martedì 29 giugno 2010

Ore 20,30: SPAGNA - PORTOGALLO 1 - 0

Il solito, grazie.
No, non è la frase detta da Adriano prima di consumare quella quotidiana cassa di birra nel suo bar brasiliano di fiducia.
E' piuttosto la registrazione del momento in cui la Spagna si leva dal torpore insospettabile (forse voluto) che tradisce in questo Mondiale, e decide di ordinare ciò che sa esserle sufficiente in quel momento per cambiare senso alla serata. E in questo momento ciò che basta alla Spagna è David Villa, il formidabile attaccante della comunità asturiana di Langreo, nonché (e qui mi permetto uno sbilanciamento quasi senza timore d'esser contraddetto..) futura macchina da gol in quantità industriali nel Barca di Pep Guardiola.


David Villa Sànchez, uno che vive per fare gol. Ciò potrebbe significare poco e nulla se si pensa che anche Iaquinta vive per fare gol. Però, a differenza di tanti altri millantati attaccanti, Villa i gol i li fa davvero. E anche a valanga, e anche belli. Quando prende la palla guarda sempre la porta. Poi, se proprio non ha altra scelta, depone assist sui compagni di squadra. Ma non prima di aver tentato di superare in dribbling almeno tutta la difesa avversaria. Ecco se gli si volesse trovare un neo forse è proprio nell'eccessiva driblomania. Che però è anche sinonimo di caparbietà.
E caparbio è il gol vittoria, a suggello di un'azione tutta palla a terra "made in Barca", portata avanti dal passaggio illuminante di Andrés Iniesta, rifinita dal sublime colpo di esterno-tacco del solito geniale Xavi (forse in leggero fuorigioco), e chiusa in rete da Villa dopo una prima conclusione ben ribattuta dall'ottimo portiere portoghese Edoardo dos Reis Carvalho.
Qui si desta la Spagna, aiutata molto anche dalla sostituzione, precedente al vantaggio, di Fernando Torres (ancora sottotono) con un altro attaccante pure uguale nel nome di battesimo: il ragazzone basco Fernando Llorente. Che si presenta subito con un bel colpo di testa, va di nuovo vicino al gol, e si fa notare in generale per un maggiore attivismo (non a caso è basco!....) rispetto al "Nino" del Liverpool.
Qui si sfalda il Portogallo di Carlos Queiroz che, non avendo una pezza di trama di gioco, aveva impostato la gara su un controllo militaresco della propria area, addossando soprattutto a Cristiano Ronaldo (non è un fuoriclasse che può trascinare da solo la squadra, credo sia ormai palese!..), e in parte anche ad Hugo Almeyda, la responsabilità di creare qualcosa che potesse minimamente assomigliare a un gol. Perché dobbiamo ricordare che senza quelli nel calcio non si va avanti. E infatti il Portogallo dov'è andato!?...
Della serie: bisogna saper vincere, non sempre si può perdere..


Menzione speciale per il difensore portoghese Ricardo Miguel Moreira da Costa. Non è bello giocare dopo aver scoperto che ti hanno rubato l'auto, lo capisco. Però quell'aria incazzosa, quella faccia imbruttita dalla rabbia e quel desiderio di farsi espellere sfogandosi sui calciatori spagnoli, non sono certo elementi che possono aver aiutato la tua squadra...dai su..

Ore 16: PARAGUAY - GIAPPONE 5 - 3 dcr

Mi rifiuto espressamente. Ha vinto il Paraguay. Ai rigori. Alla prossima.

lunedì 28 giugno 2010

Ore 20,30: BRASILE - CILE 3 - 0

C'era una volta il Brasile. Il Brasile con la palla sempre tra i piedi.
C'era una volta il Brasile che si difendeva giocando a fare il torello con gli avversari, giocando a non fargli prendere il pallone.
C'era una volta il Brasile odiato per la sua trama infinita di passaggi, meccanismo difficilmente scardinabile portato avanti da attori, sinceramente presuntuosi, che ostentavano la propria innata padronanza tecnica.
C'era una volta il Brazil sudamericano. tempi andati. Oggi abbiamo quello "europeo": un po' più noioso, raramente spettacolare e meno padrone del gioco, ma sempre letale e vincente. Anzi nel complesso, probabilmente, è il Brasile più forte degli ultimi 25 anni. Anche nel senso propriamente fisico dell'attributo.
E' il Brasile 2.0, quello che in vetrina mette anche i suoi difensori centrali.


Come Juan Silveira dos santos, meglio noto solo come Juan (sopra immortalato mentre tenta di imitare una famosa scena di "E.T. l'Extra-Terrestre"), pilastro della Roma da ormai tre stagioni e protagonista con Lucimar Ferreira da Silva, in arte Lùcio, di una tra le più forti difese centrali del globo calcistico.
Alto e longilineo, più elegante, simpatico e sportivo rispetto al compagno di reparto interista, Juan contro il Cile ha mostrato ulteriormente, qualora ve ne fosse il bisogno, la nuova faccia verdeoro. Quella che studia gli schemi su calcio piazzato perché ora ha anche giocatori con una struttura fisica imponente. Quella che non bada ai fronzoli, bensì allo stretto necessario. Quella che sblocca le partite con il gioco aereo e le addomestica poi con ripartenze veloci di stampo tutto italiano. E non a caso il ct Carlos Dunga nel campionato italiano vi ha trascorso sei lunghi anni.
Insomma calcio d'angolo, bel cross di Maicon, e potente colpo di testa di Juan che infila la palla all'incrocio dei pali. Uno a zero. Vi chiederete se si esauriscano con questo gol i meriti del difensore della Roma contro il Cile. Se lo chiedete, allora non avete visto la partita!...
Per il resto della gara, che vede il Cile subire anche il contraccolpo psicologico del raddoppio immediato di Luis Fabiano, il Brasile si trova comunque a dover contrastare gli attacchi, continui anche se poco concreti, dei ragazzi allenati dall'argentino Marcelo Bielsa. E qui Juan si erge a vero e proprio totem. Dove vorrebbe passare la palla c'è già prima lui, che estende le sue lunghe leve e il suo collo snodabile in qualsiasi direzione richieda la situazione di gioco. Semplicemente onnipresente.
Il Cile dal canto suo continua la sua partita generosa, scriteriatamente alla ricerca del gol, ed è quindi costretto a subire i contropiedi dei nuovi brasiliani "europei", magari non eccelsi tecnicamente come i loro predecessori in maglia verdeoro, ma dotati di corsa veloce e grande disponibilità a infilarsi negli spazi. Come ad esempio il terzino sinistro Michel Bastos, che in realtà nel Lyone gioca praticamente da ala, e il centrocampista offensivo Ramires Santos do Nascimiento, che potremmo definire "trequartista a cazzi suoi" visto che non ha la fantasia tipica di uno che gioca dietro le punte, ma spacca comunque la difesa avversaria con le sue incursioni letali. E così produce assist importanti come quello in occasione del 3 - 0 di Robinho.


