatti a Poulsen la parte esatta verso cui rinviare la palla, il busto e la gamba sinistra deviano inopinatamente verso la porta danese. Il buon Daniel Agger (a sinistra), sentitosi colpito dalla sfera di cuoio, si volta, mostrandosi però poco interessato alla situazione di gioco che si fa critica. E' invece ben più concentrato sulla possibile macchia disegnata dal pallone sul bianco candido della sua bella maglia. Non fosse altro perché poco prima della gara aveva saputo che in tutti i negozi di detersivi del Sudafrica avevano terminato le scorte di "Omino Bianco". Capite la preoccupazione?! Beh vorrei vedere voi!..
Ma tant'è che la frittata ormai è fatta. L'Olanda ha segnato e si appresta a vincere la partita.
Grazie al nuovo trio: Simon & Garfunkel & Daniel..