Ohi papà, prendi i tuoi ricordi sulla "fatal Corea" e chiudili giù in cantina una volta per sempre. Cosa? Non abbiamo una cantina? Allora riponili, una volta e per sempre, su in soffitta. Come dici? In soffitta ora ci vive quella famiglia cinese che gestisce il ristorante all'angolo della strada?...Va be' papà, fai così: gettali nell'immondizia quei ricordi. Tanto da oggi sono superati.
Perché, come si aggiornano le statistiche e le vittorie e le immagini delle esultanze e i racconti dettagliati dei protagonisti di un grande successo, così si aggiornano pure le grandi sconfitte o i passi falsi più roboanti, e con essi i parametri di decadenza e i punti più infimi toccati dalla nostra nazionale nel barile del calcio mondiale.
Ecco papà, dove una volta c'era la Corea del Nord, ora c'è la Nuova Zelanda. Sperando che non sia "fatal" come allora, poiché in fondo ancora nulla è irrimediabilmente perduto, eccetto forse il primo posto nel girone. E un po' di dignità.
D'altronde il fondo è stato toccato. Quindi adesso, se non perdiamo troppo tempo a raschiarlo, non possiamo far altro che risalire..
E' sul fondo, prima e più di tutti, c'è finito capitan Fabio Cannavaro. L'uomo che, contro la Nuova Zelanda, ha passato più tempo a rialzarsi da terra, che non a correre per provare ad anticipare il diretto avversario (Shane Smeltz, non proprio un fuoriclasse). L'uomo che, da capitano dei campioni del mondo in carica (qualsiasi cosa questo voglia dire..), ha avuto la straordinaria intuizione di annunciare prima del Mondiale il suo accordo per la prossima stagione con l'Al Alhi di Dubai, campionato degli Emirati Arabi Uniti, non proprio il regno della competitività insomma.. Un'ottima scelta, quella di Cannavaro, soprattutto per il forte messaggio dato ai compagni: "Dai ragazzi! Io sono il vostro il capitano e sono un giocatore finito...dai che ce la possiamo fare!......."
L'Italia poi, oltre l'ex difensore della Juve, è sempre il solito spettacolo indecoroso, che farebbe gridare allo scandalo se in questo Mondiale il "non-gioco" non fosse stato ormai riconosciuto come norma inderogabile da tutte le nazionali, tranne pochissime eccezioni. L'Italia insomma è sempre il solito mix, magari un po' più aggiornato: Gilardino, Pepe, Pazzini, Di Natale e Iaquinta; 4-4-2 e 4-2-3-1; Marchisio senza ruolo; Criscito educato, ma senza senso; Zambrotta volenteroso, ma senza energie, etc..
In più Montolivo e De Rossi, gli unici che sanno più o meno cosa fare, e soprattutto che sanno cosa può fare un calciatore per aiutare la squadra in cui gioca: segnare o far segnare. E cosa c'è di meglio per provare a segnare che tirare la sfera verso la porta? Mi rispondo da solo: nulla. Certo bisogna saperci fare, ma se qualcuno gioca a centrocampo o in attacco nella nazionale italiana di calcio, io mi aspetto che in porta sappia calciare, e pure abbastanza decentemente.
Invece...invece la statistica dei nostri tiri contro la porta difesa dall'irriducibile estremo neozelandese Mark Paston, escluso il rigore di Iaquinta, ci racconta di cinque tiri da fuori area dei nostri centrocampisti, e soltanto un tentativo di un nostro attaccante (Di Natale, ma non ditelo a Lippi..) dall'interno dell'area di rigore.
Lippi dice che in Italia non ha lasciato alcun fuoriclasse. Infatti, ma per questa nazionale sarebbe bastato solo qualche buon giocatore..
Menzione speciale per Mauro German Camoranesi. A fine gara si toglie la maglia e ci mostra la sua bella pancetta. D'altronde i giocatori di peso sono fondamentali da recuperare per un Mondiale..

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Dite dite....