Menzione speciale per l'arcinoto commentatore Rai Salvatore Bagni. Dicci quali droghe usi, dai!...Lo vogliamo sapere tutti com'è che ti escono quelle vocine strane!...Anch'io voglio imparare a commentare il pranzo cucinato da mia madre borbottando: "eh si...assolutamente...ehehe....no ma lei la fa sempre la pasta così...me la ricordo nel '96 a casa di nonna....e già a 22 anni se ne parlava bene....eh beh...si si...assolutamente!...

Ore 16: OLANDA - SLOVACCHIA 2 - 1

Funzionale ed elegante, modesta ma solida, l'Olanda di Bert van Marwijk si presenta come una monovolume senza troppe pretese, sempre più capace però di macinare senza affanno quei chilometri che la separano dalla finale di Johannesburg.
Certo è che fin ora ha percorso una sorta di autostrada con le corsie completamente sgombre e un clima ottimo per viaggiare, ma certi agi bisogna pure saperseli conquistare. Vero Capello?!....
Ora la strada comincia a farsi in salita, e si rischia soprattutto di dover lasciare l'autostrada per inserirsi su una meno agevole superstrada che porta al Brasile. O forse si presenterà davanti un nuovo tratto di autostrada, ma più impervio rispetto a questa tranquilla corsa sui sentieri della Slovacchia. In Cile infatti ci sono alture pericolose da affrontare. Staremo a vedere cosa verrà fuori dall'altro ottavo di finale. Intanto oggi l'Olanda ha fatto il minimo indispensabile, e tanto le va bene.


Ed è pure tornato Arjen Robben, titolare e decisivo. L'esterno del Bayern Monaco ha infatti sbloccato una gara che, lungi dall'essere in mano agli slovacchi, era comunque più equilibrata di quanto non si potesse pensare. D'altronde in questo Mondiale la nazionale arancione non ci ha ancora fatto vedere vere e proprie fasi di bel gioco. Ma anche questo non vuol dire nulla ai fini di una marcia che possa portare alla conquista di un trofeo che l'Olanda ha spesso onorato con molto bel gioco e poche vittorie.
Se poi a Robben, che già è forte di suo, permettono pure di fare sempre il solito movimento, senza ricordarsi di tutti i gol segnati dall'ex Chelsea e Real Madrid negli ultimi sedici anni della sua carriera, allora vincere diventa un po' più facile. Ma era pur sempre la Slovacchia, direte voi. Gli ha segnato persino l'Italia, addirittura due gol!...E' giusto. Di cosa cazzo mi sorprendo?!...
La partita è abbastanza monotona e di basso ritmo. Basti pensare che il momento più euforico è quello in cui scopro, grazie ad un'inquadratura inutile, che uno degli assistenti del ct olandese è nientemeno che il caro vecchio Frank De Boer!...
Nel secondo tempo cambia poco, se non il fatto che la Slovacchia riesce, in maniera parecchio casuale, a portarsi due volte davanti alla porta di Maarten Stekelenburg, prima col piccolo talento (piccolo di statura e d'età) Miroslav Stoch e poi con il gigante di legno Ròbert Vittek (sosia in versione minore del gigante ceco Jan Koller..), trovando però in entrambi i casi la pronta risposta del portiere olandese che presumibilmente s'era allenato nei giorni scorsi per imparare a parare nel dormiveglia..
Quindi il gol di Wesley Senijder a porta spalancata su servizio dell'attaccante tuttofare del Liverpool, Dirk Kuyt, a sua volta servito dal portiere slovacco Jàn Mucha, che esce a bere una birra dimenticandosi però di chiudere la porta...e soprattutto di prendere la palla. E alla fine l'inutile rigore segnato da Vittek a recupero scaduto, mentre qualche olandese era già in infradito pronto a fare la doccia.


Menzione speciale per Bert van Marwijk. L'allenatore olandese, col suo stile da elegante uomo di mezz'età, ha chiaramente lanciato la sfida al ct tedesco Loew. Si attendono sviluppi dalla prossima rifinitura che si terrà tra la sartoria e il guardaroba..

domenica 27 giugno 2010

Ore 20,30: ARGENTINA - MESSICO 3 - 1

Ma per caso c'è ancora qualche italiano rimasto nell'orbita di questo Mondiale e pronto a far danni?...
Pensavamo di aver dato tutto con Lippi e la sua nazionale di brutte speranze. Abbiamo poi riconosciuto l'indelebile macchia del non gioco all'italiana nell'Inghilterra di mr. Fab Capello (che rinominerei "Fab Four"), il quale è riuscito a spillare un rinnovo plurimilionario alla Football Association proprio poche settimane prima di una prematura eliminazione, tanto sospetta quanto meritata, agli ottavi di finale di un torneo che avrebbe dovuto e potuto vedere gli inglesi protagonisti. Quindi stasera, come se tutto ciò non fosse abbastanza, ci si è messa pure la coppia imperfetta Rosetti-Ayroldi, concedendo con una svista arbitrale macroscopica il primo gol argentino (in netto fuorigioco), a dare un'ulteriore apporto alla definitiva umiliazione delle italiche virtù sportive esportate in Sudafrica.


