La prima azione pericolosa della gara (pericolosa per chi dormiva e rischiava di essere svegliato..) arriva al minuto 38' con un tiro (primo tiro in porta della partita) del camerunense Eyong Enoh, facilmente parato dal portiere giapponese Kawashima. Dopo neanche un minuto Honda segnerà poi il gol vittoria per i nipponici, e lì praticamente terminerà la cronaca saliente del match, se si escludono un paio di ulteriori tentativi delle due contendenti.
Ma da un merdoso primo tempo, e da un leggermente meno merdoso secondo tempo, vien fuori un fiore, una storia di quelle che, se non ti commuovono, possono comunque farti riflettere sulla bella imprevedibilità della vita.
E infatti Stephane M'bia, terzino destro dei "leoni d'Africa", oltre ad essere il filo che tiene uniti i pochi episodi di rilievo di questa partita oscena, è anche un significante importante per interpretare il calcio come una manifestazione umana che supera il mero sforzo atletico, e si attesta invece su una dimensione più spirituale, come può essere il processo di crescita personale di ogni individuo.
Non sto vaneggiando. Per il difensore camerunense la gara è una continua sciagura tecnica. Lo vedo nelle piccole cose (passaggi sbagliati, interventi fuori tempo, sfide perse in velocità con i rivali giapponesi..), ed anche negli episodi più evidenti tipo il gol di Keisuke Honda, il quale raccoglie un cross che sorvola beatamente una marea di teste camerunensi, tra cui l'ultima è proprio quella del meglio piazzato M'bia.
Passa il primo tempo, passa il secondo, passano i minuti (che in questa partita sembrano anni)....e poi, così all'improvviso, al minuto 86', succede che il nostro Stephane, posizionato poco fuori l'area di rigore del Giappone, riceve involontariamente la palla sui piedi.
Allora si ricorda che di ciò che gli è capitato per tutta la partita, e pensa che a volte con uno strappo forte si possono cancellare tante cose brutte, e che in fondo tutti abbiamo una seconda possibilità. Quindi smette di riflettere, chiude gli occhi, e dà un calcio al pallone con tutte la forza che non aveva messo in campo fino a quel momento. Ne vien fuori un bolide che scalfisce l'attrito dell'aria e va a sbattere all'incrocio dei pali.
Stop. La palla ha preso i legni, ossia la voce che corrisponde a "niente" nella scala dei punteggi del calcio. Ma per noi quella palla è entrata, perché Stephane M'bia s'è riscattato. E il risultato ufficiale di Giappone-Camerun possono metterselo nel culo..
Menzione speciale per il gruppo di tifosi vestiti in divisa da college, e già intravisti in un altro paio di partite, che tentano il remake di "Sister Act II" sugli spalti sudafricani. Prima però chiamate Whoopy Goldberg..

ahahahahahahahahahahah!M'bia, sei solo un PRIMATISTA...
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