Perché hanno qualcosa da esprimere, voglia di mettersi in gioco, cattiveria, ostinazione, buone individualità, un gruppo apparentemente compatto e una certa freschezza atletica che li rende più prepotenti. Non che i calciatori Usa siano delle larve umane, anzi, ma non hanno mostrato quel piglio che ti fa capire che una squadra vuole assolutamente portare a casa una vittoria.
Se poi trovi davanti alla porta ghanese un uomo nel pieno di quelle che si usano chiamare "giornate di grazia", e vale a dire l'estremo difensore Richard Kingson (noto anche col nome turco di Faruk Gursoy), che para tutto ciò che gli passa davanti tranne il rigore di Landon Donovan, allora è anche inutile stare a parlare di meriti o di demeriti.
Anche se è obiettivamente il Ghana a mostrare qualcosa in più rispetto alla quadratura tattica statunitense, che tenta di essere sempre ordinata, ma risolve il suo gioco unicamente nei lampi di abilità tecnica del centrocampista del Fulham Clint Dempsey, autore dell'azione da cui scaturisce il rigore che porta la partita ai suplementari; del già citato Donovan; e del giovane gigante Jozy Altidore, attaccante negli ultimi mesi in prestito dal Villlareal all'Hull City, il quale, nonostante la notevole stazza fisica, mostra un'altrettanto sorprendente velocità d'esecuzione nelle sue giocate. A differenza di Iaquinta, aggiungerei..
Purtoppo però c'è anche la fase difensiva, e qui si ride (o si piange) abbastanza nel vedere il gol vittoria del Ghana, segnato da Asamoah Gyan, che scappa verso la porta completamente ignorato dai centrali del reparto arretrato americano, e in particolare dal capitano Carlos Bocanegra. Il difensore d'origine messicana, immerso nel suo ritardo esistenziale, arranca lentamente e inutilmente per fermare Gyan e, prima ancora che l'attaccante ghanese scocchi il suo tiro vincente, ha già gli occhi verso il cielo, pronto a incrociare lo sguardo di dio per fargli capire che lui, Bocanegra, lo sa che ha appena commesso una leggerezza quantomeno inopportuna.
Menzione speciale per Sulley Muntari. Il centrocampista, panchinaro nel Ghana ma spesso titolare quest'anno nell'Inter, avanza nel Mondiale in barba a quel calcio italiano che lo ospita con tanta ingiustificata riconoscenza, anche economica. Ecco uno dei motivi per cui il calcio nostrano è da rifondare.