Succede che il vantaggio argentino lo segna Carlitos "Apache" Tevez (sopra in un'immagine esultante, ripreso di spalle per chi ha lo stomaco sensibile..) accompagnando facilmente in rete con la sua vivace testolina il pallonetto alzato da Messi per superare il portiere Oscar Perez, seduto col culo a terra.
Tutto molto poco bello, ma soprattutto irregolare. Perché Tevez è solo davanti alla porta messicana, oltre il portiere, oltre i due difensori che sono dietro il portiere a tentare di proteggere la porta vuota. Oltre l'infinito, e oltre. In fuorigioco, praticamente. Una chiamata non impossibile per Roberto Rosetti (che se lui è il miglior arbitro italiano mi verrebbe da pensare che gli altri sono degli asini drogati..) e il suo assistente Stefano Ayroldi, il cui operato disastroso vorrebbe portare la Fifa a revocare il titolo di "assistenti di linea" ai guardalinee, per sostituirlo con "passanti casualmente provvisti di bandierina"..
Avrete colto insomma l'entità del danno commesso da arbitro e collaboratore, i quali purtroppo caricano su di sé anche le colpe di Blatter e dell'International Board, che si ostinano a vietare l'utilizzo di apparecchiature esterne al terreno di gioco che possano davvero aiutare i direttori di gara. Magari non proprio una moviola totale, potrebbe bastare anche solo l'istant-replay per i casi più enigmatici.
Il Messico risente del gol subìto e si sfalda irrimediabilmente nonostante avesse iniziato la partita in maniera accorta e brillante contro il team di Maradona, il quale ha chiaramente deresponsabilizzato la squadra, chiedendole esclusivamente di coprire gli spazi per poi affidarsi in fase offensiva alla più assoluta libertà concessa a dei campioni che potrebbero ricavare un gol anche da uno starnuto.
Come fa appunto Tevez. E come fa "El pipita" Higuaìn in occasione del raddoppio, sfruttando un movimento disarticolato e stupido del difensore messicano Ricardo Osorio che gli lascia la palla e gli dice: "vai Gonzalo, vai e torna contento!..."
Quindi la doppietta personale di Tevez con un tiro potente e preciso che gonfia la rete e l'ego dello stesso Tevez che infatti, quando capisce di dover lasciare il posto a Juan Sebastian Veròn, mette un broncio che però non può far altro che renderlo più bello. E a metà ripresa il bellissimo gol, che sarà poi quello della bandiera per il Messico, siglato da Javier "El chicharito" Hernàndez, promettentissima stella del Manchester United.

Menzione speciale il maxi schermo del "Soccer city" di Johannesburg. Screditare immediatamente Rosetti, lì dall'alto, senza nessuna responsabilità o ipotesi di malafede, ma solo per necessità esistenziale, dev'essere stata una soddisfazione non da poco. Ennesima vittoria della macchina sull'uomo che ha deciso come e perché costruirla..

Ore 16: GERMANIA - INGHILTERRA 4 - 1

Chi di gol fantasma ferisce, di gol fantasma perisce. Potrebbe bastare questa dicitura a catalogare l'esito di una gara che comunque, tra le tante cose, ha detto anche e soprattutto che la Germania prosegue meritatamente il suo cammino mondiale, mentre la nazionale inglese va altrettanto meritatamente a fare le valigie per tornare a casa a contemplare la sua nobile regina.
Solo una piccola nota: qui di fantasmagorico non c'è stato proprio nulla. La palla calciata da Geoffrey Hurst quel 30 luglio del 1966 probabilmente non attraversò la linea di porta tedesca. Ma non si ebbero mai immagini condite da assoluta certezza, ed ecco perché si parla di "gol fantasma".
Oggi la palla di Lampard era dentro di quasi un metro. Zero dubbi, gol e basta. Se si parlasse di "gol fantasma" si chiamerebbe in causa una sorta di destino beffardo, una volontà della storia di riaffacciarsi ciclicamente sotto altre vesti che tradiscono però antiche sembianze. E si rischierebbe di evadere dal reale centro del discorso: le colpe dell'arbitro uruguagio Larryonda e del suo assistente Mauricio Espinosa, aggravate dalle falle del sistema di governo di questo sport, i cui dirigenti cercano il progresso solo quando si tratta della commerciabilità del prodotto calcio, e non in funzione di una sua maggiore limpidezza.
D'altronde gli errori e la moviola servono, altrimenti di cosa si parla..


Ecco allora il 24enne portiere tedesco Manuel Neuer che osserva, cadente, la palla mentre va a segnare quel gol che Lampard però non vedrà mai. Molti indovineranno che si tratta di gol già in diretta; qualcun altro se ne capaciterà solo col primo esemplare replay; anche gli spettatori dello stadio, grazie ad uno dei maxi-schermi, avranno subito modo di rendersi conto della pacchianeria dell'errore arbitrale. Lo sanno tutti insomma che si tratta di gol. Tutti meno che arbitro e guardalinee. Potrebbero rendersene conto anche loro e tornare quindi sui propri passi, ma non c'è tempo. The show must go on. "Sorry mr Lampard", firmato Blatter e company.
Attorno a tutto questo c'è una gran partita, con grandi emozioni, grandi giocate e grandi errori. Come quelli della difesa inglese che agevola la grande forza d'urto offensiva dei tedeschi.
A partire da David James, il bello e inutile, portiere che non sa o forse non vuole. Esce, non esce, c'è, non c'è, se tirano si sposta. Bravo spostati James, magari così la prendi con le treccine la palla..
E poi Matthew Upson, difensore del West Ham. Beh difensore è un parolone. Miroslav Klose, in occasione del primo gol tedesco, se lo trascina appresso come una prostituta farebbe con una borsetta. Poi segna Upson, ma non gliel'ha chiesto nessuno. Dovrebbe evitarli i gol lui.
Ed anche il resto non è da salvare: Ashley Cole sfiancato; John Terry sfibrato; Glen Johnson è un fattore nullo. Solo il trio di centrocampo Gerrard-Lampard-Barry tenta di fare qualcosa, anche se quest'ultimo si fa recuperare e sorpassare in maniera imbarazzante da Mesut Ozil in occasione del quarto gol tedesco. Poi neanche Rooney salva la faccia.
Insomma più che parlare di gol fantasma, parlerei di giocatori fantasma.


La Germania di contro è una gran bella squadra. Ma non è cosa nuova. Oggi tutti sugli scudi.
Il portiere Neuer, (tranne l'uscita a cazzo sul gol di Upson), l'attento centrale Arne Friedrich, la fiducia trasmessa da capitan Philipp Lahm, i quattro uomini del reparto avanzato (oggi su tutti il gioiellino del Bayern Monaco Thomas Muller), e in particolare Bastian Schweinsteiger, riadattato ultimamente con ottimi risultati da ala a centrocampista centrale.


Menzione speciale per Jerome Boateng. Possibile che in tutta la Germania non ci sia un mancino cristiano riformato decente in grado di fare il terzino sinistro meglio di sto figlio di ghanese, ex difensore centrale riconvertito terzino, che gioca solo col piede destro!?....

sabato 26 giugno 2010

Ore 20,30: USA - GHANA 1 - 2 dts

Tutto sommato è giusto così. A parte la famosa regola che chi vince ha sempre ragione (anche se questo non significa stare dalla parte del giusto), a parte che non ci si poteva presentare ai quarti di finale senza almeno una squadra del continente che per la prima volta ospita i Mondiali di calcio, a parte tutto questo mi sento di dire che è meglio veder andare avanti il Ghana piuttosto che gli States.
Perché hanno qualcosa da esprimere, voglia di mettersi in gioco, cattiveria, ostinazione, buone individualità, un gruppo apparentemente compatto e una certa freschezza atletica che li rende più prepotenti. Non che i calciatori Usa siano delle larve umane, anzi, ma non hanno mostrato quel piglio che ti fa capire che una squadra vuole assolutamente portare a casa una vittoria.


Se poi trovi davanti alla porta ghanese un uomo nel pieno di quelle che si usano chiamare "giornate di grazia", e vale a dire l'estremo difensore Richard Kingson (noto anche col nome turco di Faruk Gursoy), che para tutto ciò che gli passa davanti tranne il rigore di Landon Donovan, allora è anche inutile stare a parlare di meriti o di demeriti.
Anche se è obiettivamente il Ghana a mostrare qualcosa in più rispetto alla quadratura tattica statunitense, che tenta di essere sempre ordinata, ma risolve il suo gioco unicamente nei lampi di abilità tecnica del centrocampista del Fulham Clint Dempsey, autore dell'azione da cui scaturisce il rigore che porta la partita ai suplementari; del già citato Donovan; e del giovane gigante Jozy Altidore, attaccante negli ultimi mesi in prestito dal Villlareal all'Hull City, il quale, nonostante la notevole stazza fisica, mostra un'altrettanto sorprendente velocità d'esecuzione nelle sue giocate. A differenza di Iaquinta, aggiungerei..
Purtoppo però c'è anche la fase difensiva, e qui si ride (o si piange) abbastanza nel vedere il gol vittoria del Ghana, segnato da Asamoah Gyan, che scappa verso la porta completamente ignorato dai centrali del reparto arretrato americano, e in particolare dal capitano Carlos Bocanegra. Il difensore d'origine messicana, immerso nel suo ritardo esistenziale, arranca lentamente e inutilmente per fermare Gyan e, prima ancora che l'attaccante ghanese scocchi il suo tiro vincente, ha già gli occhi verso il cielo, pronto a incrociare lo sguardo di dio per fargli capire che lui, Bocanegra, lo sa che ha appena commesso una leggerezza quantomeno inopportuna.

Menzione speciale per Sulley Muntari. Il centrocampista, panchinaro nel Ghana ma spesso titolare quest'anno nell'Inter, avanza nel Mondiale in barba a quel calcio italiano che lo ospita con tanta ingiustificata riconoscenza, anche economica. Ecco uno dei motivi per cui il calcio nostrano è da rifondare.

Ore 16: URUGUAY - COREA DEL SUD 2 - 1

Quando il gioco si fa duro, i gol iniziano ad essere pesanti come la pioggia caduta oggi incessantemente sullo stadio di Port Elizabeth. E non serve farne tanti. Semplicemente uno in più degli avversari, al momento giusto, quando capita l'occasione, senza per forza sprecare energie attaccando inutilmente per novanta e passa minuti.
Ed ecco come l'Uruguay procede, a passo di formica, verso i gradini più alti di questo Mondiale. Senza strafare, forse con un po' di fortuna, ma con grande umiltà e disponibilità al sacrificio.
Se poi hai in squadra chi riesce a inventare gol dal nulla, allora tutto diventa meno complicato.


Il gol vittoria infatti è un'autentica prodezza di Luis Alberto Suàrez (ora a 3 gol nel torneo). Un destro ad effetto, quasi dal vertice sinistro dell'area di rigore, che si insacca dove il portiere sudcoreano non sarebbe mai potuto arrivare. Sia per la traiettoria superba del tiro, sia perché lo stesso portiere sudocoreano Jung Sung-Ryong è chiaramente una comparsa scelta dal ct Huh Jung-Moo per coprire un ruolo forse non molto praticato in Corea del Sud. E a conferma di ciò basti vedere il primo gol uruguagio, siglato dopo pochi minuti di gara sempre da Suàrez: cross basso di Diego Forlàn; Sung-Ryong si sdraia a terra; i compagni difensori credono l'abbia fatto per prendere la palla e allora si fermano (e sbagliano..); Sung-Ryong si dimentica che lavora per prendere la palla; Suàrez a porta vuota non fa lo schizzinoso e segna.
In mezzo alle due reti poco altro per l'Uruguay, se si escludono un gol facile sbagliato dal solito Suàrez con un colpo di testa che a tanti è parso più uno starnuto (ma se fosse già un attaccante completo a 23 anni non giocherebbe nel campionato olandese..), e un rigore assurdamente non concesso dall'arbitro tedesco Wolfgang Stark a Maxi Pereira per un fallo di mano di Lee Jung-Soo, evidente quasi quanto il conflitto di interessi di Berlusconi.
La nazionale asiatica esce fuori dal Mondiale senza aver comunque demeritato più di tanto, considerati soprattutto il secondo tempo di predominio assoluto del gioco e le buone individualità messe in campo, a iniziare dalla grande classe confermata dal capitano del team, nonché ala del Manchester United, Park Ji-Sung; passando per la veloce seconda punta, da due anni nel Monaco, Park Chu-Young (giocatore con quoziente intellettivo di 150, il triplo di Pepe per intenderci..), che oggi ha anche colpito un palo su punizione; e finendo con Lee Chung-Yong, centrocampista del Bolton e autore oggi del suo secondo (inutile) gol nella coppa.


Menzione speciale per Fernando Muslera. Il portiere uruguagio della Lazio è sempre più una certezza assoluta. La certezza che, se gli avversari prendono lo specchio della porta, nove volte su dieci è gol. E' un bravo ragazzo e un buon professionista, non lo metto in dubbio. Ma in futuro gettarsi a terra dopo che la palla è passata non gli servirà ad evitare gol. E poi, se non si sente sicuro, non uscisse proprio dai pali, così evita di restare piantato in posizioni dementi a fissare il cielo, le stelle e le teste di quelli gli buttano la palla in porta..

venerdì 25 giugno 2010

Sintesi Terza Giornata - Gruppo H

Terza giornata:
CILE - SPAGNA 1 - 2
SVIZZERA - HONDURAS 0 - 0
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Qualificate gruppo H:

SPAGNA (prima)

CILE (seconda)

La Spagna riesce nella mini-rimonta per ristabilire il suo primato nel girone ed evitare quindi il Brasile agli ottavi. La vittoria sul Cile comunque non condanna i sudamericani che riescono egualmente ad accedere al turno successivo, nonostante abbiano in porta Claudio Andres Bravo. Ne sentiremo parlare. Male.
La Svizzera, dopo il pareggio senza gol con l'Honduras che sancisce l'eliminazione di entrambe le squadre, ha dimostrato che la vittoria sulla Spagna è stata abbastanza episodica, per non dire casuale, per non dire che se rigiocano quella partita mille volte la perdono milleduecento volte.
I centramericani chiudono il girone con un punto, e con le smorfie e le gesta incomprensibilmente divertite di David Suazo. Vedere foto del dopo partita:

Sintesi Terza Giornata - Gruppo G

Terza giornata:
PORTOGALLO - BRASILE 0 - 0
COREA DEL NORD - COSTA D'AVORIO 0 - 3

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Qualificate gruppo G:

BRASILE (prima)

PORTOGALLO (seconda)

Partita penosa più partita scontata: passano le due squadre favorite. Dopo il pareggio a reti inviolate di oggi pomeriggio vince il girone il Brasile, prende il secondo posto il Portogallo, e perde il calcio.

giovedì 24 giugno 2010

Sintesi Terza Giornata - Gruppo E

Terza giornata:
DANIMARCA - GIAPPONE 1 - 3
CAMERUN - OLANDA 1 - 2
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Qualificate gruppo E:

OLANDA (prima)


GIAPPONE (seconda)

L'Olanda vince anche la terza gara e si candida a possibile outsider per la vittoria finale visto questo nuovo cinismo che mai aveva palesato nelle competizioni precedenti. La segue a ruota il Giappone, meritatamente dopo il successo rotondo sulla Danimarca. E come ha detto il commentatore sky Stefano Nava a proposito del marcatore del secondo gol giapponese, Yasuhito Endo: "Endo, un gerundio che fa sognare!"..... Mah..

Sintesi Terza Giornata - Gruppo F

Terza giornata:
SLOVACCHIA - ITALIA 3 - 2
PARAGUAY - NUOVA ZELANDA 0 - 0
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Qualificate gruppo F:

PARAGUAY (prima)

SLOVACCHIA (seconda)


Il calcio è una cosa strana. E' sia uno sport stupido dove vince semplicemente chi fa più gol, ma è anche, come probabilmente tutte le cose riguardanti l'attività di noi esseri umani, una manifestazione che può servire a rappresentare la realtà. La realtà di una regione piuttosto che di una città, la realtà di una certa attività economica piuttosto che di un'altra, la realtà di un determinato modo di intendere la vita. E parlando delle nazionali di calcio, si può arrivare a dire che esse rappresentino la realtà di un popolo. Di uno Stato.


Ecco, l'Italia è un paese in declino, che ha perso la sua identità, e dove la meritocrazia è stata definitivamente cancellata a favore del compromesso, del servilismo e dell'approssimazione.
Vi chiederete se tutto questo lo ricavo da una stupida partita di calcio persa con la Slovacchia, tra l'altro per un solo gol di scarto. No, naturalmente. O forse non solo. Ricavo tutto questo dall'immagine che viene fuori a forza dal nostro mondo del calcio, e che solo qualcuno volutamente cieco o involontariamente incapace non riuscirebbe a guardare.


Il nostro (ormai grazie a dio ex) ct Marcello "faccia di bronzo" Lippi ha giocato. Ha rescisso il suo contratto da eroe del Mondiale di Germania, lasciando la patata bollente a una federazione che s'è dovuta gettare su uno dei pochi nomi a quel momento disponibili (Donadoni), e riprendendosi a gran clamore un posto che già sapeva gli sarebbe tornato, con gli onori del caso, e senza oneri visto che la precedente gestione doveva servire appunto a creare un vuoto per segnare il passaggio dal "Lippi 1" al "Lippi-bis".
In tutto questo una nazionale mai costruita, un'idea di gioco mai studiata approfittando di  un gruppo di qualificazione poco più che mediocre, e un ricambio generazionale mai avvenuto perché avrebbe imposto gioco forza l'esclusione di alcuni pezzi eccellenti vittoriosi a Berlino, vedi gente come Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Iaquinta e altri, che poco o nulla hanno fatto in questi ultimi due anni per meritarsi d'essere in nazionale.


Discorsi triti e ritriti. La riconoscenza fuori dalla realtà non paga. Pagano il professionismo e la serietà. Paga amalgamare un gruppo e integrarlo con gente giovane, fresca e con la voglia di vincere qualcosa che non ha mai vinto. Paga la mentalità.
Ma come può interessare tutto ciò a un allenatore dichiarato dimissionario molto prima dell'inizio del Mondiale? Cosa interessa del futuro a un allenatore che sa che dovrà passare due anni a scansare complimenti per una coppa vinta con un culo che neanche lui sa da dove sia potuto arrivare? Chi cazzo glielo faceva fare a Lippi di trovare nuovi giovani promettenti da inserire su una piattaforma che Prandelli avrebbe potuto quindi trovare già avviata, e prendersene poi gli eventuali meriti?
Lippi il suo l'aveva fatto quattro anni fa, e sapendo che nessuno si sarebbe mai azzardato a pretendere un nuovo trionfo, viste le condizioni comiche del nostro calcio dove i "campioni d'Italia" hanno solo tre italiani potenzialmente convocabili, allora ha vissuto questo biennio come una vacanza. Andiamo e vediamo se ci va di culo... Tanto il primo turno lo passiamo sicuro, e poi ai quarti o agli ottavi possiamo uscire dicendo che abbiamo fatto il massimo con questo gruppo, che siamo stati sfortunati, che in Italia non ci sono campioni, che i posti esotici ci portano male, che in Sudafrica c'è l'altura troppo alta...e altre cazzate del genere.
Ma la sorte s'è ripresa ciò che aveva donato in Germania..


Insieme alla Slovacchia passa agli ottavi il Paraguay. E la Nuova Zelanda esce dal Mondiale imbattuta. Terza nel girone sopra l'Italia ultima. A ragione.
Perché un paese dove neanche nel calcio si costruisce il futuro partendo da quelli che si sono impegnati e  hanno dimostrato di essere capaci, è un paese immobile. Mentre sprofonda.

mercoledì 23 giugno 2010

Sintesi Terza Giornata - Gruppo D

Terza giornata:
AUSTRALIA - SERBIA 2 - 1
GHANA - GERMANIA 0 - 1
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Qualificate Gruppo D:

GERMANIA (prima)

GHANA (seconda)


Vabbè mi rompo il cazzo. Agli ottavi Germania-Inghilterra e Usa-Ghana. Da vedere.

Sintesi Terza Giornata - Gruppo C

Terza giornata:
USA - ALGERIA 1 - 0
SLOVENIA - INGHILTERRA 0 - 1
.        .        .

Qualificate Gruppo C:

USA (prima)


INGHILTERRA (seconda)

Traguardo minimo raggiunto per Capello e la sua Inghilterra. Non si fossero qualificati agli ottavi, davvero avrei usato tutti i miei risparmi per acquistare un biglietto d'aereo destinazione Londra, e andare a sputare dritto in faccia mister Fabio. Con quei giocatori non esiste che si facciano prove come quelle contro Usa e Algeria. Il buon vecchio Trapattoni sarebbe additato di "non gioco" dopo dieci minuti, Capello invece è definito "pragmatico". Ma vaffanculo!...
E anche in quest'ultima gara con la Slovenia, pur essendo notevolmente aumentato il numero delle azioni create, non è che l'Inghilterra abbia passeggiato sul velluto (che poi non ho mai capito perché sia tanto bello passeggiare sul velluto..mah..), ma almeno ha trovato quasi subito quel gol che le ha permesso di gestire la gara con una certa tranquillità, anche perché ci si rapportava a notizie favorevoli che parlavano di un momentaneo pareggio nell'altra gara del girone.
Il gol l'ha siglato Jermain Defoe, attaccante schierato da capello in attacco. So che sembra ironia la mia, ma se Rooney per gran parte della partita fa l'ala sinistra, e corre e si sfianca, arrivando davanti al portiere col fiatone come se avesse appena finito di sfuggire a un alano, e se il fin ora utilizzato Emile Heskey veniva concepito dall'italico mister come una sorta di souvenir da spostare dove faceva comodo...beh io non posso non dirlo.
Del resto è anche vero che l'Inghilterra, sarà per sfortuna o per scommesse pesanti su punteggi di misura, divora occasioni da gol che è una bellezza. Infatti uno come Alan Shearer, seppur quarantenne, io non l'avrei scartato così facilmente. Eh no...
Primi nel girone sono comunque gli Usa, con enorme sorpresa di tutti. La qualificazione tramite corsia preferenziale è stata sancita dalla vittoria di quest'oggi sull'Algeria, ottenuta al 92' con un gol del caparbio Landon Donovan, sempre più miglior marcatore di tutti i tempi della nazionale statunitense.
Ma per questo passaggio del turno il popolo americano non può proprio fare a meno di ringraziare uno dei grandi protagonisti meno osannati, uno di quelli che ha fatto qualcosa di concreto per favorire la squadra senza però ricevere i dovuti onori: il portiere dell'Inghilterra Robert Green..

martedì 22 giugno 2010

Sintesi Terza Giornata - Gruppo B

Terza giornata:
GRECIA - ARGENTINA 0 - 2
NIGERIA - COREA DEL SUD 2 - 2
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Qualificate Gruppo B:

ARGENTINA (prima)

COREA DEL SUD (seconda)

E venne il giorno. E venne il giorno che quasi tutti tornarono ad inchinarsi a Diego Armando Maradona. Non più calciatore, non più "pibe", ma ancora capace di trasformare in oro tutto ciò che ruoti attorno a una palla da calciare in rete.
La vittoria sulla Grecia sancisce i nove punti e il primo posto indiscusso per l'Argentina, che convince e fa paura pur senza dare spettacolo. A quello ci pensano i lampi di Messi e, appunto, Maradona. Con i suoi gesti, la sua mimica facciale, le sue parole, il suo vestito rubato a una prima comunione di inizio anni '90...ed anche con le sue scelte, discusse più di quanto non siano normalmente criticabili le scelte di un ct.
Come la scelta di dar fiducia a Demichelis, che lo ripaga con un gol dopo l'ennesima prova orrenda, e a Martin "el loco" Palermo, il quale, nei pochi minuti disputati al posto del deludente Diego Milito, riesce persino a trovare la via del gol, cosa peraltro non ancora riuscita a molti altri attaccanti sulla carta molto più quotati rispetto al centravanti del Boca Juniors (miglior cannoniere della storia del club con 222 gol). Questi, riconvocato nel 2009 da Maradona dopo nove anni di assenza dalla nazionale, è stato proprio uno dei principali motivi di critica al ct, come se non fossero tutti i selezionatori ad avere delle fisse, dei giocatori chiave su cui ritengono di poter fare sempre affidamento.
Intanto Palermo, nove minuti dopo il suo esordio mondiale, vi segna anche il suo primo gol. Roba da numeri nove. Roba da bomber.
E in Italia siamo ancora costretti a sorbirci certi commentatori idioti della Rai che parlano dell'attaccante argentino come della mascotte del gruppo.. Certo, Palermo è in là con gli anni e non è la prima scelta di Maradona. Ma i gol "El loco" li ha sempre fatti (altri 10 nell'ultimo torneo di "Apertura"), è un pezzo di storia del Boca, con cui ha vinto praticamente tutto, e giocando in Argentina a differenza di molti suoi compagni sente maggiormente la responsabilità del paese che rappresenta. Le motivazioni contano, e Maradona, che sarà poco esperto di tattica ma non stupido, lo sa.
I nostri commentatori di calcio evidentemente no. Le "mascotte" al Mondiale sono quelli come Fabio Cannavaro, non Martin Palermo..


L'altra qualificata è la Corea del Sud, che nell'ultima gara pareggia contro la truppa di masochisti nigeriani inviata a questa Coppa del Mondo.

Sintesi Terza Giornata - Gruppo A

Ehi, non vi aspettavate mica che mi sarei impegnato anima e corpo a fare un resoconto, seppur a cazzo, anche di  tutte le partite della terza giornata di questo turno preliminare del Mondiale!? Ma per chi mi avete preso? Mica ho il tempo di commentare quattro partite in un giorno, la maggior parte delle quali dall'esito scontato quasi come un film di Steven Seagal..
Guardate che ho anche altro da fare. Ho degli impegni. Non posso stare mica tutte il giorno a sparare boiate. Non sono mica Bossi!..
Per questo tutte le gare dell'ultima giornata saranno raccolte in brevi sintesi che indicheranno quindi anche le sentenze definitive emesse da ogni girone. In pratica chi va a casa e chi va avanti.

Terza giornata:
FRANCIA - SUDAFRICA 1 - 2
MESSICO - URUGUAY 0 - 1

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Qualificate Gruppo A:

URUGUAY (prima)

MESSICO (seconda)

Insomma il girone è finito come ci si aspettava, tranne che per la lieta notizia della gara vera che si è giocata tra Messico e Uruguay, a cui comunque sarebbe bastato un punto a testa per accedere matematicamente ai turni a eliminazione diretta. Sarà il caldo, sarà che vogliono restare in forma per l'estate che avanza, fatto sta che le due squadre hanno messo da parte ogni idea di torte, pasticcini, biscottoni e dolciumi vari.
Anche perché il primo posto nel girone, ed evitare così di beccarsi già l'Argentina agli ottavi, sono due bocconi niente male in vista della seconda fase del torneo, la più tosta, a cui ormai manca davvero poco.
L'Uruguay intanto si dimostra sempre più una squadra ostica, compatta, che non bada ai fronzoli, ma si difende con otto uomini e lascia alle tre mine vaganti dell'attacco - Forlan, Suarez e Cavani - la libertà di fare un po' il cazzo che gli pare, a patto che segnino. E dopo il gol contro il Messico di Luis Alberto Suarez, meno devastante sotto porta di quanto non potrebbe permettergli la sua velocità, ora all'appello manca solo il palermitano Cavani.
Insomma una squadra quadrata quest'Uruguay. Quadrata almeno quanto la faccia del suo allenatore Oscar Washington Tabarez. Di lui a Milanello hanno un bel ricordo, simile a quello che si può avere per una donna  delle pulizie che spegne le cicche di sigaretta sul muro e sputa a terra sul pavimento di casa ..

Le due eliminate sono, come prevedibile, Sudafrica e Francia. I bafana bafana hanno dato il massimo per quel che potevano, vincendo l'ultima gara e sperando sino all'ultimo che una sonora sconfitta del Messico potesse premiarli. Non è andata così, ma onore a loro che c'hanno provato.
La nazionale vice-campione del mondo in carica ha invece chiuso il suo dramma mondiale con i giusti tratti di oscenità. Pietosa sceneggiata finale per Raymond Domenech che si rifiuta di stringere la mano al ct dei padroni di casa, il brasiliano Carlos Alberto Parreira. Inoltre secondo alcune testimonianze l'allenatore francese, di ritorno verso la sede del ritiro, avrebbe prima preso a schiaffi una delle hostess, rea di avergli augurato "buon viaggio", e poi non contento avrebbe inveito duramente contro il facchino dell'albergo che, aprendo la porta all'ormai ex ct, si sarebbe rivolto a lui con un "prego, si accomodi" molto offensivo..

lunedì 21 giugno 2010

Ore 20,30: SPAGNA - HONDURAS 2 - 0

La Spagna c'è. Serena e convinta elimina la pratica per nulla proibitiva dell'Honduras, e si prepara a giocarsi il tutto per tutto (diciamo qualificazione ed eventuale primo posto) nello scontro diretto dell'ultima giornata con il Cile di Bielsa.
Meno convincenti della nazionale iberica son stati invece i commentatori Rai, che si son trovati quasi spiazzati a dover commentare una vittoria facile della Spagna ai danni di un avversario nettamente inferiore. Su tutti è emerso il piglio da risorgimentale di Sandro Mazzola, il quale in sintesi ha detto che la Nuova Zelanda è una squadra più fisica quindi più ostica da affrontare rispetto all'Honduras (dimenticando stranamente che nella nazionale centramericana ci sono tanti elementi che militano nei maggiori campionati europei..), e che quella del primo tempo con l'Honduras finalmente iniziava ad assomigliare alla Spagna che tutti conosciamo.
Tutti meno che Mazzola evidentemente, visto che l'unica differenza tra la partita con la Svizzera e il primo tempo con l'Honduras è stata il gol di Villa.

(foto Reuters)

Anzi, la differenza è stata proprio David Villa in carne e ossa e gol. L'attaccante asturiano (qui sopra a fine partita mentre prova a intortare la bella giornalista, nonché compagna di Iker Casillas, Sara Carbonero..) infatti, oltre a segnare un grandissimo gol, copisce una traversa, si muove come un indiavolato, segna un altro gol grazie a una deviazione honduregna e si prende anche la licenza di sbagliare un calcio di rigore procurato da Jesùs Navas.
E proprio la 25enne alla del Siviglia è stato uno degli uomini più attivi della gara, con le sue continue incursioni e i tanti tentativi di cross. Se solo capisse che il senso del dribbling non è quello di accelerare per andare alla fine sempre dalla stessa parte, ma bensì variare, fingere una direzione per sceglierne un'altra (appunto per questo si chiamano "finte"..), allora Jesùs Navas potrebbe essere davvero devastante.
Fernando Torres invece ha deluso abbastanza. Mentre gagliarda è stata anche la prova di Sergio Ramos, se non fosse per quel piccolo particolare che lui intende ogni partita come un prolungamento delle sue grandi doti tecniche e atletiche, che devono essere per forza messe in mostra in tutta la loro completezza. Insomma anche se gioca in difesa lui deve segnare, magari di testa, possibilmente in mezza rovesciata, l'importante è segnare altrimenti gli passa la voglia di giocare, prende il pallone e se ne va...
Infine un messaggio al ct dell'Honduras: secondo me David Suazo è morto. Controlli bene!...


Menzione speciale a una domanda: perché vogliono sfigurare Gerard Piqué? Dopo il calcio sulla tempia contro la Svizzera, una tacchettata sopra l'arcata dentaria da parte di un honduregno. Che vogliano fare tutti un torto a Ibrahimovic!?..........

Ore 16: CILE - SVIZZERA 1 - 0

Cile-Svizzera, ovvero quello che non si fa. O che non si dovrebbe fare.
Per carità, la partita è stata piacevole, le squadre giocano bene (più il Cile) e son piene di giovani talenti (più il Cile), ma troppe sono le cose da evidenziare negativamente in questa gara.
E se solo l'espulsione affrettata e inusitata di Behrami ha potuto condizionare effettivamente l'andamento della gara, non si possono comunque tralasciare altre piccole note per nulla marginali.
Partendo dalla fine, come suggerisce uno schema narrativo molto utilizzato.


E quasi a fine gara, infatti, che il giovane centravanti svizzero di origine curda Eren Derdiyok (che in questa foto pensa ai possibili castighi a cui lo sottoporrà il ct Ottmar Hitzfeld) spreca un'occasione grande quanto una cazzata di Roberto Castelli, tirando a lato una specie di rigore in movimento. Era davvero più facile segnare che sbagliare. Evidentemente a Derdiyok piacciono le cose difficili...ed è stato accontentato perché ora la qualificazione per la Svizzera si è fatta davvero complicata.
Un eventuale pareggio dell'attaccante elvetico del Bayer Leverkusen avrebbe comunque premiato ben oltre i propri meriti una Svizzera che ha praticamente sofferto per tutta la gara la velocità e le grandi abilità tecniche dei quattro elementi del reparto avanzato dei cileni, tra cui hanno brillato soprattutto i subentrati Mark Gonzalez (autore del gol) ed Esteban Paredes, oltre che quella scheggia impazzita di Alexis Sànchez. Il giovane attaccante (beh attaccante è una bestemmia, diciamo ala..) dell'Udinese deve soltanto calmarsi un attimo nell'eccesso di finte con cui condisce le sue giocate. Un po' perché il troppo funambolismo può deviare nella fumosità fine a se stessa (vedi il brasiliano Denilson..), e un po' perché rischia di rompersi le ginocchia..
Una superiorità, quella dei sudamericani, comunque agevolata dalla sciocca espulsione decisa dall'arbitro saudita Khalil Al Ghamdi ai danni dell'ex laziale Valon Behrami, reo di una gomitata che in realtà era più una difesa della palla a braccia un po' alte. Ma siamo a un Mondiale, e si dovrebbe espellere con meno frettolosità. O quantomeno usare la stessa immediatezza per non far arbitrare più il signor Al Ghamdi..
Da questa decisione segue infatti una partita piena di falli bastardi, entrate cattive ai limiti del regolamento (regolamento della Kick-boxing..), provocazioni, sceneggiate, litigi penosi e altro che francamente dà fastidio a chi vorrebbe guardare una sana partita di calcio.


Menzione speciale per il difensore svizzero Stéphane Grichting. La sua simulazione di un colpo al viso, mai ricevuto, è persino superiore a quella del cileno Arturo Vidal sulla sbracciata di Behrami. Per il resto si rende autore di una prova difensiva speciale. Ai livelli del miglior Marcio Santos, per intenderci...

Ore 13,30: PORTOGALLO - COREA DEL NORD 7 - 0

In tempi di vacche magrissime prendiamo questo risultato, gonfiato artificialmente quasi quanto Pamela Anderson (che forse sarà una vacca, ma di certo non magrissima), e accontentiamoci di aver visto una supremazia tecnica comunque netta della squadra più quotata. Almeno oggi..
Con questo non si vuol certo esultare della batosta rimediata dai nordcoreani, che anzi sorprendono sempre più per coraggio, dinamismo e gran varietà di soluzioni d'attacco (purtroppo mal finalizzate). E non si vuol neanche esaltare il team portoghese, che ha raccolto la maggior parte dei gol con l'avversario ormai allo sbando, e la cui reale forza dovrà essere giudicata dopo test più attendibili.
Serviva però una vittoria importante di una squadra importante. Per l'appeal del Mondiale, per vedere qualche bella giocata, e per non rischiare di avere ancora a che fare con i nomi incomprensibili, immemorizzabili e irriproducibili dei nordcoreani..

(PA photos)

In questa foto Tiago Cardoso Mendes, in arte Tiago, in arte uno per cui la Juve ha speso 13mln di euro ricevendo in cambio due stagioni e mezzo con zero gol fatti e soprattutto una sequela ignobile di prestazioni anonime, spezzate qua e là da poche speranzose e illusorie riprese di coscienza. Saranno stati gli schemi di mister Ranieri, sarà stato l'ambiente di Torino, saranno stati i troppi infortuni, sarà stata una diarrea...fatto sta che nella gara di oggi pomeriggio l'elegante centrocampista portoghese, ora in prestito all'Atletico Madrid, ha fatto sicuramente più di quanto non abbia fatto nei circa tre anni passati in Italia.
Infatti oltre ai due gol, più che altro disinteressate concessioni del portiere Ry Myong, oggi in versione acquaplaning visto che ha passato tutta la partita a tuffarsi divertito sull'erba bagnata senza pensare minimamente a prendere la palla, Tiago oggi s'è anche reso protagonista del geniale assist in profondità che ha permesso a Raul Meireles, tutto solo davanti a Ry Myong, di sbloccare alla mezzora una gara che avrebbe potuto pure mettersi diversamente per gli uomini di Queiroz.
Perché il ct portoghese per buona parte del primo tempo ha visto la sua squadra imbrigliata dall'aggressività dei nordcoreani, che non disdegnavano nemmeno di impegnare il portiere Eduardo Carvalho. E se non l'abbiamo visto asciugarsi il sudore è solo perché le gocce di pioggia hanno camuffato le gocce di preoccupazione.
Altri gol sono stati siglati da Simao Sabrosa, Liedson, Hugo Almeyda, Rui Costa, Fernando Couto, Joao Pinto, Eusebio e Abel Xavier..


Menzione speciale per Cristiano Ronaldo. Meno male che alla fine il gol l'ha fatto, sennò chi avrebbe sopportato le sue continue faccette stupite rivolte alla telecamera, come se volesse intendere una sorta di sfida con qualche entità divina contraria a veder iscritto il suo nome anche tra le statistiche ufficiali di questo Mondiale, dopo che ne son già pieni cartelloni pubblicitari o striscioni di tifose sugli spalti..